Rieti e il lavoro che sfuma, una crisi che non dà tregua

Aspettando la ricorrenza del primo maggio, poco da gioire per la situazione locale. Dalle aziende che chiudono alla Provincia in liquidazione, il panorama occupazionale appare sempre più desolante L’analisi di Federlazio sulla lontana ripresa dell’industria: per tasso di crescita delle imprese all’ultimo posto in regione.

L’annuncio che in avvenire la provincia di Rieti non avrà più un prefetto è, per il suo significato intrinseco ed estensivo, come un rintocco a morto che suona e riempie di dolore il cuore dei sabini i quali ogni mattina che si svegliano è come scendessero su di un campo di battaglia per difendere quel poco che resta della loro organizzazione amministrativa e di quella produttiva che solo pochi anni fa li rendevano orgogliosi di vivere in un territorio ricco e bene organizzato in cui uffici, ospedali, scuole, fabbriche funzionavano in un modo quasi perfetto e adesso sconsolatamente rimpianto.

Essi osservano impotenti al trionfo della politica del no ideologico: no alla riconversione dell’ex Zuccherificio e alla costruzione di una nuova città in quell’area, no al recupero delle aree ex industriali, no allo scavalco del Terminillo, no al nuovo edificio dell’Alberghiero, no alla nuova Salaria, e, fino all’altro ieri, no al Polo della Logistica. Giovani e vecchi disoccupati si chiedono: dove andremo a procacciarci il lavoro? Durante gli anni del benessere, si era giunti a toccare il 36° posto della graduatoria nazionale per reddito pro– capite. Ora si è tornati tra i territori che stazionano nelle penultime posizioni e soffrono per ciò che se ne è andato, se ne va e se andrà ancora.

La provincia è precipitata nel fondo del Sud più profondo, da cui era stata tratta da un’azione politica intelligente, concorde e ben impostata, proposta e realizzata da una leadership capace, stimata e bene ascoltata a Roma, dove l’attuale invece inciampa. Alla festa del primo maggio i reatini arrivano sconsolati guardando al panorama lavorativo del proprio territorio. Non c’è giorno senza notizia di lavoratori in sciopero, di quell’inferno delle proteste, dei cortei che preludono alla sospensione del lavoro, di altra cassa integrazione e quindi di una nuova crisi occupazionale. Fibrilla il cuore di altri cinquanta lavoratori di Smd e delle loro famiglie, che si aggiungono a quelli dei 107 di Risorse Sabine, dei 143 dell’Amministrazione provinciale, di Alcatel, Schneider Electric e via ancora con questa giaculatoria.

I sindacati di Smd Sud Elettronica chiedono chiarezza sulle prospettive future. Il cliché delle singole difficoltà aziendali è un motivo che si ripete all’infinito. Si conosce l’avvio delle vertenze e si trema per la loro conclusione, quasi sempre disastrosa. Sul nucleo industriale e fuori di lì è come gettare lo sguardo in un cimitero pieno di cadaveri di imprese fallite e chiuse per sempre. Sull’industria reatina e sulla sua lontanissima ripresa, l’altra settimana la campana a morto l’hanno suonata Riccardo Bianchi e Giuseppe Scopigno, rispettivamente presidente e direttore di Federlazio, i quali hanno presentato alle istituzioni e alla stampa l’indagine congiunturale sulle piccole e medie imprese del Lazio relativa al secondo semestre 2014, contenente le rovinose previsioni relative ai primi sei mesi del 2015.

A tale riguardo Scopigno ha affermato che, a differenza del resto della regione, la provincia di Rieti è caratterizzata da un tasso di crescita delle imprese negativo ed è l’unica in regresso. «Insomma c’è in atto una spirale viziosa… un clima di sconforto e incertezza. Occorre quindi spezzare questo circolo, con azioni forti di stimolo alla domanda e iniziative di supporto anche a livello locale, che rilancino la fiducia degli imprenditori».

La conclusione di Bianchi non poteva non essere in linea: «Tra le priorità da affrontare – ha affermato il presidente – c’è quella di mettere i risparmi e le attività finanziarie al servizio delle attività produttive. Inoltre, senza un programma di investimenti che rianimi la domanda interna, non vi saranno serie possibilità di rilanciare la nostra economia. Per lo sviluppo locale siamo fermamente convinti che la provincia di Rieti possa e debba coniugare insieme l’offerta di una qualità della vita che non è comparabile a quella di altre aree industriali del paese, con quella relativa allo sviluppo di un sistema di convenienze per le aziende esistenti, e per quelle potenzialmente interessate a venire. Mutuando le esperienze che si stanno facendo in altre parti d’Italia, sarebbe opportuno che le istituzioni locali mettessero in cantiere un piano di “marketing territoriale” che sia in grado di identificare Rieti come un territorio dove è facile fare impresa e a condizioni vantaggiose. Un progetto, insomma, che parta dalla modernizzazione degli strumenti amministrativi classici che, localizzandosi a Rieti, possano trovare l’ambiente a loro più favorevole, anche in considerazione sia dell’auspicata imminente presentazione dei bandi relativi all’accordo di programma, sia della prossima apertura del polo logistico di Passo Corese». Ma quelli delle istituzioni, avranno avuto orecchie per ben ascoltare?

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