La Buona Scuola: superare le contraddizioni tra scuole e lavoro

Sembra che la stabilizzazione dei lavoratori precari nel mondo della scuola sia una delle priorità della “Riforma Giannini”.

Durante l’incontro «La Buona Scuola – Facciamo crescere il Paese», svolto il 3 novembre scorso presso la palestra del Liceo Scientifico “C. Jucci”, l’Ufficio Diocesano Problemi Sociali e Lavoro ha sottolineato l’urgenza di procedere alla stabilizzazione dei precari del mondo della scuola nel reatino.

Si parla di insegnanti che hanno già 35 anni di età, ma anche 40 o 50, e che hanno patito in questi ultimi anni il “precariato”. I dati parlano di circa 150 mila precari in tutta Italia.

Offrire loro una prospettiva è questione di dignità e di rispetto. Questi insegnanti che hanno risposto ad ogni esigenza posta dalla scuola, anche facendosi carico in prima persona di tante sue disfunzioni. Ciò nonostante rischiano di raggiungere l’età della pensione ancora nella condizione di precari!

È evidente una certa ingiustizia che va sanata.

Ciò detto, c’è un altro tema nel dibattito sulla riforma che intreccia scuola e lavoro. Nel rapporto su la “Buona Scuola” è espressa la volontà che la Scuola debba essere «fondata sul lavoro».

A mio parere in questo c’è qualcosa di vero. È arrivata l’ora di agganciare la scuola, specialmente quella d’indirizzo industriale, tecnico e professionale, al lavoro. Altrimenti si corre il rischio di inseguire un modello di società obsoleto, che genera più disoccupati che occupati fra i nostri giovani.

In Germania, il sistema è molto pragmatico, e lo è pure quello di tipo anglosassone. I ragazzi al termine delle superiori riescono a trovare lavoro, ad essere assunti perché ben preparati.

I giovani hanno la percezione del problema. All’incontro, i ragazzi della Scuola Agragria di Rieti hanno chiesto se sono previsti finanziamenti a sostegno di Aziende che li possano accogliere per svolgere qualche stage.

La scuola agganciata al lavoro implica periodi di stage, di formazione presso le aziende, le imprese, le cooperative. Una scuola troppo teorica non è più competitiva oggi, perché rimane fuori di ogni tipo di innovazione. Non sembra in grado di offrire neppure una soddisfazione “psicologica” ai ragazzi: al termine del ciclo scolastico finiscono con il sentirsi inutili alla società.

Oggi ci vuole senso di realtà. Durante l’ultimo Convegno CEI per i Problemi Sociali e Lavoro, il Laicato e la Famiglia, svolto a Salerno dal 24 al 26 ottobre scorso, è emersa la necessità di combattere la disoccupazione anche invitando i nostri giovani a esercitare lavori ritenuti ingiustamente umili.

In realtà, l’agricoltura, l’artigianato ed altri settori troppo frettolosamente accantonati, possono ancora assicurare delle soddisfazioni personali e aiutare la la crescita dell’economia del Paese.

Perché la scuola torni ad essere motore della società, ognuno deve fare la sua parte: lo Stato ne deve riconoscere la centralità anche finanziandola e restituendo sicurezza e dignità a chi ci lavora. Le autonomie scolastiche non debbono trascurare il rapporto con la realtà produttiva del proprio contesto nell’elaborare il proprio progetto educativo. I giovani debbono incoraggiare questo processo con la propria fame di futuro, con il proprio entusiasmo, ma sapendo anche cogliere le possibilità concrete del proprio territorio.

Tutti insieme si deve lavorare per restituire speranza e costruire un futuro migliore.

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