Se n’è andato Loris Brucchietti: l’ultimo saluto a un «erudito di provincia»

Schivo, ombroso e taciturno, con il suo fare scostante era quasi un personaggio Loris Brucchietti, habitué della piazza quando la piazza era viva, attraversata dapprima a passo svelto, poi sempre più lentamente, con qualche suo amato cane al guinzaglio.

Era difficile scambiare con lui anche il saluto. Eppure, qualcosa da dire l’aveva: lo rivelano i suoi rari saggi di storia cittadina, con cui aveva contribuito a scampare all’oblio figure non marginali, come l’incisore Girolamo Frezza da Canemorto, o a restituire dignità a luoghi altrimenti ignorati, come la chiesa di San Donato, nel momento più buio della sua destinazione commerciale. Proprio l’antica parrocchiale fu da lui polemicamente definita una chiesa senza importanza, quasi identificandosi in essa per la sua condizione di autodidatta nel campo della ricerca storica, al tempo ormai lontano in cui si accostava agli allora giovani intellettuali della redazione de «Il Territorio».

Un vero peccato che la sua timidezza orgogliosa si sia trasformata in un bozzolo impossibile da dipanare. Se ne è andato così Loris Brucchietti, in silenzio come è vissuto, innamorato respinto di una città che pure avrebbe un infinito bisogno di essere amata.

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