Sanità: anche in tempo di crisi, non tutto è permesso

L’Ufficio Diocesano per la Pastorale della Salute continua a seguire con interesse il dibattito attorno al futuro della Sanità. Condivide le preoccupazioni delle associazioni e di tutti i cittadini sul destino dei nostri ospedali; guarda con fiducia alle rassicurazioni arrivate dagli eletti nelle istituzioni e ne attende l’esito negli atti amministrativi più volte annunciati.

Il prossimo 30 settembre si terrà una nuova assemblea pubblica attorno a questi temi sotto gli Archi del Vescovado. All’incontro sono invitati a partecipare il Presidente della Regione Nicola Zingaretti, i 73 sindaci della provincia e quanti hanno responsabilità nella sanità e nelle istituzioni.

Potrebbe essere l’occasione per un dialogo positivo, un prezioso momento di confronto sulle necessità e le possibilità, la circostanza giusta per presentare le decisioni, chiarire le posizioni, arrivare alle soluzioni. L’incontro e l’ascolto reciproco, condotti con onestà e chiarezza, possono condurre al miglior esito ogni situazione problematica.

Oggi la protesta è forte, diffusa tra i cittadini e gli operatori sanitari. Trova fondamento nel clima di incertezza generale, nella circolazione di informazioni contraddittorie, nella mancanza di un atto che metta definitivamente in sicurezza la popolazione reatina.

È quanto speriamo e chiediamo vivendo dalla parte dei malati, dei più deboli, dei più poveri. Lo impone il rispetto che merita la loro sofferenza: non solo come vicenda individuale, ma anche perché immagine della fragile condizione umana e – per i cristiani – del volto stesso di Cristo.

Ma questo sentimento e questo indirizzo ispirano anche la Costituzione italiana: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività».

Sono un imperativo morale e la legge fondamentale dello Stato ad imporre una direzione precisa. Anche in tempo di crisi, non tutto è permesso. Certamente non è permesso lasciare l’assistenza sanitaria nell’incertezza o esporla al pericolo dell’insufficienza. Soprattutto in un territorio difficile per condizione geografica, anagrafica ed economica come quello reatino. Compito delle amministrazioni pubbliche è quello di individuare gli strumenti perché il disagio trovi risposta, perché il malato non venga umiliato, perché il sofferente venga confortato.

Muoversi in una direzione diversa non sarebbe solo un errore, ma segnalerebbe uno svilimento dei cuori, uno smarrimento della ragione, lo spregio di un patrimonio di strutture e servizi conquistato con sacrificio dalle precedenti generazioni.

Di conseguenza la Chiesa locale auspica il mantenimento dell’attuale offerta sanitaria – che comprende anche diverse eccellenze – e confida nell’eliminazione di eventuali sprechi e di reali inefficienze quale premessa di un rilancio e di un potenziamento del sistema sanitario locale.

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