Cultura

Senza cultura non si va da nessuna parte. Intenso l’incontro con Sgarbi al Museo Archeologico Cicolano

Al Museo Archeologico Cicolano, il critico d'arte Vittorio Sgarbi ha tenuto una lectio magistralis che ha spaziato dai temi dell’arte, della cronaca, dell’attualità per giungere all’argomento che da sempre gli sta più a cuore: la situazione culturale italiana

A Corvaro lo chiamano “Montariolo”. È l’enorme monumento funerario scoperto nel 1984 a seguito di scavi clandestini: un ritrovamento che ha determinato l’inizio delle ricerche archeologiche sistematiche nel territorio, condotte e sostenute economicamente dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio e da alcune Università straniere. I numerosi ed importanti rinvenimenti, preziosa testimonianza della cultura materiale dell’antico popolo degli Equicoli, motivarono dunque la costituzione del Museo Archeologico Cicolano, un vero gioiello della Valle del Salto.

Il critico Vittorio Sgarbi, giunto venerdì 1 novembre in visita al percorso museale, lo ha definito addirittura qualcosa di “miracoloso”, considerando il piccolo paese in cui sorge. «Tuttavia, i musei archeologici sono un po’ lontani dalla mia sensibilità, mi trovo più a mio agio tra i quadri o le opere d’arte fatte per i vivi che tra i reperti funerari. I musei archeologici mi sembrano ingannevoli, per metterli su occorre scendere nei luoghi in cui riposano i morti, la vivo quasi come una dissacrazione», ha detto il professore.

Occasione della visita anche il “ritorno a casa” di due splendidi capitelli romanici rubati dalla cripta della chiesa di San Giovanni Leopardis e ritrovati nella bottega di un artigiano umbro dal Nucleo dei Cra. Accolto dal sindaco di Borgorose Mariano Calisse, dalla direttrice del museo e dalla comunità e le istituzioni di Corvaro, il critico d’arte ha tenuto una lectio magistralis che ha spaziato dai temi dell’arte, della cronaca, dell’attualità per giungere all’argomento che da sempre gli sta più a cuore: la situazione culturale italiana. Una prospettiva poco rosea, secondo il professore, «considerando che il nostro è il Paese, di Dante, di Petrarca, di Boccaccio. E poi di Leonardo, di Michelangelo, di Raffaello: dovremmo tutelare questa memoria, farla risorgere, e invece la nostra classe politica non si occupa di cultura».

Secondo Vittorio Sgarbi il vero declino della nostra Nazione è iniziato quando la classe dirigente ha smesso di occuparsi prioritariamente di cultura, «quando si è perso il suo senso, la sua importanza, e quando ha smesso di essere rappresentata in Parlamento». Il professore non fa sconti, per tutte le coalizioni politiche. «Non si può fare politica senza cultura, le cose devono coincidere, andare di pari passo. Avete mai sentito le parole musica, arte, letteratura, uscire dalle bocche dei nostri rappresentanti? A volte non sanno neppure scrivere qualcosa di grammaticalmente corretto, e dire Che abbiamo avuto De Gasperi, Gramsci, Benedetto Croce: personaggi che erano politici ma anche intellettuali, e soprattutto avevano una loro idea, un’identità da portare fino in fondo». L’invito è a leggere, visitare musei, a invertire la rotta, a mettere in atto un vero e proprio “Risorgimento culturale”.

A fine pomeriggio, il professore si collega con una trasmissione televisiva, e poi spazio per le dediche sui libri, i selfie, le conversazioni. «Ma al Centro d’Italia c’è ancora quell’orribile monumento che sembra una forma di formaggio? Ma il sindaco non l’avete cambiato? Ci devo andare a parlare». Sgarbi chiacchiera amabilmente, sorride pacioso a tutti, chi lo conosce sa che di persona è ben lontano dal personaggio litigioso e bizzoso che appare nei salotti televisivi. Eppure, qualche moto di disappunto, a Corvaro sarebbe servito, e probabilmente sarebbe stato anche un utile monito per il futuro, per coloro – molti – che durante la lectio non hanno avuto la cura né di abbassare la suoneria del cellulare, né di smettere un secondo di messaggiare con tanto di tastiera sonora. Cari amici, il professore vi ha salvati, noi no. Capre.

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