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Santa Barbara nel mondo: gli studenti incontrano Gero Grassi

I liceali dello “Jucci” radunati nell’aula consiliare della Provincia a sentire Gero Grassi parlare dei misteri che ruotano attorno a uno dei casi più controversi della storia della Repubblica: la vicenda di Aldo Moro

In quei 55 giorni tra marzo e maggio 1978 in cui l’Italia restò col fiato sospeso per il destino di Aldo Moro nessuno di loro era nato, i loro genitori e prof erano bambini, la vicenda l’hanno appresa come storia del passato. Ma erano incantati, martedì mattina, i liceali dello “Jucci” radunati nell’aula consiliare della Provincia a sentire Gero Grassi parlare dei misteri che ruotano attorno a uno dei casi più controversi della storia della Repubblica. Tutti in piedi, alla fine dell’intensa conferenza, per un applauso che si sentiva non essere di pura formalità, gli studenti del Liceo scientifico che, con la preside Stefania Santarelli che coordinava l’incontro – apertosi col saluto, a nome dell’Amministrazione provinciale, del vice presidente Andrea Sebastiani –, hanno avuto l’occasione di riflettere, assieme ad altri cittadini intervenuti, sul caso Moro cui, come già altre volte in passato, ha dedicato una delle mattinate l’associazione culturale “Santa Barbara nel mondo” presieduta da Pino Strinati per questa edizione 2019.

Tra gli incontri culturali della rassegna, che punta a valorizzare il tema del “martirio” in senso anche laico e civile, questa mattinata era dedicata ad assegnare uno dei premi “Come Barbara” al libro che Grassi, giornalista, scrittore e politico tra i massimi esperti del caso Moro, ha pubblicato inizialmente nel 2018 ed è già giunto alla quinta edizione «riveduta e integrata con grandi novità», si legge sulla copertina. Aldo Moro: la verità negata, il titolo che è già tutto un programma per il testo che il Consiglio regionale della Puglia, in tandem con Anci Puglia, ha accettato di pubblicare. E il pugliese Grassi al suo conterraneo Moro di opere ne ha dedicate tante. Ma soprattutto si è impegnato nel dar vita alla Commissione Parlamentare d’inchiesta sul rapimento e la morte dello statista democristiano, raccogliendo tonnellate di materiale e indagando a 360 gradi sulla vicenda, divenendo forse il massimo esperto della questione mai del tutto voluta chiarire dallo Stato italiano.

Il suo intervento appassiona giovani e adulti presenti in sala. E quando giungono le domande è già quasi l’una e si resterebbe a sentirlo ancora per parecchio.

Gero Grassi, che ha raccolto migliaia di testimonianze, svolto indagini e ricerche come nessun altro, tira fuori giri incredibili, che giungono dritti a una conclusione: le Br (posto che fossero ancora Br e non, come i capi storici ebbero modo di dire, terroristi inconsapevolmente guidati da infiltrati) sono solo gli esecutori materiali di un sequestro e di un omicidio che vede invischiati pezzi delle istituzioni, mafie, P2, servizi segreti italiani e stranieri, politici, magistrati, forze dell’ordine, bande criminali romane, strutture ecclesiastiche, militari e chi più ne ha più ne metta.

Con trame oscure che vanno a intrecciarsi con altri casi, come il delitto Pecorelli, la vicenda del generale Dalla Chiesa e persino la sparizione di Emanuela Orlandi.

Più che meritato il premio consegnato al relatore prima di congedarsi da un uditorio che ha quanto mai apprezzato un tuffo nel torbido che ancora oggi permette di considerare il credente Moro, cresciuto alla scuola della Fuci di Montini, come un autentico martire dell’impegno civico in una società non disposta a seguirlo nella sua lungimiranza.

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