Rieti e il male del gioco

Si terrà il 5 aprile un incontro formativo, promosso dall’Ufficio Diocesano per la Pastorale della Salute, sulla dipendenza da gioco.

Il tema della ludopatia è di grande attualità. Sta infatti diventando un vero e proprio problema sociale, che spesso finisce con lo stravolgere la vita di intere famiglie. Per introdurre l’argomento ne abbiamo parlato con Luca Sabetta, medico specializzato in questo genere di patologie e relatore al convegno del 5 aprile.

Dott. Sabetta, davvero il gioco d’azzardo può dare luogo ad una vera e propria malattia?

Assolutamente sì. Il gioco d’azzardo patologico è una delle prime forme di “dipendenza senza droga” studiate, e ha ben presto attratto l’interesse della psicologia e della psichiatria, ma anche dei mezzi di comunicazione di massa, degli scrittori e dei registi, al punto che si continua spesso a riparlarne in relazione alle sue conseguenze piuttosto serie sulla salute ed in particolare sull’equilibrio mentale che questo tipo di problema è in grado di produrre.

Ma non tutti i giocatori sono malati…

È necessario operare una distinzione tra giocatori d’azzardo e giocatori patologici. Per molte persone, infatti, numerosi giochi d’azzardo tra quelli elencati sono piacevoli passatempi, in taluni casi occasionali e in altri abituali, ma anche in quest’ultimo caso non significa che il gioco sia necessariamente patologico, dal momento che non è la quantità il fattore discriminante del problema. Il giocatore compulsivo, infatti, si pone lungo un continuum che conta diverse tappe dai confini spesso sfumati. Vanno dal gioco occasionale, al gioco abituale, al gioco a rischio fino al gioco compulsivo. Di conseguenza, il gioco d’azzardo patologico si configura come un problema caratterizzato da una graduale perdita della capacità di autolimitare il proprio comportamento di gioco. Una condizione che finisce per assorbire, direttamente o indirettamente, sempre più tempo quotidiano, creando problemi secondari gravi che coinvolgono diverse aree della vita.

Ci sono dei sintomi caratteristici?

Si può parlare di una vera e propria “dipendenza dal gioco d’azzardo” se sono presenti sintomi di tolleranza, come il bisogno di aumentare la quantità di gioco, sintomi di astinenza, come malessere legato ad ansietà e irritabilità associati a problemi vegetativi o a comportamenti criminali impulsivi, e sintomi di perdita di controllo manifestati attraverso incapacità di smettere di giocare. Se prevalgono altri sintomi maggiormente legati al deficit nel controllo degli impulsi, il comportamento di gioco patologico impulsivo va ricondotto soprattutto ad un problema in quest’area, senza che si possa necessariamente parlare di dipendenza.

Esistono specifici fattori di rischio che predispongono a diventare “giocatori d’azzardo impulsivi”?

Beh, esistono 3 aspetti , generalmente ritenuti in interazione fra loro. Sono quelli biologici, quelli ambientali ed educativi, e quelli psicologici. Nel primo caso sono fattori principalmente neurofisiologici, ancora non ben dimostrati, ossia allo squilibrio che si potrebbe determinare nel funzionamento del sistema di neurotrasmettitori cerebrali atti a produrre serotonina, una sostanza chimica cerebrale, responsabile di un equilibrio affettivo-comportamentale, che nei giocatori patologici scenderebbe sotto i livelli comuni rispetto alla media. Gli aspetti ambientali sono inerenti sia l’educazione ricevuta e quindi l’ambiente evolutivo caratterizzato da situazioni problematiche e da una tendenza a stimolare e ipervalorizzare le possibilità di felicità legate al possesso del denaro, sia la presenza di difficoltà economiche legate ad esempio allo stato di disoccupazione che sembra un particolare fattore di rischio per l’insorgenza della ludomania. Quanto agli aspetti psicologici, talvolta sembrano più connessi alla presenza di tratti di personalità lussuriosa e avara di denaro, talvolta al bisogno di riuscire a dimostrare un controllo sul fato e sul caso, come simbolo del controllo sul mondo che sfugge ad una regolarità.

Alcuni giochi sono più “pericolosi” di altri?

I giochi che sembrano predisporre maggiormente al rischio sono quelli che offrono maggiore vicinanza spazio-temporale tra scommessa e premio, quali le slot-machines e i giochi da casinò, ma anche i videopoker e il Bingo.

Esiste il giocatore tipo? Si può tracciare una sorta di identikit del giocatore?

Possiamo dire che il 75 % è uomo e il 25% donna. Tra le donne, le casalinghe e le lavoratrici autonome dai quaranta ai cinquant’anni e, tra gli uomini, i disoccupati o i lavoratori autonomi che hanno un frequente contatto col denaro o con la vendita ed un’età intorno ai quarant’anni.

Come si esce dal vizio del gioco?

Un intervento necessario è la partecipazione dei giocatori a gruppi di auto-aiuto per Giocatori Anonimi, in cui essi riconoscono il problema, lo condividono con altre persone e raggiungono dei traguardi verso l’abbandono basati sull’analisi delle tecniche di autoinganno comuni che spesso vengono più facilmente osservate nei racconti degli altri che rispecchiano i propri pensieri. In tali gruppi, gli obiettivi terapeutici vanno sempre centrati sulla possibilità di modificare, oltre che il comportamento di gioco, il substrato cognitivo fatto di pensieri legati all’idea che prima o poi arriverà il giorno in cui il gioco potrà cambiare la propria vita risolvendo magicamente i propri problemi.

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