Cinema

Ricordando Kirk Douglas, leggenda centenaria di Hollywood

Spentosi a 103 anni, nel corso della sua carriera l’attore ha girato 87 film, gran parte per il grande schermo e 14 per la televisione. La sua vita fu segnata da un terribile incidente in elicottero il 13 febbraio 1991 e dall'ictus che cinque anni più tardi gli tolse la parola e lo portò quasi sull’orlo del suicidio

Riposerà accanto a Burt Lancaster e a tanti divi di Hollywood, l’attore americano, Kirk Douglas, morto all’età di 103. Ieri con una cerimonia privata al Westwood Village Memorial Park di Los Angeles, la moglie Anne Buydens, il figlio l’attore Michael Douglas, due suoi fratelli, l’attrice Catherine Zeta Jones e il regista Steven Spielberg hanno dato l’ultimo saluto all’indimenticabile interprete di Spartacus, il film che rese leggenda lo schiavo ribelle all’impero romano e che per sempre avrà i connotati di Kirk Douglas.

Nel corso della sua carriera l’attore ha girato 87 film, gran parte per il grande schermo e 14 per la televisione. Sette sono stati interpretati con Burt Lancaster, conosciuto sul set di “Le vie della città” e diventato non solo compagno di scazzottate contro duri e cattivi da pellicola, ma amico fraterno per lunghi anni e ora vicino nel riposo eterno.

Non ci sono dettagli sulla cerimonia di sepoltura se non poche foto rubate ai figli e ai nipoti prima di entrare al cimitero e non sappiamo se Douglas è stato sepolto secondo i riti della tradizione ebraica, la sua fede, quella a cui è tornato dopo un terribile incidente il 13 febbraio 1991. Quel giorno le pale del suo elicottero colpirono un aereo acrobatico facendolo esplodere in volo. Due persone morirono e lui miracolosamente si salvò. “Non dimenticherò mai quella data”, ha scritto Douglas nelle prime pagine della sua autobiografia “Climbing the Mountain: My Search for Meaning – Scalare la montagna. La mia ricerca di senso”. Non poche volte l’attore ha definito quel 13 febbraio il giorno più importante della sua vita, un giorno che lo avrebbe cambiato per sempre. Le lesioni alla schiena e l’impatto emotivo che accompagnarono il processo di guarigione cambiarono definitivamente il suo stile di vita. “Da quel giorno ho cominciato a chiedermi: perché sono morti? Perché ero vivo? Il pensare alla morte ha prodotto un amore vero per la vita e accettiamo ogni giorno e ogni settimana come un dono”. Dopo l’incidente l’attore ha ripreso la fede imparata dal papà e dalla mamma, due immigrati ebrei arrivati poverissimi dalla Russia che mantenevano la famiglia raccogliendo e rivendendo stracci. Un’infanzia dura quella di Douglas, costellata da un latente antisemitismo che frenava le sue ambizioni. Quando durante la celebrazione dello Bar Mitzvah, la cerimonia di ingresso nella vita adulta per i giovani ebrei, fu proposto a Douglas di studiare scrittura rifiutò preferendo lavori umilissimi pur di pagarsi gli studi di attore. L’incidente però cambia prospettiva e l’attore inizia un intenso regime di studio della Torah con vari giovani rabbini e all’età di 83 anni decide di celebrare un secondo Bar Mitzvah, confessando ai duecento ospiti della sua sinagoga che “oggi sono un uomo”. Durante un’intervista Douglas ha dichiarato di aver sempre digiunato per lo Yom Kippur, anche quando si trovava sul set e infatti non sono pochi a ricordare i brontolii del suo stomaco quando girava le scene d’amore di “Il bruto e la bella” con Lana Turner.
Insieme alla moglie Anne Buydens, con cui si accingeva a festeggiare il 65° anniversario di matrimonio, Douglas ha donato oltre 100 milioni di dollari per cause di beneficenza negli Stati Uniti e in Israele. La coppia ha donato quasi 400 parchi e campi da da gioco nelle zone più povere di Los Angeles e di Gerusalemme, oltre ad aver sponsorizzato un’unità ospedaliera per la cura dell’Alzheimer e aver inaugurato un teatro di fronte al muro occidentale della città santa, proprio con un film sulla storia dell’ebraismo.

L’incidente in elicottero non è stata la sola battuta d’arresto nella sua vita: un ictus nel 1996 gli tolse la parola e lo portò quasi sull’orlo del suicidio, ma anche qui la Bibbia, la sua forza di carattere e lunghe sedute riabilitative lo restituirono alla vita.

“Sia che abbia a che fare con un personaggio sullo schermo o con l’effetto fin troppo reale di un recente ictus, il coraggio rimane il segno distintivo personale e professionale di Kirk Douglas”, ha affermato Spielberg consegnandogli l’Oscar alla carriera sempre nel 1996, dopo che tre nomination come migliore attore, negli anni fulgidi della sua carriera non erano andate in porto. Il presidente americano Carter lo ha comunque insignito della medaglia presidenziale della libertà, la più alta onorificenza del Paese.
Douglas è stato anche autore di 11 libri, che vanno da memorie personali e un romanzo a tema sull’Olocausto per i giovani lettori a una raccolta di poesie dedicata alla moglie e al figlio morto per overdose. “La mia vita è stata risparmiata in quell’incidente in elicottero perché c’era ancora qualche missione che dovevo compiere”, scriveva Douglas nella sua autobiografia e la storia gli ha dato ragione. Riposa in pace, Kirk.

Dal Sir

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