Rieti violenta e media: tra il vero e il falso

Nei giorni scorsi due notizie hanno occupato le testate del nostro territorio: quella di atti di bullismo nei confronti di un giovane che non si può difendere da solo – approfondita su «Frontiera» con un’intervista alla madre – e quella di una giovane che si è inventata di essere stata violentata nei bagni della stazione, salvo essere stata smascherata dalle videocamere di sorveglianza, dalle quali risulta che ha chiamato il 113 immediatamente dopo essere scesa dal treno.

Sono storie che fanno accapponare la pelle: la prima perché ci dice chiaramente che non possiamo più dare per scontato nulla, neppure il più elementare rispetto per gli esseri umani, soprattutto quelli disabili, deboli, piccoli, indifesi; la seconda perché ci ricorda che c’è troppa gente disadattata, malata, bugiarda a cui si dà credito a prescindere, almeno prima facie.

Da entrambi i casi emerge il fallimento più macroscopico: di famiglie guidate da genitori incapaci di forgiare i figli; di una scuola che in troppi casi non riesce a dare né contenuti, né valori: il rispetto del prossimo, l’amore per la verità.

Sbeffeggiare e deridere il prossimo viene ancora considerato un punto d’onore, vuol dire essere considerati coraggiosi, essere guardati con ammirazione; passare per vittima, magari di un abuso sessuale, fa provare a tutti compassione e ci si sente al centro del mondo. Ma se non è vero viene persino svalutata la gravità di certi atti quando sono compiuti veramente.

Sia per l’aggressione al ragazzo, che per il racconto della ragazza è risultato centrale il ruolo dalle telecamere. E se non avessero funzionato o non ci fossero state? E se la ragazza avesse fatto i nomi di gente ignara? Si deve andare in giro cercandosi degli alibi?

E poi il ruolo dei mezzi di comunicazione che vogliono sempre arrivare per primi, e quello di chi dà ad essi le notizie di prima mano: spesso l’articolo usa il condizionale, ma lo strillone fuori dall’edicola l’indicativo presente. Se denuncia, intanto è vero, poi si verifica? No! Se denuncia e non ha prove, intanto è falso, poi si verifica.

Il che non toglie che la delinquenza in città sia decisamente in aumento. I fatti dei locali commerciali svaligiati e danneggiati sono concreti e accaduti, sintomo di un malessere in aumento, di una povertà diffusa, di uno sbandamento dilagante.

È necessario un maggiore controllo delle forze dell’ordine, un controllo mirato, non sporadico, ma anche non prevedibile. Più ancora sarebbe necessario il controllo sociale e sapiente dei cittadini e delle istituzioni.

Forse oggi più che nel passato, in ragione di una evoluzione sociale che porterà ad una mobilità umana rapida e massiccia, a cambiamenti in ordine alla strutturazione delle famiglie, ad un impoverimento di intere fasce della popolazione, è doverosa una maggiore collaborazione tra realtà che sappiano coniugare etica e senso civico, morale e diritto, appartenenza e dialogo col diverso.

Più che sfide sono opportunità, starà a noi tutti saperle cogliere.

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