Dalla spesa alle caratteristiche delle famiglie

Pare esserci una ripresa dei consumi, ma restano forti le disuguaglianze: i più ricchi consumano cinque volte di più delle famiglie più povere.

Osservare gli acquisti delle famiglie italiane ci può offrire indicazioni almeno su due questioni: gli stili di vita che si adottano, attraverso le scelte di consumo, e le disuguaglianze, che emergono tra le famiglie.

Nel primo caso la rilevazione Istat “Le spese per consumi delle famiglie italiane” annuncia un aumento complessivo dei budget impiegati dai nuclei familiari, tanto che rispetto all’anno precedente sono cresciuti dell’1%, ora la spesa mensile media è di 2 524 €. Un dato che mostra una ripresa, anche se lenta, dopo la crisi. Gli aumenti sono concentrati su due voci: innanzitutto torna a crescere dopo un periodo di riduzione la spesa alimentare (447€ al mese).

Nota il rapporto che l’andamento sembra confermare una crescente attenzione a una corretta alimentazione: gli italiani quando ne hanno le possibilità tendono a variare il proprio menu, oltre a carne e pasta, aumenta il consumo di pesce, frutta e verdura. Rispetto all’anno precedente l’altra voce di spesa che si distingue sono i servizi ricettivi, la ristorazione (+11%), e poi la cultura, i servizi ricreativi e gli spettacoli (+4,1%). Sono indicazioni che ci dicono che in media le famiglie tornano un po’ a respirare dopo un periodo duro: si riesce ad andare in vacanza o a cena fuori ogni tanto, si dedica del tempo al cinema, al teatro o ai libri, ma anche al gioco.

La seconda questione che emerge dal report dell’Istat ci mostra il persistente divario delle possibilità che esiste tra le diverse fasce di famiglie e ci indica ancora una volta, quali sono quelle più svantaggiate. Lo scenario è estremamente disuguale.

La divisione del campione, oggetto dell’indagine, in quintili – cioè in cinque parti uguali ognuna del 20% – permette di indicare le sproporzioni: si va dai più poveri (primo quintile) ai più ricchi (quinto quintile). Questi ultimi coprono da soli il 39,4% della spesa totale sostenuta da tutte le famiglie, mentre i primi non arrivano a toccare l’8%. Per essere chiari i più ricchi consumano cinque volte di più delle famiglie più povere, ma lo squilibrio è evidente anche considerando che consumano quasi quattro volte di più del 20% delle famiglie del secondo quintile, e più del doppio delle famiglie del terzo quintile. Quando poi la rilevazione individua quali sono i nuclei familiari più vulnerabili, le caratteristiche sono le solite: le coppie di immigrati, quelle con due o più figli e le famiglie che vivono nel Mezzogiorno del Paese.

Purtroppo anche se nel complesso sembra esserci una ripresa nei consumi, i benefici maggiori sembrano essere colti dai nuclei familiari più agiati.

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