Un albero in più

Rieti e «Un albero in più»: si può essere più verdi di così?

Qualcuno ricorderà l’efficace slogan di promozione territoriale adottato qualche tempo fa dalla Provincia di Rieti: “Attraente per natura”...

Qualcuno ricorderà l’efficace slogan di promozione territoriale adottato qualche tempo fa dalla Provincia di Rieti: “Attraente per natura”. Una formula che dice bene quanto dalle nostre parti siano di casa verde, abbondante acqua pulita e aria buona. Tanto che verrebbe da pensare all’azzeccata campagna #unalberoinpiù promossa dalle Comunità laudato si’ come a qualcosa di non urgente per il nostro territorio.

Sentirci avvantaggiati, però, non dovrebbe sollevarci dall’impegno di contribuire alla qualità dell’ambiente, soprattutto per quanto riguarda la città. Anche perché a scorrere i dati dell’Indagine ecosistema urbano 2018 di Legambiente, si scopre che il capoluogo si posiziona più o meno a metà della classifica. Siamo in posizione mediana rispetto a diversi i parametri presi in esame per stilare l’elenco delle città più verdi d’italia. A proposito di alberi, a farla da padrona è Modena, che ne conta 108 ogni 100 abitanti, seguita da Brescia con 64. Rieti si piazza solo quarantasettesima, con soli 13 alberi e mezzo ogni 100 cittadini. Una bella differenza, anche al netto di tutti i distinguo del caso: per capacità economica, morfologia del territorio, dimensioni e popolazione.

Non c’è da lamentarsi, ma da prendere la classifica pubblicata da «Il Sole 24 Ore» come un incentivo a fare di più. E non solo: ci dice che c’è da cogliere un’occasione. Perché il tema ambientale non ha a che fare con i buoni sentimenti, ma con lo sguardo sul futuro. Infatti, ad osservare le scelte di altre città, molti dei dibattiti che appassionano i reatini sembrano appartenere a un epoca remota.

Prendiamo ad esempio Prato. Lo scienziato Stefano Mancuso, che ha firmato l’appello #unalberoinpiù delle Comunità Laudato si’, ha eseguito uno studio per la forestazione urbana della città toscana. Il punto è smettere di pensare alle piante come a una presenza da confinare nei viali, nelle aiuole, nei giardini, nei parchi: le si fa entrare in modo integrale nel contesto cittadino, cercando di ricoprire di verde ogni superficie. Lo studio di Mancuso è servito per valutare le specie vegetali più adatte e già oggi ci sono cantieri aperti. Lungo la tangenziale, ad esempio, dove il Comune intende abbattere l’inquinamento mettendo a dimora 800 nuovi alberi. Una piccola parte di un ambizioso progetto che ne prevede 190 mila in totale, destinati a mangiare diverse tonnellate l’anno di CO2.

«Le piante sono estremamente efficienti nel rimuovere gli inquinanti, ma devono stare il più vicino possibile alla fonte», spiega Mancuso. Abitando il pianeta da 500 milioni di anni, le specie vegetali sono in grado di risolvere tantissimi problemi: bonificano i terreni, sanno vivere in emergenza idrica, e raffrescano. Non solo con l’ombra, ma perché il loro processo di traspirazione funziona come un vero e proprio climatizzatore, che assorbe calore e restituisce acqua. Ecco perché a Prato hanno anche deciso di coprire molti edifici di piante, per farli diventare qualcosa che respira e produce ossigeno. Una pratica peraltro già sperimentata con successo in molte altre città d’Europa e non solo. E poi c’è il riuso delle aree industriali: sempre a Prato, su 5 milioni di metri quadri di superficie, quasi 2 milioni diventeranno parchi o zone verdi. A fine progetto nella città toscana ci saranno 80 ettari di verde in più. Tutti a beneficio dei cittadini, visto che si valutano in 30 milioni di euro i vantaggi in tema di abbattimento degli inquinanti, risparmio energetico e minori costi sanitari dovuti a un ambiente più salubre.

Forse di queste cose si potrebbe parlare anche dalle nostre parti. È vero: non abbiamo l’inquinamento né gli altri grandi problemi delle città più grandi. Abitiamo nel mezzo di un contesto naturale invidiabile. Ma proprio questa posizione di vantaggio dovrebbe spingerci a ragionare senza troppi timori su una pianificazione urbana in grado di rendere la città più verde, cioè più pulita e più fresca.

Sarebbe bello, ma non è un’urgenza, direte voi: siamo già “Attraenti per natura”. Forse è vero, ma dopo anni di espansione insensata, di dibattiti a vuoto sulle aree ex industriali, di scarsa progettualità urbanistica, l’impegno per una città verde non sarebbe davvero poca cosa. Direbbe di un profondo mutamento culturale alimentato da un autentico sentimento ecologista.

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