Incontro Pastorale

«Riprendiamo a volare»: il vescovo Domenico dà inizio all’Incontro Pastorale 2020

«Se ci avessero detto qualche mese fa che incontrarsi sarebbe diventata un’impresa non ci avremmo creduto». Ma nonostante questo, afferma Pompili, non bisogna farsi disorientare da questa crisi «che per noi è solo l’ennesima»

Registrazione delle presenze (rigorosamente su elenco precompilato con i nominativi comunicati da parrocchie, movimenti, realtà pastorali varie), misurazione della temperatura con termoscanner, immancabile mascherina tirata sul volto, e poi l’ingresso nel salone del centro pastorale San Michele Arcangelo dove le sedie – tante quanto le norme consentono – sono già distanziate. Per l’edizione 2020 dell’incontro pastorale l’impressione non è quella solita: la pandemia ha costretto a misure che nessuno si sarebbe mai potuto immaginare fino a un po’ di mesi fa.

Mutata la prassi solita che prevedeva gli altri anni tre pomeriggi dal venerdì alla domenica: si inizia direttamente sabato con i delegati, per poi ritrovarsi l’indomani nelle riunioni zonali in ciascuna delle cinque zone pastorali della diocesi.

Nel salone della struttura di Contigliano sacerdoti, religiosi, religiose e laici convenuti attendono con pazienza. Ci vuole un po’ di tempo, infatti, per smaltire la fila creata per le inedite operazioni, far accomodare i delegati e permettere a monsignor Pompili di avviare questa sessione alquanto “condizionata” dell’appuntamento che, come ogni settembre, vuol dare il via all’anno pastorale nella Chiesa reatina.

Sistemati tutti in sala, può iniziare la preghiera di apertura: dopo il saluto liturgico del vescovo, le voci di Miriam e Salvatore propongono un brano evangelico (quello degli “uccelli del cielo” che dà il titolo alla breve Lettera pastorale che monsignore ha consegnato a fine lockdown e che ispira il tema di questo convegno) e altri brani di meditazione. Si conclude cantando insieme la Salve Regina.

Così il vescovo Domenico – proprio nel giorno anniversario della sua ordinazione episcopale e ingresso in diocesi – può prendere la parola. «Se ci avessero detto qualche mese fa che incontrarsi sarebbe diventata un’impresa non ci avremmo creduto». Ma nonostante questo, dice Pompili, non bisogna farsi disorientare da questa crisi «che per noi è solo l’ennesima», se si ripensa che il primo incontro pastorale, quattro anni fa, giungeva a pochi giorni dal terribile terremoto che aveva devastato l’amatriciano. E cita papa Francesco che nella Laudato si’ ricorda che si fa sempre in tempo a cambiare rotta. Come sta facendo attualmente la scuola, il lavoro, la società.

Per dare il senso a quel che si sta facendo, prende in prestito un’opera di Bertolt Brecht, il Galileo, ricordando quel che il grande drammaturgo tedesco fa esclamare al protagonista («un uomo controverso, Galileo Galilei, che ha rappresentato la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra ed era stato messo sotto pressione anche lui dagli ambienti del suo tempo»: “Io vi prego, guardate!”. L’Incontro pastorale è «un tentativo di provare a “guardare” alla realtà. Non facciamoci trascinare da questa paura collettiva. In questo nostro incontro vogliamo provare a guardare, senza paraocchi, senza qualche schermo che ci impedisce di confrontarci con la realtà».

Pompili non manca di rammentare la triste domanda che tutti si stanno facendo: «come mantenere le relazioni se siamo costretti ancora a portare le mascherine? Come mantenere il rapporto con i nostri ragazzi tra le forche caudine delle restrizioni cui siamo costretti? Come celebrare la liturgia, che è per definizione un momento di incontro, di avvicinamento, e siamo costretti a un distanziamento fisico? E come venire incontro con la nostra carità a chi ha bisogno e non lo dice per pudore?».

Domande che non devono, spiega don Domenico, bloccarci e scoraggiarci. Per questo è necessario prenderci un momento come questo convenire insieme: «Oggi e domani vorremmo concederci il privilegio di “guardare”, cioè di ascoltare, di pensare, di riflettere. È un privilegio, perché la nostra società vive un ritmo talmente consultivo che quasi mai si concede un momento di pausa per pensare e riflettere. Non lo fa la politica, soffocata dalle istanze quotidiane».  Ed è un atteggiamento, questo, che deve saper darci «uno stile che si riproduce dalla diocesi alle zone pastorali, dalla zona alla parrocchia», incalza monsignore. «A che serve ritrovarci insieme? Noi vogliamo riprodurre la “forma” della Chiesa che deve concedersi degli spazi di riflessione, di confronto, di pensiero. E questo lo dobbiamo ritrovare in tutte le parrocchie, anche quelle di 85 abitanti, la possibilità di ritrovarsi con le poche persone, anche quelle al di fuori del novero dei praticanti, per chiedersi “e adesso che si fa?”».

Un atteggiamento assolutamente necessario per poter «ricominciare a volare», insiste il vescovo, che augura: «Buon volo!» in riferimento a «questo esercizio di discernimento così necessario e insieme così esigente. Dobbiamo essere “come gli uccelli del cielo”, cioè leggeri e non appesantiti dalle solite ‘retoriche’ del fallimento. “Come gli uccelli” significa recuperare uno sguardo integrale e non schiacciati solo su visuali anguste che spesso coincidono con i soli praticanti; con una apertura del cuore che è propria di chi non si lascia chiudere mai l’orizzonte, ma sa ritrovarlo, grazie a Gesù Cristo».

E il pensiero finale Pompili lo prende in prestito da «un grande amico che ci ha lasciato poco tempo fa», monsignor Lorenzo Chiarinelli. Cita le parole di un suo scritto del 1962 alle giovani di Azione Cattolica intitolato “A tu per tu con lui!”: «Ti spaventi? Ti sembra impossibile realizzare gli ideali che abbiamo accennato? Forse già pensi che è… una illusione? No! Non arrenderti! Abbi fiducia! (…). ‘Costruite le vostre case sui fianchi del Vesuvio’, si potrebbe ripetere con Nietzsche ai cristiani di oggi, per significare la necessità di vivere pericolosamente e non perdersi di coraggio e osare tutto.  Perché? (…) Il Verbo di Dio, immagine e splendore del Padre, si è fatta carne: è divenuto Via, Verità e Vita per noi».

 

 

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