Restiamo Umani / Saydawi Abdel Hamid: «L’io è una malattia»

«Persone che non c’entrano niente affrontano la morte e non sanno perché sono morte. Da questo posto chiediamo che Allah, che Dio, aiuti l’umanità a capire la strada giusta per arrivare sani e salvi a Lui. Perché noi siamo in viaggio, e il viaggio dell’uomo è tornare da Dio è non dimenticare che ogni giorno dobbiamo fare il conto, che dobbiamo pagare gli sbagli».

Sono le parole dell’Imam Saydawi Abdel Hamid all’incontro “Restiamo Umani” svolto il 20 novembre su iniziativa della Diocesi e del Comune di Rieti in ricordo delle vittime degli attentati di Parigi del 13 novembre.

«Dobbiamo essere anche uomini e donne che hanno fatto qualcosa per l’umanità, che hanno aiutato il prossimo, che hanno pensato a fare il bene al vicino e all’estraneo» ha aggiunto l’Imam: «Noi a questo mondo siamo di passsagio: dobbiamo tornare a Quello che ha creato la nostra anima. Ma Lui ha creato questa anima pulita, e vuole che torniamo con questanima pulita da Lui. Ha creato questo cuore e questo corpo: dobbiamo tornare da Lui con il cuore sano e con il corpo che ha sofferto per gli altri e non per se stesso: se viviamo ciascuno per se stesso la vita è finita».

Saydawi Abdel Hamid ha espresso pubblicamente le condoglianze al popolo francese e preso le distanze da chi sostiene di uccidere in nome di Dio: «Dio non ha un nome così cattivo. Dio è il bene e l’amore. Dio ha dato tutto il bene che noi abbiamo. Penso a quello che non ce l’ha. A tutti quelli che hanno perso i loro cari e a tutta l’umanità che sta sotto il male, sotto le bombe, che non ha dove dormire, da mangiare. Intorno a noi ci sono persone che hanno bisogno di una carezza, di una parola, di una guida».

L’Imam ha spiegato che il bene vissuto per gli altri è una responsabilità di tutti: religiosi, politici e cittadini. Componenti che isolate non possono fare niente, ma «insieme possiamo fare qualcosa. Insieme possiamo cambiare questo mondo, dal male in cui è arrivato al bene per tutti quanti».

«Se ognuno pensa a se stesso la vita si ferma – ha concluso Saydawi Abdel Hamid – allora dobbiamo pensare agli altri. Quando fai qualcosa per gli altri senti la gioia dentro il cuore. L’io è una malattia: “io”, “io”, “la mia”: “la mia macchiana, la mia moglie, la mia casa”: e dopo? Viene il menefreghismo. “Che me frega!”. Questo “che me frega” dobbiamo cancellare dalla nostra vita. Dobbiamo sentirci responsabili per tutto quello che accade al mondo».

Foto di Massimo Renzi.

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