Sant’Antonio e l’amore, farsi pane per il mondo

In perfetto clima Expo la celebrazione liturgica in onore del santo più amato dai reatini. Che cosa potesse entrarci il richiamo alla manifestazione milanese dedicata alla nutrizione con la devozione a sant’Antonio era già stato sottolineato nella conferenza stampa di presentazione del Giugno antoniano: riguardo agli elementi base della terra reatina (grano, acqua, olio, zucchero e sale) su cui è stato costruito il progetto “Reate well, quando il cibo è storia” in occasione di Expo 2015 si è voluto iniziare con il grano a giugno proprio per legarlo al culto del santo di Padova.

E quel “pane di sant’Antonio” benedetto e distribuito al termine della Messa pontificale del 13 costituisce un felice richiamo al dovere (cristiano ma non solo) della condivisione e all’impegno di non far mancare il pane all’affamato. Un impegno che ha avuto a Rieti un insigne protagonista quale Nazareno Strampelli. Il ricordo del grande genetista, che dalla sua stazione di granicoltura di Campomoro riuscì a selezionare specie di frumento poi diffuse in tutto il mondo, è stato al centro nel giorno della festa liturgica di Antonio di Padova, con una commemorazione curata dal direttore dell’Archivio di stato, Roberto Lorenzetti.

Dello scienziato che impiantò a Rieti la sua stazione di granicoltura è stato detto, ha ricordato Lorenzetti, che «salvò da morte per fame certa più di un milione di bambini nel mondo». Ed è un vanto per Rieti il fatto che «a tutt’oggi non c’è un pezzettino di pane al mondo che non contenga un genotipo dei tipi di grano che egli realizzò al suo centro di Campomoro». Ad ascoltare l’intervento anche l’ospite giunto a Rieti per l’occasione, il cardinale Francesco Coccopalmiero.

Il porporato, presidente del pontificio Consiglio per l’interpretazione dei testi legislativi), su invito della Pia Unione, è tornato volentieri a Rieti – dove era già stato a novembre per un incontro con gli insegnanti di religione e con le aggregazioni laicali – per celebrare la festa del santo, la devozione per il quale costituisce un elemento indelebile della pietas locale. E proprio sull’impegno di carità cui la vita del santo è tutta un richiamo, e che è magnificamente simboleggiato dal “pane di sant’Antonio”, ha voluto soffermarsi il cardinale parlando all’affollata assemblea radunata in S. Francesco per la Messa pontificale (all’inizio della quale aveva ricevuto il saluto dell’amministratore apostolico monsignor Lucarelli che gli ha rivolto in benvenuto a nome della comunità diocesana).

Nell’omelia (di essa, così come dell’intervento di Lorenzetti e di altri momenti del Giugno antoniano, è disponibile la ripresa video nella web tv diocesana su frontierarieti.com), Coccopalmerio, partendo dal brano di san Paolo proclamato nella liturgia , della figura di sant’Antonio ha sottolineato proprio il suo rispondere all’amore di Dio facendosi dono d’amore per gli altri. Quell’amore manifestato dal Padre rendendoci figli amati nel Figlio amato, e dimostrato da Cristo nel suo non poter fare a meno di stare con noi suoi fratelli fino a dare per noi la vita sulla croce.

A sant’Antonio, allora, ha detto il cardinale, «chiediamo la grazia di lasciarci prendere totalmente da questo amore». Il segno del “pane” così caro al culto antoniano ci richiama a saper dare il pane ai fratelli, che significa «dare amore, dare attenzione, dare assistenza, dare risposta alle domande». Antonio «aveva capito perfettamente che cos’è l’amore» e al santo taumaturgo ciascuno «chieda la grazia di essere, come lui, persona che ama».

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