Riformare la catechesi: capire chi si ha davanti

Il catechista, e chi si occupa di catechesi, non deve certamente adattare e abbassare il Vangelo alle effettive condizioni dei bambini e dei ragazzi che incontra, ma deve cercare di portarli verso le vette che propone il messaggio cristiano; questo però secondo la legge della gradualità, che non è gradualità della legge (Veritatis Splendor di Giovanni Paolo II).

Vale a dire che non dobbiamo adattare il messaggio alla pochezza o ai capricci delle persone, ma neppure possiamo pretendere che tutti i bambini e i ragazzi siano uguali, che i loro genitori e le loro famiglie siano uguali, che partano tutti dallo stesso livello.

Gradualmente si devono aiutare a salire le vette del Vangelo, non pretendere che partecipino tutti allo stesso modo e con la stessa intensità.

Ciò significa, anzitutto, conoscenza della società attraverso le scienze umane: il Direttorio generale per la Catechesi del 1997 in questo senso è molto esplicito.

Adattare il linguaggio, conoscere la pedagogia, la psicologia, la sociologia, per capire anzitutto il mondo e il complesso intreccio delle relazioni nel contesto odierno.

Il direttorio parla anche dei contenuti, e dispiace un po’ che molti movimenti diano poca importanza ai contenuti in se stessi, ma da veicolare a seconda della condizione e dell’età.

Per questo la partecipazione dei genitori agli incontri di catechesi dei figli non è proponibile, poiché a loro va riservato un diverso “trattamento” per contenuti e per metodo, per linguaggio e per fini.

Rovesciare contenuti o formule o nozioni ad un bambino di nove anni del 2014, come ad un bambino di nove anni del 1990 non è pensabile, come non è possibile parlare della Trinità a ragazzi di quattordici anni e, con lo stesso metodo e linguaggio, ai loro genitori.

Per capire chi si ha davanti e gettare il seme buono del Vangelo ci vogliono tutta una serie di competenze, come quando si dissoda il terreno prima di seminare.

Questi princìpi sono presenti in tutti i documenti che costituiscono l’ossatura della catechetica: il Rinnovamento della catechesi, il Direttorio generale per la catechesi, il Direttorio catechistico generale, la Evangelii Nuntiandi, la Catechesi Tradendae, il De Catechizandis Rudibus. Questi sono gli attrezzi, ben prima dei catechismi, che ogni catechista dovrebbe avere sempre a portata di mano.

Altrimenti noi confondiamo le mète che ci propongono alcuni documenti, anche l’ultimo dei Vescovi “Incontrare Gesù”, con i metodi e i punti di partenza.

Il bambino che ho davanti con il padre alcolista e disoccupato non può essere “torturato” presentandogli la vetta della Sacra Famiglia, come cellula tipo, a cui tutti i credenti si devono uniformare, perché in questo modo si sentirà decisamente fuori del circuito.

Il bambino o il ragazzo figlio di genitori separati non può stare a pensare che i genitori sono i primi educatori nella fede e che la sua famiglia dovrebbe essere come quella del mulino bianco.

Perché in questo modo si sentirà “scomunicato” e in modo irreparabile, insieme ai genitori. Scomunicati è il termine che usano spesso i giovani quando parlano dei genitori divorziati.

Nella presentazione della “teologia del dolore e della sofferenza”, ad esempio, bisogna essere molto cauti, soprattutto quando nelle famiglie di provenienza ci sono situazioni gravi che non sono accettate, superate, accolte, e quando sono state causa di lacerazioni e incomprensioni.

Conoscere le scienze umane, anche nel campo della catechesi come in quello della famiglia, significa sapere da che parte cominciare, dopo che si è fatta un’analisi della realtà concreta dei bambini e dei ragazzi che abbiamo davanti.

La presentazione del messaggio deve risultare una proposta attraente non un capestro da cui fuggire inorriditi.

