Sanità, Impedovo (M5S), a Rieti sprechi e inefficienze

Mentre infuria la polemica sulla sanità di Rieti e del Lazio − tra annuncio di tagli, mobilitazione dei cittadini, e rassicurazioni della politica − è in corso una azione radicale e strutturata di richiesta alla Regione di accesso ai dati del comparto avviata dal Movimento 5 Stelle e dalla sua Task Force Sanità. Scopo del Movimento è dimostrare che si può dire basta agli inutili tagli lineari evidenziando le vere inefficienze e individuando i responsabili degli sprechi nelle singole Aziende Sanitarie della Regione Lazio. Nello staff tecnico per la sanità del Movimento 5 Stelle c’è Gian Pietro Impedovo, che abbiamo incontrato a margine dell’assemblea in difesa della sanità del 27 agosto.

Cosa emerge dallo studio condotto dal movimento?

È uno studio iniziato da pochissimo tempo. La logica che ci sta muovendo, è quella di affrontare la contabilità analitica delle singole aziende. Quello che ci ha mosso è un dato “macro”: si vede una diminuzione del servizio offerto, una minore soddisfazione del fabbisogno sanitario – dal 2006 al 2013 c’è un decremento di circa il 25% in tutta la regione – ma i costi non diminuiscono al diminuire dell’offerta sanitaria. Altri dati significativi arrivano da aree “periferiche” come Rieti o Viterbo. Si riscontra una mobilità passiva di quasi il 50%. A Rieti su circa 30mila pazienti soltanto 15 o 16 mila vengono assistiti nell’ambito regionale e con una saturazione quasi totale dei posti letto. C’è una assoluta insoddisfazione del fabbisogno sanitario. E non si può pensare che tutta questa situazione ruoti attorno al contenimento dei costi. Se io a casa ho, ad esempio, un incremento della spesa in energia, smetto di lavare i panni o vado a controllare se la lavatrice funziona bene? Ma in realtà nessuno è mai andato a controllare se il meccanismo che eroga il servizio lo eroga in modo efficiente.

Come si fa la verifica?

Il modo per farlo nella maniera più corretta, senza possibilità di equivoco e con l’individuazione precisa delle singole responsabilità – e forse è questa è la cosa che spaventa più di tutte – è mettere in correlazione i dati dei flussi sanitari con i dati della contabilità analitica. Molte aziende questo dato lo hanno. Altre no, ma semplicemente perché la Regione non l’ha mai voluto fare. Abbiamo chiesto collaborazione in Regione per effettuare questo processo. Ci siamo resi disponibili a fare per conto loro questo tipo di analisi, ma ci hanno risposto: «i costi siamo in grado di comprenderli guardando il bilancio consolidato, sappiamo dove stanno le inefficienze». E poi, la risposta più paradossale è stata: «Perché vi servono i dati pregressi quando da domani cambieremo tutto?»

È come dire: «domani saniamo, quel che è successo è successo!» Se il cittadino ci va di mezzo, è un problema del cittadino. Giusto?

Assolutamente, ma la nostra logica è quella di operare verso un potenziamento e una autonomia affinché non ci sia un flusso migratorio verso l’esterno. È un obiettivo che si può raggiungere con meccanismi di massima semplicità. Ma evidentemente nessuno l’ha mai fatto. Abbiamo visto un foglio regionale della contabilità analitica riferito ad alcune unità operative complesse. Risulta ad esempio che in qualche distretto c’è una produzione di poche centinaia di migliaia di euro, ma la spesa in prodotti galenici che è cinque volte il valore della produzione. Per non parlare delle venti volte di più del costo del personale medico. Ci sarà qualche problema o non ci sarà? Ci sarà un problema riferito alla produttività dei medici o no? E se non è produttività cos’è: una ridondanza di personale che si gira i pollici? Il problema è l’uso delle risorse, sia strumentali che di personale. Non è possibile una deresponsabilizzazione a fronte di bilanci di questo tipo.

Analizzando il bilancio analitico della Asl di Rieti cosa è emerso?

Abbiamo fatto una massiccia richiesta di questi dati a tutte le aziende sanitarie del Lazio. Per quanto riguarda Rieti abbiamo trovato i dati del 2012 pubblicati sul sito della Asl. Dall’aggregato di conto economico già emerge che il valore della produzione, di circa 78 milioni di euro, è superato dal costo del personale. Se poi uno va a vedere i costi per prodotti farmaceutici, eccetera, si aggiungono costi per altri 30 milioni di euro. Viene omesso il servizio delle manutenzioni: nel conto analitico aggregato non compare. Ma andando a vedere i singoli centri di responsabilità i costi delle manutenzioni ricompaiono con valori esorbitanti di cui chiederemo conto. E nell’ambito dei presidi ospedalieri emergono dati di valore della produzioni limitatissimi non soltanto rispetto al costo del personale, ma anche al costo dei prodotti necessari ad erogare la produzione. Per dire: prodotti galenici e farmaceutici spesso sono tre o quattro volte superiori al valore della produzione. Significa che c’è qualcosa che non va. O per lo meno è da controllare. Abbiamo anche telefonato alla Asl e ci ha confermato i dati. Senza entrare nel merito della direzione aziendale – con cifre che sono tutte da interpretare e spiegare in termini del costo del personale, dell’ufficio marketing, centinaia di migliaia di euro – ci sembrava impossibile che il distretto del Montepiano Reatino abbia un costo di oltre sette milioni per il personale, a fronte di circa 1,3 milioni di valore della produzione, oltre a 3 milioni di costi in prodotti galenici e farmaceutici. E questa situazione è una costante che si verifica per tutti i presidi distrettuali e si verifica anche per quanto riguarda qualche reparto ospedaliero. Anche laboratori come radiologia, che in genere nelle Asl rappresentano la maggiore fonte per margine di contribuzione, vanno stranamente quasi in pareggio. Evidentemente anche qui c’è un utilizzo delle risorse inappropriato.

