Chiesa di Rieti

Ritrovare il gusto della vita

C’è gente che più studia e più è ignorante. Di che cosa difetta? Del sapore delle cose. E così come un cibo senza sapore è immangiabile, una vita senza sapore è invivibile: la sapienza è quel dono che ci fa scoprire il “sapore” degli affetti veri

«Che ne sarà del cristianesimo? Così spesso ci si interrogava fino a ieri constatando l’esodo di tanti dalla chiesa ed oggi dopo la pandemia constatando l’innaturale condizione di distanziamento fisico». Così, è iniziata la riflessione del vescovo Domenico dopo il rosario di ieri sera.

«Forse era la stessa domanda che si ponevano gli Undici dopo la Pasqua del Maestro: che ne sarebbe stato di loro? E che fare dopo che era venuto meno il Maestro?»

«In mezzo a questa situazione stagnante e rinunciataria, la Pentecoste irrompe come un vento gagliardo che trasforma i discepoli incerti e divisi in testimoni coraggiosi e uniti. Siamo anche noi ormai vicini al giorno cinquantesimo della Pasqua che segna l’atto di nascita della Chiesa. Per questo in una sorta di “conto alla rovescia” vorrei ripercorrere i doni dello Spirito per vivere l’esperienza di una nuova vitalità dei cristiani. E, dunque, della Chiesa»

«Il primo dei sette doni è la sapienza. Sapienza deriva dal latino sàpere: “aver sapore, essere gustoso”. Questo genere di sapienza non ha a che vedere con l’intelligenza o semplicemente con la cultura. Spesso c’è gente che più studia e più è ignorante. Di che cosa difetta? Del sapore delle cose. E così come un cibo senza sapore è immangiabile, una vita senza sapore è invivibile. Anche l’esistenza più modesta e nascosta trova meraviglie e diventa essa stessa motivo di meraviglia e apre il pensiero a Dio Creatore».

«Ancor più la sapienza ci aiuta a distinguere il bene dal male. Il re Salomone chiedendo a Dio il dono della sapienza, chiedeva di diventare “sapiente” proprio in questo senso. Signore – pregava – io sono un ragazzo, non so come regolarmi: concedimi un cuore docile perché sappia distinguere il bene dal male».

«La sapienza è quel dono che ci fa scoprire il “sapore” delle cose vere, delle persone care, degli affetti più profondi ti visita come la luce del mattino: ti rivela il bene che c’è in te, il cammino da compiere e quale sia la fonte inesauribile della speranza. E ti capita di sentirti stringere il cuore per le occasioni perdute, per i gesti, le parole, le dimenticanze maldestre con cui hai fatto soffrire le persone che ami di più. Finalmente così si ritrova il gusto della vita».

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