7 thoughts on “Riformare la catechesi: capire chi si ha davanti”

  1. Don Marco

    non so a quali tipo di incontri il signor massimo casciani ha paratecipato per arrivare a descriverli come “incontri di tortura” per un bambino che ha i genitori separati, o addirittura incontri in cui si presenta il modello della Sacra Famiglia come famiglia “mulino bianco”! siamo all’assurdo, non siamo cosi ingenui signor Casciani e poi le ricordo che non è bello che lei, come portavoce del Vescovo continui ad attaccare in questo modo le iniziative che si stanno svolgendo in alcune parrocchie e vicarie della nostra Diocesi. Iniziative che il Vescovo in prima persona ha voluto si mettessero in atto e continua a desiderarne lo svplgimento. quindi come funziona la cosa? il Vescovo promuove e lei che ne è il portavoce sminuisce e ridicolizza? cosi non va. ancora una volta poi quello che lei dice si discosta da quanto continuamente il papa afferma… non sono i sociologi, gli psicologi e i pedagogisti che noi dobbiamo annunciare come Chiesa! certo le scienze umane sono importanti e la loro conoscenza può aiutare, ma noi dobbiamo portare prima di tutto Gesù Cristo e il suo Vangelo! Lui è il grande terapeuta dell’uomo e l’incontro con lui può guarire davvero le tante ferite e sofferenze che l’uomo e la famiglia umana oggi vive.

  2. Massimo Casciani

    Intanto è d’uopo precisare che il portavoce del vescovo, come dice l’espressione stessa, porta la voce del vescovo quando si rivolge ai mezzi di comunicazione (e non solo) in tale veste; ma ha il diritto di esprimere il suo pensiero in modo pacato e con argomentazioni, a titolo personale, e principalmente se cita le fonti, su tutte le questioni che vuole.
    Spiace constatare che esponenti del clero si dilettino ad attaccare non tanto i contenuti quanto la persona che esprime la propria opinione, quando questa si discosti dalle loro idee ed esperienze, solo perché un laico osa occuparsi di questioni ritenute appannaggio assoluto dei preti, signor Marco Tarquini.
    I titoli di dottore e di professore, poi, mi sono attribuiti e riconosciuti sia dall’ordinamento ecclesiastico che civile e noto un certo disprezzo nel chiamarmi signor Massimo Casciani, che non si addice per niente a chi sostiene che basti Cristo per stare bene in questo mondo e avere relazioni buone con il prossimo. Sarà un caso, ma sono proprio questi che molto spesso hanno relazioni quantomeno difficili e opache con gli altri, sconfessando nella pratica ciò che teorizzano.
    Il principio, poi, del solus Christus, è diretta derivazione dell’eresia luterana, che alcuni esponenti del clero reatino vorrebbero farci per forza ingurgitare, per cui se sto male con gli altri, basta Cristo e ci sto bene, se non vado d’accordo con mia moglie, basta Cristo e ci vado d’accordo, se mi rompo una gamba, basta Cristo e non vado dall’ortopedico. È una teoria peregrina, ma anche pericolosa.
    Io non ho fatto riferimenti ad esperimenti che si stanno facendo, e gli incontri a cui ho fatto cenno sono quelli di cui mi parlano liberamente più di 400 giovani ogni anno, da quasi vent’anni. Parlo con tantissimi genitori e vedo che tutti o quasi mi raccontano quello che si fa nelle parrocchie: molte cose buone, ma anche alcune cose inutili. Facendo le analisi critiche forse miglioriamo qualcosa. Dire quanto siamo bravi soltanto, forse non ci porta molto lontano. Ho sottolineato che non sempre è così e che non tutti fanno così, ma un certo modo di fare catechesi è piuttosto diffuso, quindi non mi sono riferito alle ultime sperimentazioni di cui non intendo occuparmi, ma a qualcosa di molto più diffuso e antico. Pertanto il vescovo, primo catecheta della sua diocesi, può autorizzare e incentivare le sperimentazioni che vuole. Se non sono d’accordo glielo dico, ma non è che per questo non ci parlo più o giro a largo.
    Non ho neppure sostenuto che dobbiamo annunciare i sociologi, gli psicologi, i pedagogisti o i sessuologi, perché questo vuol dire o non aver capito o non voler capire. Ho sostenuto che ci vogliono anche altre competenze “per dissodare il terreno”. Queste cose le ho studiate nelle facoltà pontificie nei corsi di catechetica quasi venti anni fa, e pensavo che lo stesso avessero fatto i preti, ma forse mi sono sbagliato. Non solo “non voglio capire, ma mi sono pure sbagliato con grande competenza e autorità”.

