Parrocchie

Sotto il Gran Sasso “alla ricerca della felicità” con il 10° campo estivo del post cresima di San Francesco Nuovo

Quest'anno, quasi a sigillare il significativo traguardo del decennale, la presenza del vescovo Domenico, il quale ha presenziato alla liturgia penitenziale che, come ogni anno, apre il campo estivo del post cresima.

Circa quaranta ragazzi fra i 13 ed i 18 anni hanno partecipato, da mercoledì scorso sino a domenica 29, al decimo campo estivo del post cresima della parrocchia di San Francesco Nuovo di Rieti. Un percorso, quello che dura sei anni e segue il sacramento della Confermazione, ispirato da Kiko Arguello – fondatore del cammino Neocatecumenale – in grado di cogliere anni orsono la sempre più pressante necessità che la Chiesa accompagni i ragazzi nella complicata ed affascinante età dell’adolescenza, piena di insidie e di rischi.

Ad un tempo culmine e punto di partenza di questo itinerario è il campo estivo: quattro giorni vissuti fuori dalla città, a contatto con la natura, con gli altri ragazzi, con i giochi e, soprattutto, con la Parola di Dio. Quest’anno, quasi a sigillare il significativo traguardo del decennale (il primo campo si svolse a Scai nel 2009) la presenza del vescovo Domenico, il quale ha presenziato alla liturgia penitenziale che, come ogni anno, apre il campo estivo del post cresima.

Insieme al parroco Don Giovanni Franchi, al vice parroco don Lucian Petrea Petrescu e al sacerdote congolese don Giosafat (ospite della Casa del Buon Pastore), il nostro vescovo ha voluto far sentire il suo sostegno ai ragazzi della parrocchia di piazza Tevere, aiutandoli nel corso della sua omelia con esempi concreti e significativi – come nel suo stile – nel c.d. “esame di coscienza”.

Tre gli esempi: “voi giovani siete chiamati a scegliere fra “ostilità” ed “ospitalità”; fra “isolamento” ( e qui ha citato gli “hikikomori” i ragazzi giapponesi che vivono isolati in casa, appiccicati al p.c.; n.d.r.) e “solitudine” (quello stato, ha detto, in cui si impara a stare da soli, a “dare del tu alla propria anima”) ed, infine, fra “illusione” (quella, cioè, di poter tenere “Dio in tasca” perchè faccia ciò che noi vogliamo) e preghiera”.

Il campo, che aveva come tema “la ricerca della felicità”, ha ospitato proprio il primo giorno il dott. Vito Grazioli – fondatore dell’A.N.C.D.A. (Associazione Nazionale contro il Disagio e le Dipendenze) – ed i suoi ragazzi, chiamati a dare le loro testimonianze sul tema sempre più attuale e drammatico della ludopatia. Proprio con Grazioli (che a Fiuggi ha realizzato il “Villaggio dell’Ottavo giorno” dove ospita tante persone che cadono nelle dipendenze) prima dell’incontro si è intrattenuto il vescovo, con l’intento non troppo remoto di portare la sua esperienza anche nella nostra diocesi.

Nel corso del campo, caratterizzato da tanti giochi e da momenti importanti di preghiera e riflessione (con spunti quali “la strada della felicità”, indicata nelle Beatitudini e “la felicità è servizio”) si è affrontato anche il delicatissimo tema del c.d. “fine vita”: dopo una breve introduzione “tecnica” del dott. Tommaso Cosentini sul tema, ha portato la sua testimonianza Paola Mariangeli, mamma di un bimbo colto da una male incurabile ed accompagnato all’incontro con il Padre.

Dopo l’Eucarestia e la premiazione delle squadre vincitrici del torneo di giochi, i ragazzi ed i loro “padrini” e “madrine” (così vengono definite le coppie di sposi che li accompagnano nel percorso di post cresima) sono tornati in pullman in parrocchia dove, come oramai da tradizione, sono stati accolte dalle famiglie e da un bel rinfresco conviviale.

Appuntamento a settembre quando, dopo la Cresima, avrà inizio un nuovo anno.

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