Ripensare la missione

L’ottobre missionario 2012. 50° anniversario dell’apertura del Concilio. Anno della Fede. Congresso Eucaristico Diocesano.

L’ottobre missionario di questo anno 2012 coincide con il 50° anniversario dell’apertura del Concilio. È per tale circostanza che il Papa inaugura l’Anno della Fede. L’ottobre missionario ed in particolare la Giornata Missionaria Mondiale ci ricordano che non solo «a fede si rafforza donandola», ma anche «ci spinge ad essere missionari» Nell’indire l’Anno della fede, il Santo Padre ha scritto che «Cristo oggi come allora, ci invia per le strade del mondo per proclamare il suo Vangelo a tutti i popoli della terra»; proclamazione che, come si esprimeva il Servo di Dio Paolo VI nell’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, «non è per la Chiesa un contributo facoltativo:è il dovere che le incombe per mandato del Signore Gesù, affinché gli uomini possano credere ed essere salvati».

Anche il Concilio Vaticano II e il successivo Magistero della Chiesa insistono in modo speciale sul mandato missionario che Cristo ha affidato ai suoi discepoli e che deve essere impegno dell’intero Popolo di Dio: Vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose, laici. Compito della missione e quindi del missionario e della comunità cristiana è allora quello di dare visibilità e voce al Signore presente e operante nel mondo. Sono l’annuncio, la liturgia e la carità, armonicamente vissuti, a fare la missione. Anche oggi la missione, “fuori le mura” e “in casa”, sarebbe incompleta e perderebbe efficacia se trascurasse uno di questi ambiti. Infatti non c’è missione senza annuncio, non c’è missione senza carità, non c’è missione senza liturgia. Ma quanta diversa importanza le nostre comunità danno a questi ambiti della missione.

La mentalità missionaria di molte comunità cristiane si limita al gesto caritativo tradotto nelle modalità più svariate: azioni umanitarie, promozione umana, interventi nelle emergenze, appoggio ai popoli che lottano per la giustizia e la libertà. Il missionario spesso è visto più come benefattore dell’umanità che evangelizzatore. Meno sentito è l’impegno per l’annuncio. Alle comunità cristiane non sta molto a cuore l’invio di missionari, la promozione di vocazioni missionarie, il sostegno alle giovani chiese, ecc. Ancora meno sentito è il legame che unisce liturgia e missione.

Ogni liturgia e, soprattutto, ogni eucaristia, è il gesto missionario di Gesù che abbraccia il mondo intero. L’Eucaristia, verso la quale il nostro Vescovo in questo anno 2012 ha voluto particolarmente sensibilizzarci stabilendo la celebrazione di uno speciale Anno Eucaristico che vedrà la conclusione con il Congresso Eucaristico diocesano che coinciderà con l’apertura dell’Anno della Fede, è la spinta alla testimonianza, ad essere cioè testimoni del Cristo risorto. È in sostanza la spinta ad essere annunciatori e missionari del regno di Dio.

È importante allora comprendere pienamente il forte legame che unisce liturgia e missione. Il mese di ottobre tradizionalmente dedicato in modo speciale alla “missione” serva a risvegliare in ogni cristiano la propria coscienza missionaria dando testimonianza della propria fede nelle piccole e grandi scelte di ogni giorno. Questo mese missionario ci ricorda che la vocazione del cristiano è di continuare nella Chiesa la missione di Gesù vivendo la propria vocazione missionaria nel proprio ambiente di vita e ci invita a riscoprire la chiamata alla missione, propria di ogni battezzato, nella consapevolezza che la Chiesa, missionaria per sua natura, esiste prima di ogni altra cosa per “evangelizzare”.

One thought on “Ripensare la missione”

  1. Maria Laura Petrongari

    Le famiglie sono comunità in missione. E quelle costituitesi con il sacramento del matrimonio cristiano dovrebbero essere sempre consapevoli di questo.La missione secondo il progetto di Dio non può prescindere dalla fede. I pericoli che incombono sulle famiglie e che avviano alla disgregazione delle affettività e dei doveri interni di reciprocità con effetti disaggreganti anche sulla società esterna, dovrebbero essere meno sottovalutati .La pastorale dovrebbe affrontare questi temi che , si capisce possono essere , come sono, scomodi per varie ragioni, ma occorre ormai prendere il toro per le corna come suole dirsi. Spiegare che il progetto di vita in comunione che gli sposi avviano con il matrimonio non può fare a meno della presenza del Signore, che è la ragione della nostra FEDE , può aiutare i coniugi ad affrontare il lungo e spesso difficile percorso di vita in una società deconcentrata su certi valori, incline al permissivismo anche sfrenato e occasione di tentazione alla devianza. Se tante coppie sono giunte a festeggiare perfino i 50 anni di matrimonio non è un caso: hanno sicuramente superato le difficoltà normalmente presenti nella famiglia, perchè insieme a loro camminava Gesù anche se loro non se ne sono accorti. E chi se ne accorge è ancora più felice. Invece di arrovallersi solo sul come affrontare le separazioni, i nuovi accoppiamenti, le famiglie allargate e quant’altro, si cerchi di offrire servizi di accompagnamento, di preparazione di buon consiglio, di formazione cristiana alle coppie prima del matrimonio ed anche durante in modo permanente. Si dovrebbe cominciare a proporre lo studio e l’osservanza dei Comandamenti ( tra cui quello che dispone” non desiderare la donna d’altri”) e la riflessione su pagine delle scritture sul tema come quella di questa domenica 7 ottobre ( Genesi, 2,18-24, e Vangelo secondo Marco 10,2-16) sin dall’adolescenza affinchè non si arrivi a formare poi con tanta superficialità coppie senza avere ben chiara la portata degli impegni che si vanno ad assumere nei confronti di sè stessi, di un’altra persona e dei figli nonchè nei confronti di tutta la società che è costretta a subire anche gli effetti negativi di disgregazioni e sofferenze individuali.La coppia cristiana come nucleo missionario santificato dalla Fede, viva ,concretamente vissuta.
    Maria Laura Petrongari (Movimento per la vita).

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