Scomparse

Rieti saluta Andrea e Stefano, il ricordo dei figli: «Il vostro coraggio ci aiuterà ad andare avanti»

Rieti unita nel dolore. Si sono svolti oggi presso la Cattedrale di Santa Maria Assunta i funerali del trentottenne Andrea Maggi e del cinquantenne Stefano Colasanti, entrambi rimasti vittime del tragico incendio dello scorso 5 dicembre in un distributore di carburante di Borgo Quinzio.

Rieti unita nel dolore. Si sono svolti oggi presso la Cattedrale di Santa Maria Assunta i funerali del trentottenne Andrea Maggi e del cinquantenne Stefano Colasanti, entrambi rimasti vittime del tragico incendio dello scorso 5 dicembre in un distributore di carburante di Borgo Quinzio.

Lutto cittadino e serrande abbassate in segno di cordoglio e di vicinanza alle due famiglie, l’una originaria della Sabina, l’altra di Vazia. La salma di Stefano Colasanti, vigile del fuoco, è partita alle 10 dalla camera ardente della caserma di via Sacchetti Sassetti per attraversare il centro storico e raggiungere il duomo, trasportata su un’autoscala del Corpo.

Commozione sotto i caschetti per i colleghi, alcuni dei quali ancora ricoverati per ustioni, coordinati con cenni del viso del comandante Mauro Caciolai, visibilmente provato dalla tragedia che ha colpito i suoi uomini a pochi mesi dall’arrivo a capo del comando di Rieti.

Il feretro di Andrea è arrivato invece dall’ospedale San Camillo de Lellis di Rieti, accompagnato da amici e familiari.

«Stefano andava a Monterotondo fuori servizio ed Andrea era a casa. Entrambi sono stati attratti, risucchiati e, quindi, scomparsi: la vita è fragile ed imprevedibile, sottoposta a continui test di sopravvivenza, anche se ce n’è sempre uno che non si supera», ha detto il vescovo Domenico durante l’omelia, affiancato da monsignor Ernesto Mandara, vescovo della Diocesi Suburbicaria di Sabina-Poggio Mirteto, alla quale apparteneva Andrea.

Ai primi banchi della Cattedrale, la compostezza e la dignità dei familiari delle due vittime, di fianco le autorità, tutt’intorno i vigili del fuoco giunti da tutta Italia per omaggiare il collega perito mentre cercava di prestare soccorso nello spaventoso rogo causato dall’autocisterna in fiamme.

Visibilmente provati anche gli uomini della Polizia di Stato coadiuvati dal questore Antonio Mannoni, stretti intorno all’agente Claudio, fratello di Stefano e molto conosciuto in città. È stato lui, sostenuto dagli amici, a trovare la forza di suonare il “silenzio” con la tromba a fine cerimonia.

Dopo la benedizione dei feretri, gli omaggi dei figli, dall’ambone. Nessuno riesce a trattenere le lacrime quando Benedetta, la figlia diciassettenne di Stefano, ricorda «il sorriso e il coraggio del padre che le daranno la forza di andare avanti», e quando viene letta la lettera del piccolo Flavio, otto anni, figlio di Andrea: «papà, non lasceremo che il tempi asciughi il tuo ricordo».

Monsignor Pompili ricorda il valore della vita, imprevedibile e «drammaticamente preziosa, al punto da non poterne sprecare alcun istante». Istanti che le vittime hanno impiegato per mettersi al servizio del prossimo, come ha fatto Stefano che, fuori servizio, invece di tirar dritto si è fermato alla vista delle fiamme, per allontanare più persone possibile dal pericolo. E come ha fatto Andrea, che si è mosso per raggiungere un suo amico, dopo avere appreso del rogo nel luogo di lavoro dove si trovava. Per entrambi, nessuno scampo.

Durante la cerimonia, affollata di autorità, non c’è spazio per convenevoli, formalità, riverenze. Solo un dolore composto che sfocia all’uscita della Cattedrale, quando la salma di Andrea si avvia verso la sua Montelibretti, e quella di Stefano viene di nuovo messa sull’autoscala al canto dei colleghi: «salviam la vita agli altri il resto conta poco, il pompiere paura non ne ha».

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