Rieti e i libri. Al passo dell’epidemia… e dei tempi

L’intero settore del commercio sta vivendo enormi difficoltà a causa delle restrizioni necessarie per contenere la diffusione del coronavirus. E una situazione di particolare disagio è quella delle librerie, presidi di cultura che anche in tempi normali fanno i conti con un mondo in trasformazione, a causa del commercio elettronico e non solo

Annunciato dal presidente Conte in diretta nazionale, il decreto del 22 marzo ha segnato un ulteriore blocco delle attività considerate “non essenziali”, unito al divieto di spostamento dal comune di residenza. Una stretta che conferma quanto già dichiarato due settimane fa, all’inizio della pandemia.

Oltre alle piccole realtà produttive, come stanno reagendo le attività culturali alle nuove regole? Per saperne qualcosa in più, ci siamo rivolti a due librerie presenti in città: la Moderna di via Garibaldi e la Mondadori di via Roma. Il settore dell’editoria, già reso fragile dalla massiccia concorrenza dell’online, sta avendo una battuta d’arresto generale: le più importanti fiere internazionali del libro sono state cancellate e le case editrici hanno rimandato l’uscita di nuovi testi.

Se, però, nei primi mesi del 2020 le librerie della nostra città avevano riscontrato un discreto incremento delle vendite, la chiusura forzata sta dando una battuta d’arresto e ognuno si organizza come può per “sopravvivere” all’emergenza. «Stiamo cercando di offrire un servizio a domicilio – racconta Valerio Ortenzi della libreria Mondadori – con molte difficoltà a causa dei trasporti. Riusciamo a fornire soltanto i libri presenti in libreria ma è una formula che sta funzionando: riusciamo a fare in media un paio di consegne al giorno».

Un servizio a domicilio gratuito, quindi, disponibile in tutto il comune di Rieti. «Se un cliente chiama la libreria, c’è un trasferimento di chiamata che consente di verificare la disponibilità immediata del libro e il successivo trasporto».

Diverso, invece, il punto di vista di Andrea Petrini della Libreria Moderna. «Non abbiamo aderito né alla consegna a domicilio né a quella attraverso i corrieri perché sarebbe oneroso. Inoltre, già dal 25 febbraio, in maniera cautelativa, abbiamo interrotto i gruppi di lettura con adulti e bambini».

Andrea non nasconde che la situazione è drammatica. «Credo che ci vorrà un’ iniezione di liquidità grande da parte del governo per non avere, a breve, città senza negozi. Inoltre, ci vorrebbe un intervento mirato per il nostro settore, come è accaduto in Francia, dove il ministero della Cultura ha stanziato 5 milioni di euro per la filiera del libro».

«Una soluzione, almeno per l’immediato futuro, potrebbe essere quella di consentire alle librerie di essere aperte almeno un paio di giorni alla settimana, pur evitando il contatto diretto con il pubblico». In conclusione, il titolare si scaglia contro le vendite online che «hanno fatto muovere i corrieri per cose non necessarie, aumentando la discriminazione tra negozio fisico e grande distribuzione. Sarebbe stato opportuno sospendere anche la vendita online dei prodotti non di prima necessità».

Questa volta una risposta chiara arriva direttamente da Amazon, colosso delle vendite virtuali. In una nota ufficiale, l’azienda ha infatti dichiarato di volersi allineare con le disposizioni di sicurezza del governo per «salvaguardare il benessere di dipendenti, fornitori e clienti». Se fino a metà marzo sono state effettuate vendite e consegne di ogni prodotto, la nuova direttiva si concentra solamente sui prodotti «che hanno la massima necessità».

«Smetteremo temporaneamente di accettare ordini su alcuni prodotti non di prima necessità per consentire ai nostri dipendenti dei centri di distribuzione di focalizzarsi sulla ricezione e spedizione dei prodotti di cui i clienti hanno più bisogno in questo momento» si legge nel comunicato.

Una scelta coscienziosa che tutela, almeno in parte, quella fascia di lavoratori a cui non è possibile lavorare in modalità smart-working.
La pandemia sta colpendo tutti, dal piccolo negozio di città alla grande distribuzione. Quando tutto sarà finito, ricordiamoci, però, che fuori c’è un mondo fatto di pagine di carta appena stampata, di tavoli dove potersi ritrovare per parlare di attualità. Ricordiamoci insomma di vivere i nostri piccoli spazi quotidiani affinché risorgano da questi momenti così bui.

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