«Signore, concedimi di ricominciare». Dal vescovo l’invito alla preghiera per ritrovare il valore della vita

La visione di un’umanità corrotta e autodistruttiva fa parte dei miti che stanno alle nostre spalle, o è ancora qualcosa che ci riguarda? Il brano tratto dalla Genesi sull’alleanza fra Dio e Noè, liberato dalle acque del diluvio, ha aperto nella riflessione condotta dal vescovo Domenico in occasione della prima domenica di Quaresima. E guardando alla cronaca delle ultime settimane, viene da dire che «in realtà, anche la nostra generazione non è messa poi così bene». Il riferimento, in particolare, è a quanto accaduto a Macerata, dove un uomo dalle simpatie fasciste ha sparato su chiunque passasse per strada, ritenendo di fare giustizia su un altro episodio di violenza, perpetrato su una ragazza tossicodipendente. Uno scenario che secondo il vescovo «la dice lunga sull’atmosfera corrotta del nostro tempo» e denuncia un clima rassegnato, disimpegnato, superficiale. «Abbiamo tutti sottovalutato – ha detto don Domenico – quanto la droga renda i giovani, e non solo, deboli e dipendenti». E insieme «non abbiamo compreso che l’accoglienza delle persone migranti è una cosa seria», che va condotta con «onestà e rigore», altrimenti si rischia di spingere i più disperati nelle maglie della malavita.

Un fallimento che dice di un’intera generazione incapace di «trasmettere ai più giovani quei valori che hanno consentito al nostro paese di uscire dall’odore acre della guerra e di crescere non solo dal punto di vista economico, ma anche culturale». Ad essersi interrotta, secondo il vescovo, è la capacità di trasmettere il valore della vita. Un disinteresse che accomuna il drogato, che «si droga sapendo che andrà a finire male», allo spacciatore, che si interessa dei propri guadagni e non della morte che li sostiene. Occorre allora ripartire dalla domanda «se la vita abbia o no un valore», perché nel deserto umano che ci troviamo ad abitare, è la risposta negativa a questa domanda la tentazione più terribile.

«Fortunatamente – ha aggiunto don Domenico – la pagina del Vangelo, nella sua, brevità ci offre uno spunto di speranza» Descrivendo Gesù nel deserto, l’evangelista Marco non entra nella dinamica delle diverse tentazioni, ma ci aiuta a capire come «da un lato la nostra vita sia sempre in procinto di fallire, ma dall’altro c’è sempre la possibilità che riprenda e ricominci». Il bivio per ciascuno consiste cioè nella scelta tra «rassegnarsi di fronte a ciò che è male» o «al contrario cercare di ricominciare a vivere diversamente».

Per questo, al Signore – che attraverso la pagina biblica di Noè si dimostra sempre unilateralmente disposto a concede all’umanità un’altra possibilità, sempre aperto alla possibilità della conversione – andrebbe rivolta costantemente una richiesta: «concedimi di ricominciare».

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