Covid-19

Sacerdoti e social media: un modo nuovo

Incontro con il vicario della zona pastorale del Turano per fare il punto sul rapporto tra pastorale e nuove tecnologie in un’area spopolata

«Devo dire che mi ha fatto un certo effetto. Dire Messa la domenica davanti ai banchi vuoti è un’esperienza molto strana». Don Sante Paoletti, parroco di Monteleone e Oliveto, ha celebrato la sua prima messa domenicale sine populo il 15 marzo, «una data che certamente non dimenticherò».

I sacerdoti, con l’epidemia in corso, si trovano a vivere una situazione del tutto nuova, inaspettata e totalmente in divenire. «Proseguo a fare l’omelia, pur da solo – dice don Sante – anche se è più difficile. Prima guardavo i loro volti, incontravo i loro sguardi, capivo se era necessario modulare la riflessione, fare una battuta per ricercare la loro attenzione, cambiare tono. Ora non più».

Il vicario della zona pastorale del Turano si trova a fare il parroco in una piccola zona, con un’età media abbastanza alta, eppure il “nuovo modo” che ha individuato per stare accanto ai fedeli sta suscitando davvero grande riscontro. «Devo dire che ho sempre usato il mio profilo social per scrivere una riflessione giornaliera, di modo che io potessi raggiungere tutti: ora ho semplicemente trasformato gli scritti in video».

Il sacerdote pare averci preso particolarmente gusto, tanto che ormai affida con sempre maggior disinvoltura il suo volto alla videocamera posizionata in modalità selfie. Messaggi di buongiorno al mattino, la Via Crucis in solitaria i venerdì di Quaresima, i commenti al Vangelo della domenica, l’Adorazione eucaristica, don Sante acquista giorno dopo giorno maggior dimestichezza con la tecnologia usata al servizio della fede. «Ho avuto un buon riscontro, con quasi trecento persone connesse ogni volta, e non è poco considerando il limitato numero dei miei parrocchiani. Evidentemente si sono ingegnati anche loro per seguirmi, soprattutto sentono che penso a loro, che non li lascio soli. Certo, stare con la gente mi manca, ma torneremo presto a vederci di persona».

Non solo Facebook, ma anche chat istantanee per comunicare: «Avevamo già un gruppo whatsapp della parrocchia che usavo per divulgare le iniziative, che adesso sta servendo per infondere coraggio e postare i miei video, perché non si sentano mai abbandonati».
Giornate difficili anche per i sacerdoti, che hanno visto totalmente rivoluzionato il loro stile di vita, in vista di una Pasqua del tutto insolita. «Al mattino mi alzo molto presto, e recito le mie preghiere. Poi sistemo casa, giro per una ventina di minuti intorno alla canonica, come da prescrizioni mediche per alcuni problemi di salute, mi preparo da mangiare, sistemo casa e igienizzo i banchi della chiesa ogni giorno, come da disposizioni». Una chiesa che rimane aperta, come in tutta Italia, e all’interno della quale don Sante scorge ogni tanto qualche fedele, in cerca di un momento di preghiera e raccoglimento. «Entrano da soli, rimangono qualche minuto e poi se ne vanno. Pregano o rimangono in silenzio, e quasi tutti accendono una candela o un lumino».

L’auspicio è che questa situazione termini, e termini presto. E dopo, si proseguirà ad utilizzare la tecnologia per divulgare fede e speranza? «Certamente, come mi auguro, le mie giornate saranno impegnate dall’incontro con i fedeli e con le normali attività liturgiche e comunitarie, per cui i video saranno meno assidui, ma perché non proseguire a farli?».

Per il momento, la “formazione” web del sacerdote non si ferma, alla scoperta di nuovi metodi, più efficaci o aggregativi. «Ho scoperto che c’è una App per fare videochiamate dal tablet e vedere fino a quindici persone in contemporanea: la vorrei usare per fare incontri virtuali con i bambini, che qui non sono molti. Potrei vederli tutti, scorgere i loro visetti. Attendo di imparare ad usarla, perché no?».

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