Rifugiati stranieri, se la parola giusta è «integrazione»

A Rieti «ConfrontiamoCI», scambio di esperienze per una vera accoglienza Caritas in prima linea.

Rieti centro d’Italia: per due giorni, centro di quell’Italia che, al di là delle polemiche su quanti posti per regione e su barconi da colpire, sa dimostrarsi accogliente e attenta alle esigenze di chi lascia la propria terra certo non per sfizio. L’interessante meeting a carattere nazionale “ConfrontiamoCI”, promosso dal Comune con l’organizzazione della Caritas reatina (e il valido supporto della Prefettura), ha riunito lunedì e martedì all’Auditorium Varrone operatori di diverse parti d’Italia impegnati nei progetti Sprar, il Servizio di protezione rifugiati che il ministero dell’Interno distribuisce tra i Comuni italiani che poi, con regolare bando, affidano la gestione dei programmi a organizzazioni ed enti in possesso dei requisiti richiesti.

Un’attività che a Rieti, in questi ultimi anni, vede all’opera il mondo cattolico come quello laico, attraverso l’apposito servizio messo in piedi dalla Caritas diocesana per rifugiati adulti, mentre con i minori non accompagnati opera un’apposita struttura dell’Arci. E per la città è stato un vanto, ha detto il sindaco Petrangeli in apertura del convegno, «poter ospitare un appuntamento così importante. È bello che il centro d’Italia ospiti in questi due giorni i tanti che in tutto il Paese sono impegnati con passione e dedizione nelle politiche di accoglienza e integrazione in un momento in cui, purtroppo, ancora una volta questi temi non sono oggetto di politiche amministrative, ma piuttosto di propaganda politica».

È stata un’occasione per mettere a confronto gli operatori e scambiarsi esperienze rispetto a quell’impegno che, verso i richiedenti asilo e i rifugiati, non si ferma all’ospitalità ma punta alla loro piena responsabilizzazione e integrazione nel tessuto della società, come evidenziato dall’assessore Stefania Mariantoni, competente in Comune per le politiche sociali: «Il concetto di immigrazione non può prescindere da quello di integrazione e di inclusione sociale. Per questo ritengo che non tutte le prassi che si sviluppano sul nostro territorio portino poi alla vera inclusione ». Il lavoro con la Caritas – che l’assessore ha fortemente ringraziato per l’organizzazione dell’evento – produce da tempo frutti concreti in questo campo. Anche con l’Arci si stanno pensando forme innovative per una maggiore e più efficace integrazione dei minori stranieri, ideando percorsi che vadano sempre più nella direzione dell’accoglienza familiare.

La due giorni ha visto intervenire esperti di varia estrazione e competenza. Un’occasione anche per fare il punto su tutte le politiche di accoglienza degli stranieri che, ha sottolineato il direttore della Caritas diocesana don Benedetto Falcetti, non possono essere secondarie in un’Italia – e un’Europa – che con l’arrivo di persone da fuori Ue dovrà sempre più fare i conti: «La straordinaria accelerazione delle migrazioni è certamente da ascrivere all’incredibile proliferazione di tensioni e conflitti ai confini dell’Europa ».

Ma ancor prima «il fenomeno della mobilità umana appare destinato a diventare uno dei maggiori drammi contemporanei, tale da violare, in modo sempre più spietato, il principio di dignità di ogni persona, caro non solo al cristianesimo, ma alla stessa civiltà europea». L’esperienza reatina di integrazione può fare da modello, ha detto il responsabile del settore immigrazione di Caritas Italiana Oliviero Forte: il saper «vivere questo fenomeno in maniera realistica, con l’idea che nessuno potrà arrestare questi flussi: bisogna saperli governare, e in questo c’è spazio anche per una buona politica di integrazione».

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