Mi è sempre sembrato improprio parlare di azienda rispetto alla sanità. L’azienda dovrebbe comprendere una sorta di “rischio d’impresa” che credo abbia poco a che fare con la salute. Ma se proprio vogliamo pensare in termini aziendali, che senso ha se poi non si guarda il rapporto tra costi e ricavi?

Noi vorremmo parlare della sanità in termini di servizio al cittadino. Ma oggi il tema si affronta esclusivamente sul fronte dei costi. Volendo rimanere su questa logica, però, si può evidenziare che un dato reparto non sta producendo secondo gli standard che altre unità operative dimostrano possibile.

Non sarà che prima si è introdotto il termine azienda e poi si è andati ad indebolire la sanità pubblica per favorire quella privata?

Forse questo è l’interesse di chi governa; chiaramente non è convergente con quello dei cittadini. Noi abbiamo l’obiettivo di fare l’interesse dei cittadini. Se davvero è necessario abbattere i costi, non si può prescindere dell’analisi degli stessi. Ad esempio ci sono dei conflitti di interesse palesi, tipo l’intra moenia. Se ci metti un dito rimani folgorato. Ci sono omissioni continue ed ininterrotte che si protraggono e favoriscono scientificamente il perseguimento dell’interesse privato a scapito dell’erogazione della prestazione al cittadino. Si possono fare esempi dettagliatissimi a proposito. Eppure basterebbe un minimo di controllo per estendere il servizio. Una regola semplice? È necessario erogare lo stesso numero di prestazioni istituzionali rispetto a quelle svolte intra moenia. Peccato non ci sia alcun regolamento che obbliga le singole aziende a controllare quante prestazioni il singolo medico eroga.

Si potrebbero ottenere miglioramenti andando a controllare solo poche voci?

Certamente. Ad esempio il centro degli appalti: mensa, lavanolo, vigilanza, manutenzioni… sono quei servizi che incidono per singola Asl per diversi milioni. Confrontando i singoli contratti con il capitolato, alle prestazioni effettivamente erogate sarebbe facile far emergere le anomalie. Ma questo non si fa, probabilmente perché fa comodo a tanti. Però poi scorrendo i bilanci si nota qualcosa di evidentemente stonato. Noi vogliamo andare a mettere le mani in queste situazioni; presumo daremo molto fastidio. Ma noi non vogliamo dar fastidio: è che ci sembra veramente una ingiustizia che il cittadino sia costretto a pagare due volte: una per mantenere questo sistema ridondante di sperpero, e l’altra perché viene privato del servizio.

2 thoughts on “Sanità, Impedovo (M5S), a Rieti sprechi e inefficienze”

  1. Sac. Luigi Bardotti

    Ma se le cose stanno come scrive Impedovo, le colpe non stanno nella Regione o nei soldi: dobbiamo
    assolutamente difendere la nostra sanità, ma ASSOLUTAMENTE e prima di tutto diventare capaci
    in onestà, in competenza, in professionalità. Il primo problema siamo noi, a Rieti ed è un problema
    prima di tutto morale. Leggere Impedovo mi è come una … coltellata. d. Luigi

  2. Pier Luigi Impedovo

    Caro Luigi, il problema è essenzialmente morale. Non facilmente scardinabile. Dei semplici numeri sono chiarissimi indicatori di immoralità. Sarebbe bastato leggerli. Pensa che subito dopo aver chiesto i medesimi dati di contabilità analitica a tutte le Asl e Aziende sanitarie laziali, immediatamente la Degrassi in regione ha convocato tutti i Direttori Generali per fare muro al fine di non ottemperare alla nostra richiesta. E’ chiaro che verrebbe fuori ciò che non vorrebbero venisse mai fuori; e che noi faremmo un uso dei dati facendo ciò che loro in regione avrebbero dovuto fare prima di tagliare l’offerta sanitaria. Ovvero individuare gli sprechi e l’improduttività deliberata. Oltre che il ladrocinio in taluni casi.
    Invece si stanno attrezzando per fare muro malgrado la nostra offerta sia stata quella di fare il lavoro di controllo di gestione per tutte le asl laziali. Lavoro che loro non hanno mai voluto fare. Tagliare i posti letto del resto è molto più facile. Il fattore etico sta al primo posto e l’etica fa paura. Almeno a questa classe dirigente.

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