Sanità

Asl Rieti, presentato il primo Piano Aziendale delle Cronicità

E’ stato presentato questa mattina il Piano Aziendale delle Cronicità della provincia di Rieti, primo esempio di programmazione aziendale specifica in tutta la Regione Lazio.

E’ stato presentato questa mattina dall’assessore alla Sanità e l’Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio, Alessio D’Amato e dal direttore generale della Asl di Rieti, Marinella D’Innocenzo il I° Piano Aziendale delle Cronicità della provincia di Rieti.

«Le malattie croniche – ha spiegato D’Amato – rappresentano la vera sfida della sanità del futuro del Lazio. La domanda di servizi sanitari per soggetti anziani con patologie croniche negli ultimi anni è diventata sempre più alta e, di conseguenza, la spesa destinata a questa fascia di popolazione».

La provincia di Rieti presenta un indice di vecchiaia tra i più alti a livello nazionale con circa il 25% della popolazione over 65 anni e punte vicine al 30% in alcune zone del territorio.

«Il Piano Aziendale delle Cronicità – conclude D’Amato – rappresenta uno strumento importante per garantire equità, accessibilità e fruibilità delle cure e definisce un’impronta innovativa nella governance aziendale».

Il Piano delle Cronicità della Azienda Sanitaria di Rieti, primo esempio di programmazione aziendale specifica in tutta la Regione Lazio, è un importante strumento di pianificazione sanitaria per i pazienti cronici: un sistema completamente nuovo, che vuole mettere al centro la persona e il suo progetto di cura, rafforzando l’integrazione tra le diverse professionalità, passaggio indispensabile per migliorare la prevenzione e il controllo delle malattie al fine di assicurare una buona qualità di vita ai pazienti.

«L’obiettivo – ha spiegato D’Innocenzo – è modificare la prospettiva utilizzata finora per la presa in carico dei pazienti, concentrando la competenza su urgenze e alta specializzazione all’Ospedale e affidando all’assistenza territoriale la cura delle malattie croniche tramite l’incremento della domiciliarità anche attraverso l’uso della tecnologia (dalla Teleassistenza domiciliare al Teleconsulto specialistico), la realizzazione di reti assistenziali, la centralità del ruolo dei medici di famiglia, la riorganizzazione dei servizi sul territorio, l’elaborazione di Piani di cura personalizzati per i pazienti, la creazione di percorsi clinico assistenziali integrati ospedale-territorio e omogenei sull’intera provincia».

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