La serata dei quarantenni di Cantalice: cibo e allegria ricordando parrocchia e scuola

Come abitudine consolidata in molte località della provincia, si riuniscono per un’allegra cena i “paesani” che compiono gli anni con cifra tonda. Non necessariamente coloro che risiedono ancora nel borgo nativo, ma anche quelli che per ragioni familiari o lavorative si sono allontanati, di certo non con il cuore.

Sabato 29 dicembre è stata la volta dei quarantenni di Cantalice, i quali hanno tenuto scaramanticamente ad aspettare il compleanno di Maria Antonietta, l’ultima ad essere entrata negli anta. Molti dei commensali sono da tempo fuori dal paese, eppure sembrava non essere trascorso neppure un giorno dalle recite scolastiche, dalle gite, dalle burle dei compagni più vivaci.

Dopo neppure un istante impiegato per rompere il ghiaccio formatosi da oltre vent’anni di lontananza, gli ex compagni di classe sono tornati con la memoria, il pensiero e lo stato d’animo ai tempi che furono, quelli dell’entusiasmo e dell’ingenuità dell’infanzia e dell’adolescenza. Un periodo ricordato come “puro”, legato a passatempi che facevano gruppo, come le cacce al tesoro lungo le vie del paese, e le interminabili partite di pallone in fangosi campetti improvvisati.

E poi la grande attesa per il 18 maggio, giorno del patrono San Felice, impresso nella memoria di tutti come un evento in cui il paese si tirava a lucido per prepararsi alla grande festa. Nei ricordi di tutti, le esuberanti scorribande del parroco don Gottardo Patacchiola, sempre presente e desideroso di tenere alta la bandiera della sua chiesa, nonché del paese di cui è anche nativo.

Un paese molto cambiato rispetto agli anni ‘80, per certi versi trasformato dal modo di vivere attuale, veloce e tecnologico e con poco spazio da dedicare alla creatività e le tradizioni paesane. Indelebili ricordi legati anche alle storiche maestre del paese, allora uniche per tutte le materie scolastiche, alle quali i genitori davano sempre e comunque ragione.

Un’occasione di ritrovo per raccontare e raccontarsi, confrontarsi e consigliarsi sulle rispettive situazioni lavorative e familiari, ed in alcuni casi riprendere i fili di rapporti interrotti o affievoliti da tempo e problematiche. Tra discorsi seri e goliardia, la serata di fine anno è servita a “riavvolgere i fili”, con una profonda riflessione su quanto oggi si sia poco sorridenti, e quanto bastasse un nulla per esserlo un tempo.

Soprannomi in dialetto verace invariati nel tempo – per i quali mai nessuno ha pensato di offendersi – e risate fino alle lacrime ripensando ai coloriti aneddoti adolescenziali. Come se il tempo non fosse mai trascorso.

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