«Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua»

Il messaggio del 14 febbraio 2001 che il Papa indirizzò ai giovani in vista della GMG diocesana, si apre con una suggestiva immagine nella quale emerge il grande affetto che san Giovanni Paolo II aveva per i giovani: «conservo negli occhi e nel cuore l’immagine suggestiva della grande “Porta” sul prato di Tor Vergata, a Roma. La sera del 19 agosto dello scorso anno, all’inizio della veglia della XV Giornata Mondiale della Gioventù, mano nella mano con cinque giovani dei cinque continenti, ho varcato quella soglia sotto lo sguardo del Cristo crocifisso e risorto, quasi ad entrare simbolicamente insieme con tutti voi nel terzo millennio».

Il Pontefice con queste parole volle ringraziare i giovani perché «hanno accompagnato e quasi sostenuto il Papa lungo il suo pellegrinare apostolico attraverso i Paesi della terra». Uno dei passaggi più intensi e forti del messaggio riguarda l’opera dello Spirito nella storia e nella vita di ciascuno. Il Papa, riflettendo sui frutti del Giubileo, esprime infatti chiaramente che essi non si possono ridurre a letture statistiche ma unicamente in opere di amore e giustizia, espressione di chiara coerenza evangelica.

È proprio il tema della “coerenza” che rappresenta il nucleo centrale della riflessione del brano scelto per la XVI GMG: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, pren­da la sua croce e mi segua» (Lc 9, 23). Gesù è molto chiaro nel suo invito all’uomo, non gioca sull’equivoco, non trasforma le parole in modo da descrivere una realtà diversa da quella che propone. È radicale nella sua proposta, graduale nel cammino di avvicinamento, ma chiarissimo nella meta da raggiungere. Non promette gloria e trionfo, ma difficoltà e persecuzioni, è una persona fuori dagli schemi che propone il mondo, perché esso non comprende la logica della donazione, della gratuità, della riconoscenza, del riconoscere la forza e la pedagogia dell’umiliazione per la quale chi è il più grande diventa il servo di tutti. La logica del mondo è proprio ribaltata. San Giovanni Paolo II ritorna più volte su questo concetto, facendo capire che in esso si cela la modalità di vita del cristiano, quella che i giovani sono chiamati a comprendere e mettere in atto. Radicalità, fedeltà, sacrificio, coerenza, tutti aspetti che fanno di Gesù un modello di vita convincente e provocatorio, attraente e scomodo.

Eppure, afferma il santo Papa «questa radicalità ha anche prodotto frutti mirabili di santità e di martirio, che confortano nel tempo il cammino della Chiesa». Ed è con essa che occorre confrontarsi perché le dinamiche attraversate da Gesù nella sua vita terrena, sono le stesse con le quali ogni uomo deve confrontarsi. «Non ci sono due strade, ma una soltanto: quella percorsa dal Maestro. Al discepolo non è consentito di inventarne un’altra». La sfida che Gesù ha lanciato al mondo è la stessa che ci chiede di seguire. Egli ha infatti accettato la contraddizione di dare la vita per il suo popolo ma ha anche accettato di essere respinto dalla maggior parte del popolo stesso, ha accettato l’idea di non possedere nulla per possedere il Regno dei cieli, ha accettato di essere il servo di tutti per divenire il punto di riferimento per tutti. È questa la logica che il Signore ci chiede di accettare: accogliere e convivere con la contraddizione che l’amore di Dio suscita in noi nel confrontarci con il mondo.

La scelta più difficile riguarda però il “rinnegare”. Non si tratta di un rinunciare a vivere, ma rinunciare a pensare solo a se stessi, al mettere al centro dei propri interessi solo ed esclusivamente la propria persona. La vita vera, si esprime invece con il dono di sé: «Chi va dietro a Cristo rifiuta, invece, questo ripiegamento su di sé e non valuta le cose in base al proprio tornaconto. Considera la vita vissuta in termini di dono e gratuità, non di conquista e di possesso». Si tratta quindi di decidere a quale scala di valori fare riferimento, se seguire il Signore «diventa il valore supremo, allora tutti gli altri valori ricevono da questo la loro giusta collocazione ed importanza. Chi punta unicamente sui beni terreni risulterà perdente, nonostante le apparenze di successo: la morte lo coglierà con un cumulo di cose, ma con una vita mancata (cfr Lc 12, 13‑21). La scelta è dunque tra essere e avere, tra una vita piena e un’esistenza vuota, tra la verità e la menzogna».

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