Scuola

Tra Sicilia e Giappone: tante le domande dei ragazzi della Sisti a Dacia Maraini

L’Istituto comprensivo Minervini-Sisti e la Libreria Moderna hanno organizzato un incontro tra i ragazzi ormai prossimi alla licenza media e gli scrittori Dacia Maraini ed Eugenio Murrali

Una firma non può mancare. Anzi due. Perché in questo caso il libro ha un autore e una scrittrice come oggetto. E tutte e due sono intervenuti a parlarne con il centinaio di tredicenni che Dacia Maraini forse finora l’avranno sentita vagamente nominare di straforo e sicuramente mai avevano sentito il nome di Eugenio Murrali.

Le firme di entrambi, per i ragazzetti delle classi terze della “Sisti”, sulle copie di Lontananze perdute. La Sicilia di Dacia Maraini che le prof di italiano hanno benevolmente “pungolato” a leggere. Due firme, per ragazzi e insegnanti, a ricordo di una mattinata che non ha avuto il sapore della classica conferenza di presentazione di un libro, oggettivamente poco digeribile da un pubblico di preadolescenti, quanto piuttosto di una chiacchierata amichevole con due persone di cultura che, lontani per età, si sono ritrovati uniti nella passione dell’uno per la scrittura (narrativa, drammatica, poetica) dell’altra.

L’iniziativa che l’Istituto comprensivo Minervini-Sisti, d’intesa con la Libreria Moderna, ha organizzato lunedì alla Sala dei Cordari ha permesso ai ragazzi ormai prossimi alla licenza media di sintonizzarsi su quel mondo di gusti, echi, sensazioni, luoghi, atmosfere cari agli scritti della Maraini che Murrali, sin da piccolo appassionato di letteratura e ben presto innamoratosi dell’opera della scrittrice siciliana, avviando con lei un sodalizio umano e professionale di cui ha voluto raccontare ai ragazzi l’origine, ha fatto riemergere nelle pagine del volume edito da Perrone.

Al tavolo di presidenza entrambi ricevono il saluto della dirigente scolastica dell’Istituto, Mara Galli, e appena rotto il ghiaccio il microfono passa ben presto agli alunni, con le domande preparate insieme in classe ma anche emerse sul momento in base alle suggestioni del libro che ripercorre le opere e la memoria dell’autrice. In particolare la Sicilia, la Palermo di Dacia e di Marianna Ucrìa, il personaggio dell’opera più celebre, e la sua Bagheria.

Nei botta e risposta che, con grande affabilità, vedono interloquire la Maraini e la Murrali coi ragazzi, ecco emergere i temi cari alla scrittrice, che spiega il suo intenso rapporto coi personaggi che ricalca l’intuizione di un altro grande siciliano: Dacia fa riferimento infatti allo spirito pirandelliano quando, rispondendo alla prima domanda sulla protagonista della sua Lunga vita di Marianna Ucria (che le aggiudicò il Campiello nel 1990), confida di sentire davvero i suoi personaggi “in cerca di autore”, che le chiedono di prendere vita. Da quando, nel palazzo di famiglia del nobile casato di cui era discendente sua madre, vide il dipinto che ritraeva Marianna con un foglietto in mano: lo strumento di comunicazione per lei che era sordomuta. E sentì che le chiedeva di dare vita alla sua storia. «Sempre così sento che avviene con i miei personaggi: essi bussano alla mia porta, entrano in casa, con loro prendo un caffè e biscotti, magari si fermano a cena da me…», continua a dire in modo confidenziale. E riferisce di aver avuto la massima soddisfazione quando del romanzo con protagonista una sordomuta parlò negli Usa alla Gallaudet University, speciale ateneo per chi è affetto da tale disabilità e «tutti pensavano che il romanzo fosse stato scritto da una persona sordomuta».

All’incontro presente anche una rappresentanza del Liceo classico “Varrone”: alcune ex studentesse della “Sisti” che, guidate dalla professoressa Anna Maria Magi, hanno partecipato all’iniziativa aiutando i compagni poco più piccoli a entrare nello spirito del libro, presentandone gli aspetti più salienti. Per loro gli apprezzamenti della Maraini, che le invita a saper coltivare l’arte della scrittura, senza cadere mai, dice all’unisono con Murrali, nel tranello di piccoli editori che chiedono di essere pagati loro per pubblicare: un’opera deve saper vivere e “produrre” da sé.

Si parla dell’amore per i luoghi, per quella Sicilia di Dacia che il libro di Murrali indaga così bene. Di quella terra oggi violentata da chi ne vorrebbe compromettere la bellezza e frenare lo sviluppo: racconta delle intimidazioni mafiose al regista Roberto Faenza, quando nel 1997 girò il film tratto dal suo libro e fu costretto a cambiare location allorché a Bagheria si presentarono gli scagnozzi del boss di turno a minacciare aggressioni al set se non fossero stati assunti nella troupe le persone a loro gradite; e invita i giovani a essere davvero l’elemento di cambiamento, riferendo della parte buona della società civile che in Sicilia non ci sta ed è pronta a denunciare, vigilare, lottare per la legalità e l’onestà. E racconta anche della sua infanzia in Giappone, dell’esempio dei genitori che, ai tempi della scellerata alleanza nipponica con Hitler e Mussolini, rifiutarono, «non perché politicizzati ma perché non potevano accettare il razzismo», l’imposizione agli italiani che vivevano nell’Impero del Sol levante a firmare l’adesione alla Repubblica di Salò, finendo così in campo di concentramento, dove vissero l’esperienza della privazione, della fame nera, delle malattie («da allora non riesco a buttare il cibo, neppure un grammo, perché non dimentico che cosa fosse la fame»).

E Murrali, giornalista trentatreenne che anni studia la sua opera, ha aiutato a coglierne particolari sottolineature con quella affabilità che caratterizza un rapporto di amicizia prima che di collaborazione professionale.

Piena soddisfazione della comunità scolastica della “Sisti” per la mattinata che ai ragazzi avrà lasciato quanto meno il messaggio che è la scrittura – e la lettura, ovviamente – in qualche modo rende migliore la vita.

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