Rifugiati in via Salaria. Qualcosa si muove

L’iniziativa di solidarietà in favore dei rifugiati nel villino di via Salaria, condivisa fra i vari uffici della nostra Diocesi (Caritas, Migrantes, Pastorale Sociale e Lavoro) si è allargata in questo periodo santo di Quaresima al Gruppo di Volontariato di San Vincenzo di Rieti.
Mentre la Procura della Repubblica di Rieti continua a lavorare in silenzio sulle responsabilità di chi doveva impegnarsi ad aiutare questi profughi provenienti dalla Libia ad intraprendere un cammino di una vera integrazione, purtroppo mai avvenuta, gli uffici diocesani continuano a sostenere questi sfortunati ragazzi con il cibo, la legna per riscaldarsi, e aiutando chi intende lasciare la nostra città in cerca di lavoro e di un futuro migliore. Il Gruppo di San Vincenzo di Rieti, sempre attento alle persone sole, agli anziani, ai poveri ha sostenuto questa iniziativa diocesana con senso di generosità.
Ed è importante perché questa azione serve anche per aprirci il cuore, perché si rompa nella nostra provincia la “globalizzazione dell’indifferenza”. «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono» dice Papa Francesco nel suo messaggio per la Quaresima 2015.
Allora ci siamo interrogati: «Dov’è tuo fratello?» (Gen.4,9). E una piccola risposta di speranza è stata data ai nostri fratelli profughi. Non è molto. Ma è l’inizio di una consapevolezza. È un ricordarsi che la «sofferenza dell’altro costituisce un richiamo alla conversione, perché il bisogno del fratello mi ricorda la fragilità della mia vita, la mia dipendenza da Dio e dai fratelli» come si legge ancora nel Messaggio di Quaresima del Santo Padre.
Questa presenza dei profughi nella nostra città di Rieti ci deve aiutare a riflettere sulla nostra sincerità nell’amare e nell’accogliere chi è meno fortunato di noi, anche se può sembrare sporco, se è senza difesa, se chiede l’elemosina lungo le strade, dinanzi alle chiese.
A volte questo ci dà fastidio perché siamo egoisti e attaccati ai beni della terra. Preferiamo di non vederli: «che rimangano nel loro paese, nella loro miseria».
Ma così dimentichiamo che anche il cotone del vestito che indossiamo proviene da quei paesi ove c’è violenza, ove c’è guerra, ove c’è dittatura. E anche l’oro e il diamante della collana provengono da quelle zone ove si muore ancora di malaria, di vermi intestinali, di fame…
Nessuno s’interroga su come quelle materie prime sono arrivate qui da noi. Forse è arrivata l’ora di soffermarci seriamente sui tanti nomi di occidentali che nascondono presso l’HSBC/Private Bank in Svizzera beni tolti a questi paesi lontani grazie alla collaborazione di ambienti e signori molto discussi.
Anzi, ciò che il signor Falciani ci ha fatto scoprire è solo la punta dell’iceberg di questo mondo di malaffari, di connivenza con ambienti criminali, di sfruttamento dei poveri come se noi stessi fossimo eterni qui sulla terra.
Auguriamo di cuore a tutti i cattolici una Quaresima da vivere pensando alla propria conversione dall’attacamento morboso ai beni materiali, ad un atteggiamento di una solidarietà più sincera, ad un atteggiamento di condivisione di una parola buona di conforto e di consolazione a chi ne ha bisogno, ma anche come opportunità per aiutare con gesti di carità i vicini e i lontani.

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