Rieti e l’economia. Quale ripresa?

Da un po’ di tempo capita di ascoltare il mantra della ripresa economica. I telegiornali e i quotidiani ripetono continuamente cifre positive – anche se spesso dello zero virgola – ad indicare un primo, piccolo, cambiamento di rotta dell’economia. Viene tuttavia da chiedersi quanto questo sia percepito nella vita di tutti i giorni. E con l’idea di sondare il terreno abbiamo pensato di chiedere un parere a chi fa impresa sul campo, mettendoci del suo.

Così abbiamo dialogato con Mauro Ficorilli, un imprenditore reatino attivo nel settore della grafica, della pubblicità e della stampa, che sappiamo muoversi spesso in Italia e anche fuori per osservare altri territori e portare qualche cosa di nuovo nella nostra economia.

Mauro, davvero c’è la ripresa?
Beh, in linea di massima un minimo di ripresa c’è. Ma ovviamente è molto spostata sul Nord, è agganciata all’Europa: il Nord ha professionalità maggiori delle nostre e le professionalità in questo momento sono fondamentali.

Ma incide anche l’Expo 2015? Forse anche per questo c’è più voglia di mettersi in gioco… oppure è proprio perché il Nord è il Nord e noi siamo destinati ad arrivare sempre ultimi?
Molto dipende dal fatto che il Nord ha acquisito una maggiore specializzazione in tanti settori, mentre al Centro – e forse al Sud Italia è ancora peggio – ci sono dei fattori di svantaggio che in questo momento si sentono tantissimo. Sono cambiati i presupposti dell’economia e il Nord ha un modo di fare e agire più avanzato rispetto al nostro. Noi soffriremo ancora per un po’ prima di agganciare la ripresa.

Quindi anche a Rieti dovremo aspettare prima di poter davvero tirare il fiato…
Io credo sia anche un problema di mentalità: la ripresa, se ci sarà a breve, bisogna saperla interpretare. Il mercato del lavoro sta totalmente cambiando e se restiamo legati ai vecchi principi di lavoro è difficile farcela.

Di recente sei stato a Milano. Lì cosa accade?
Come dicevamo c’è l’Expo che tira in modo esponenziale la città. C’è fermento. E non solo nella città di Milano, ma anche in tutte le economie dei dintorni. Milano non è una grandissima metropoli ma rappresenta una realtà economica in tanti settori molto importante. C’è voglia di fare, di muoversi, di puntare sui giovani e le nuove tecnologie. E sull’ecologia e il cibo. Anzi, il food, sembra proprio essere il settore su cui tutti puntano.

Come a dire che l’unico bisogno che regge è quello di mangiare…
Beh, Milano è una città molto modaiola: ci sono molte aperture di ristoranti il cui oggetto è innovare il modo in cui viene presentato il cibo. Anche tutto il tema della tracciabilità dei prodotti è un campo molto vitale. Ci si muove su nuovi concetti di lavoro e anche di ristorazione, ma anche della produzione, che oramai avviene con sistemi diversi rispetto al passato.

Forse sul cibo potremmo dire la nostra…
Certamente sì. Le nostre sono ancora campagne “pulite”, sarebbe il caso di lavorarci molto sopra e di fare grossi investimenti. Come Centro potremmo dare tanto sul cibo.

Però manca la progettualità. L’agricoltura del 2015 dovrebbe essere diversa da quella del secolo scorso, ma non si può dire che la nostra non sia una buona base di partenza. Però assistiamo come come ad una sorta di rallentamento…
Mah, manca molto la struttura pubblica che dà supporto e aiuta la progettazione. L’agricoltura tradizionale è sostanzialmente estranea al sistema produttivo. I nuovi investimenti nell’agricoltura aeroponica o idroponica, che si fa in serra, richiede investimenti notevoli. Però porta anche risultati. Noi che siamo vicino a Roma potremmo sfruttarli benissimo. Manca però la preparazione per affrontare questi argomenti. Si punta su altro e si perdono energie e tempo.

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