  3. Lorenzo Blasetti

    Ribadisco: chiesa di Rieti ma di che hai paura? I problemi della catechesi e dell’iniziazione cristiana? C’è Massimo Casciani. I problemi dei corsi prematrimoniali? C’è ancora Massimo Casciani. I problemi della liturgia? C’è ancora e sempre Massimo Casciani. C’è davvero da ridere se, purtroppo, tutto questo non fosse indizio di una tragicommedia, alimentata e sostenuta anche dal nostro vescovo, che si sta consumando da diversi anni in questa diocesi. Qui in questa diocesi persone che non hanno nessuna competenze teologica, pastorale, liturgica, catechetica e nessuna esperienza diretta di ciò che significa vivere ogni giorno queste problematiche si arrogano il diritto di pontificare senza rendersi conto della gravità delle affermazioni che propongono attraverso meandri logici di difficile lettura e ragionamenti sconclusionati buttati lì tanto per riempire qualche pagina cartacea o informatica. Non dovrebbero in una diocesi normale entrare in gioco gli uffici competenti, liturgico e catechistico in relazione con gli uffici competenti della chiesa italiana, per dirci come dovrebbero andare le cose in questi settori? Nella nostra diocesi “speciale” non è così: noi abbiamo Massimo Casciani e peggio per le altre diocesi se non ce l’hanno! Ma ci rendiamo conto di quello che è in gioco? Ci rendiamo conto che questi problemi sono oggetto di studi e di riflessioni di gente che vi dedica la vita ogni giorno, pagando a volte il prezzo di sofferenze impensabili per chi si mette davanti a un computer con la presunzione che qualche corso di catechetica fatto quasi vent’anni fa sia sufficiente ad ergersi a giudice? Mi permetto di fare, a chi di dovere, una proposta: un convegno pastorale in cui il sig. Massimo Casciani venga a farci scuola e a dirci come fare catechesi, come celebrare, come preparare i giovani al matrimonio, come fare i preti. Ci venga a dire il sig. Massimo Casciani come ha fatto e fa scuola di religione (?) o come ha fatto e fa catechismo. Ci faccia toccare con mano i risultati del suo modo di operare in questi campi che, per noi poveri preti ignoranti, incompetenti e “protestanti”, risultano così difficili semplicemente perché riteniamo che il nostro compito è quello di aiutare la gente a capire la serietà del messaggio cristiano. Sì, a capire che “solo Cristo” è sorgente di autenticità e di salvezza, così come ci hanno raccontato gli apostoli, gli evangelisti, i padri della chiesa, i martiri. Però poveretti, loro non sapevano che sarebbe apparso nei cieli della chiesa reatina lui, astro luminoso, che finalmente avrebbe posto fine alla bazzecole che ci hanno raccontato. Mai più dunque “solo Cristo” ma lui, Massimo Casciani. E non si offenda Cristo se deve fare, educatamente e modestamente, un passo indietro.
    Da ultimo: don Marco, ti esprimo la mia soldarietà… Non volevo risponedere a questo ulteriore intervento dell'”astro luminoso”, ma dopo che l’ho letto non ho potuto fare a meno d soldarizzare con te.

  4. Don Marco

    dire che l’idea del convegno a noi poveri preti ignoranti è ottima, cosi potremo essere illuminati dal Dott. Professor Casciani…

