Seminario

Seminario: gli ex alunni si ritrovano e guardano alla ristutturazione della sede storica di piazza Oberdan

Trentatresimo incontro per gli ex alunni del seminario. Il gruppo pensa a trasformarsi in associazione di volontariato e guarda con speranza ai lavori sull'edificio ormai prossimi a partire

Tradizione perfettamente rispettata, quella dell’annuale incontro primaverile degli ex alunni del Seminario di Rieti. Appuntamento il 25 aprile, giorno festivo libero da impegni liturgici così da permettere anche la presenza di quegli allievi che sono giunti al traguardo del sacerdozio. Non solo loro, ovviamente, ma anche i tanti altri che nel palazzo di piazza Oberdan hanno trascorso anni di studio e poi hanno preso altre strade, eppure al bagaglio formativo ricevuto nell’adolescenza con indimenticate guide spirituali ci tengono e non mancano agli annuali raduni.

Questo era il 33esimo anno per il raduno degli ex seminaristi: ritrovo a Campoloniano per un appuntamento assai impegnativo sia per il tema della riflessione proposto dagli organizzatori, dal titolo “Accoglienza, rispetto e diritti”, di grande attualità, sia per le prospettive di un cammino futuro.

Di prima mattina il vescovo Domenico Pompili è passato alla parrocchia San Giovanni Battista, luogo dell’incontro, a salutare i partecipanti, prima di proseguire ad Amatrice per incontrare la comunità della Diocesi di Montepulciano che, con il suo vescovo, in quel giorno era venuta a far visita e a portare il suo contributo per la rinascita del territorio. Al vescovo emerito di Viterbo Lorenzo Chiarinelli, anche lui ex alunno del Seminario reatino, ha affidato il compito di rappresentarlo.

Giuseppe Capitani, a nome degli organizzatori, ha esposto le motivazioni della riflessione scelta per la giornata, ricordando come l’accoglienza sia stata sempre onorata nelle Chiesa quale segno di fraternità e come al riguardo sia necessario anche il rispetto delle regole e dei diritti e degli spazi di ciascuno. Ha preso poi la parola don Lorenzo analizzando i vari aspetti del tema, ma soprattutto riportandolo alla sua radice interiore che interpella e chiama a responsabilità ogni cristiano. Partendo dalla constatazione della cultura autoreferenziale dell’oggi, tutta incentrata sull’io, ha ricordato l’insegnamento di Paolo nella sua prima Lettera ai Corinti a proposito della celebrazione eucaristica. Senza l’accoglienza reciproca, tra fratelli, non si attua il messaggio d’amore di Gesù e anche la celebrazione eucaristica perde il suo significato. Aspettatevi gli uni gli altri, ammonisce san Paolo. Altrimenti non solo io non vi lodo, ma voi vi condannate da voi stessi!

Monsignor Chiarinelli ha poi introdotto il discorso sul Seminario, sulla sua ristrutturazione e sul futuro del gruppo. Il Seminario di Rieti è un edificio storico, al lato ovest di piazza Oberdan. Ed è stato il primo Seminario secondo le disposizioni del Concilio di Trento (1545-1563). Allora il Palazzo apparteneva al Municipio di Rieti e, tornando dal Concilio poco prima della sua conclusione, il cardinale Amulio. vescovo di Rieti, lo chiese alle autorità comunali per costituirvi appunto il Seminario.

Don Lorenzo ha subito ricordato il legame affettivo di tutti a questo storico complesso e ha sottolineato come tra alcuni mesi il vescovo Domenico, che lo ha preso a cuore fattivamente, ne avvierà i lavori di ristrutturazione all’interno. I lavori di consolidamento della struttura, si sono infatti realizzati in diversi anni sotto l’episcopato di mons Lucarelli, in seguito al terremoto del 1997. Ora i lavori riprenderanno grazie al contributo della Cei e l’edificio sarà destinato a ospitare le opere caritative della diocesi.

Evidentemente sta a cuore a tutti, da monsignor Pompili ai sacerdoti, a tutti gli ex, all’intera comunità reatina, che non venga meno la “memoria del Seminario”. Del resto è innegabile come il problema delle vocazioni al sacerdozio sia oggi quanto mai attuale e urgente, mentre il numero di preti diminuisce e – non lo dimentichiamo – anche il gruppo degli ex alunni si va assottigliando. Di qui la proposta emersa nell’incontro: perché non pensare a trasformare l’aggregazione in un Gruppo o Associazione di volontari, composto da ex, ma aperto anche ad altri, che si facciano carico di questa “memoria” e si rendano disponibili a collaborare in questo ambito vocazionale? Il nome del Gruppo/Associazione potrebbe richiamarsi al reatino Mariano Vittori, un prete straordinario del XVI secolo (illustre canonico, fu vescovo di Amelia e Gregorio XIII lo avrebbe voluto trasferire alla cattedra episcopale della sua Rieti, ma morì prima di poterne prendere possesso), al quale è dedicato il largo dinanzi alla Cattedrale e al Vescovado. E una volta, poi, ristrutturato il palazzo di piazza Oberdan, si potrebbe chiedere al vescovo un angolino che funga da spazio di riferimento per incontri, iniziative, animazione in ordine al tema vocazionale in diocesi.

Don Lorenzo ha concluso invitando i presenti a riflettere sulla proposta, a maturare il progetto: il tempo utile c’è e organizzarsi non è difficile. I presenti hanno reagito subito con gioia ed hanno offerto la disponibilità a portare avanti l’iniziativa.

La celebrazione eucaristica ha poi raccolto tutti intorno all’altare in un intenso momento di comunione, di fraternità, di preghiera, facendo memoria anche degli amici (sacerdoti e laici) che sono entrati nell’eternità di Dio. Veramente eccellenti anche suono e canti del tempo pasquale. Quindi, un bel momento di convivialità per concludere felicemente il 33esimo raduno in cordiale amicizia.

Scheda su Mariano Vittori a cura di mons Lorenzo Chiarinelli


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