Rieti e lavoro: “Abbiamo tutti lo stesso problema”

Questo 16 novembre ricorre il primo anniversario della fiaccolata che la Diocesi ha promosso in segno di solidarietà con i lavoratori travolti dalla crisi. La vicinanza della Chiesa di Rieti è rimasta forte, costante. Purtroppo, però, anche le difficoltà non hanno smesso di stringere la loro morsa sulla città.

L’agonia riservata alla Ritel e l’insensata situazione della Schneider sono l’aspetto più evidente. Ma lo stesso si può dire delle aziende di Rieti che da mesi attendono dalla Regione Lazio quanto spetta loro. Il rischio di altri fallimenti e di altri licenziamenti è dietro l’angolo.

La crisi emerge ovunque: dall’industria al commercio, dall’artigianato al mondo delle professioni. Neppure il pubblico impiego, ormai, è al sicuro. “Abbiamo tutti lo stesso problema”: è l’indicazione che vogliamo dare per questo 16 novembre. Serve per darci la forza di rialzare la testa.

È arrivato il momento di mettere insieme le forze, di lasciar perdere i particolarismi, le opposizioni prive di buon senso, il “me ne frego”.

Sappiamo che ogni operaio in cassa integrazione o in mobilità è una ferita alla città. Il dramma di vita di ogni nuovo disoccupato si vede anche dal calo degli scontrini dei negozi. Si legge nelle lezioni di musica che non si possono più pagare, in piscine e palestre che si svuotano, nelle visite a barbieri e parrucchiere meno frequenti.

E gli esempi potrebbero continuare. La Chiesa sente di non poter rimanere indifferente di fronte al degenerare di una situazione che compromette la vita materiale e la dignità di ogni abitante della città e della Diocesi.

Proviamo a parlare con “una sola voce” per difendere le nostre fabbriche, le nostre attività, i nostri lavoratori. La disoccupazione di uno toglie qualcosa a tutti. Il lavoro, invece, chiama altro lavoro. È l’unica strada per la crescita, è la garanzia di una vita dignitosa per ogni essere umano.

Rieti è piccola, conta poco in termini economici e di popolazione. Ma se ci fermiamo tutti, se tutti insieme ci stringiamo attorno ai nostri fratelli così oppressi da questa emorragia del lavoro, l’impoverimento della città non si potrà più ignorare. Se ci sapremo dimostrare rispetto non ci potranno ridicolizzare.

È solo grazie agli egoismi, alla nostra divisione e al nostro silenzio che possono toglierci le fabbriche e gli ospedali.

Il 16 novembre può diventare il giorno della “memoria collettiva” per la nostra città, ma deve servire per darci coraggio, per cercare una opportunità, per prendere una posizione comune di tutela e promozione del lavoro.

Per quel giorno la Chiesa locale invita tutti i lavoratori dell’industria, insieme ai commercianti, agli artigiani, ai professionisti, agli impiegati pubblici e privati, ai sindacati, alle associazioni di categoria, alle associazioni cattoliche, al mondo del volontariato civile e alle istituzioni a partecipare ad un grande momento di riflessione e di preghiera. È il momento di testimoniare l’unità di una città che non è disposta a rinunciare al proprio futuro e alla propria dignità.

Appuntamento, quindi, sabato 16 novembre alle ore 10 presso la piazza antistante la Prefettura. Conclusione in Cattedrale con la Santa Messa presieduta dal Vescovo Delio Lucarelli.

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