  5. Maria Laura petrongari

    Mi spiace leggere il contrasto tra cristiani. Penso che tutti concordiamo sul fatto che attraverso il servizio della catechesi svolta da religiosi oppure da laici si intende proporre la conoscenza del messaggio di Cristo . Egli non è un umano speciale ma è il figlio di Dio anzi Dio stesso fattosi uomo.Egli ha percorso tutte le esperienze umane ed anche fu tentato dal male come tutti gli esseri umani ma ci ha insegnato a resistere.Lui ha resistito e si è opposto al male fino al sacrificio consapevole della propria vita per fare la volontà del Padre.Perciò penso che al di là dell’esperienza di appofonditi studi sociali o teologici che sono sicuramente da ritenere ottime esperienze di formazione e confermazione personali, il cristiano catechista dovrebbe essere comunque principalmente capace di trasmettere la conoscenza dei valori proposti dal vangelo. Ciò si può ottenere efficacemente da parte del catechista attraverso la persuasione dei destinatari (giovani o adulti) grazie alla sua personale testimonianza : lui, il catechista deve essere il primo a crederci. E sui valori non si possono fare sconti. Il cristiano ha il dovere di dire la verità sempre al di là dei costumi della società in un dato momento storico.Il Vangelo propone, per consentire ad ogni persona (chiunqe essa sia, qualsiasi realtà essa viva anche suo malgrado) di intercettare una buona strada percorribile secondo la propria condizione per incontrare lo sguardo del Signore che insegna a non errare e propone il perdono a fronte del pentimento e della speranza di rinascita spirituale. Perciò a mio parere il compito principale del catechista è piuttosto quello di rassicurare nell’intraprendere azioni pratiche personali secondo gli insegnamenti del vangelo.Gesù catechizzava con parabole .Egli non ha scritto nulla ma ha praticato valori i quali, nella misura in cui sarebbero stati condivisi e creduti, sarebbero stati anche tramandati attraverso proprio l’incontro personale.Le esperienze buone, positive, belle anche se faticose debbbono essere consegnate da ciascuno di noi agli altri fratelli.E poi ognuno sarà libero, se vorrà restare dentro la Chiesa e percio’ non scomunicato, di accettare la parola di Cristo oppure rifiutarla.C’è bisogno che i maestri siano i primi convinti dei contenuti che trasmettono e che comunichino con semplicità, le verità rivelate da Gesù consegnandole all’esercizio delle loro coscienze. Mi scuso per l’intromissione ma secondo me è prioritario mettersi a lavorare, ciascuno con i propri talenti, in questo grande ospedale come ha detto Papa Francesco che è la Chiesa oggi e curare senza indugio i malati affinchè tante malattie non contagino anche chi ancora non è malato!!.
    Maria laura Petrongari

  6. Massimo Casciani

    Se l’astio, il risentimento e la caustica ironia che traspaiono da certe risposte vogliono dimostrare che Cristo non basta o addirittura non serve, o peggio ancora, che Dio non voglia, che sia addirittura dannoso ci siete pienamente riusciti e ci state riuscendo. Se chi si nutre del vangelo e delle specie eucaristiche ogni giorno è così, allora è meglio niente. Solo chi non ha Cristo può esprimersi così. E pensare che di anni per fare le riforme ne ha avuti a disposizione parecchi. Cara Maria Laura ha ragione! Ma mi vanto di avere questo merito: aver fatto uscire tutta questa cattiveria gratuita da parte di chi vede le proprie chiese mezze vuote e predica ormai a pochi rassegnati. Nella nostra “speciale” diocesi di Rieti, negli ultimi trent’anni, solo una persona ha potuto parlare di certi argomenti.
    Dopo i miei studi ho fatto centinaia di ore di aggiornamento su questi temi, ma non ho la pretesa di parlare all’alto clero reatino che può chiamare a tenere convegni illustri docenti esperti in questa materia.
    Praticamente qualcuno vorrebbe tappare la bocca a chiunque esprima opinioni diverse: se questo fosse il vangelo, ne farei volentieri a meno!

  7. Lorenzo Blasetti

    “Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato” (Mt 23,8-12): Gesù non lo diceva per astio ma perché non sopportava la presunzione di chi si riteneva “guida”. Basta leggere gli articol del sig. Casciani per capire che quando, in quest’ultimo intervento, dice “non ho la pretesa di parlare all’alto clero” sta dicendo una cosa in cui non crede o comunque in cui sta facendo finta di credere. Se di astio c’è da parlare, allora sarebbe interessante analizzare gli articoli di Casciani da un punto di vista psicologico (sì, la psicologia serve eccome!) e da un punto di vista evangelico (Gesù Cristo più e prima della psicologia) per capire da dove nasca tutto il suo astio nei confronti del clero reatino. Ma il problema è ecclesiale: purtroppo in questa chiesa ci si mette all’ombra del vescovo e poi si sente il diritto di sproloquiare su tutto, ignorando che un progetto liturgico, catechetico o pastorale va elaborato dagli uffici competenti con fatica e serietà e non sparando frasi ad effetto, ma riflettendo sui problemi reali che la chiesa è chiamata ad affrontare alla luce della Parola. E il primo e fondamentale problema sta nel fatto che noi continuaiamo a vivere un’esperienza di fede in cui “Cristo non basta”, come sostiene il sig. Massimo Casciani, sempliecemnte perché lo abbiamo relegato all’ultimo posto e ci siamo dimenticati che “mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani” (ICor 1,22s.). Tutto qui.

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