Chiesa di Rieti

Questa forzata distanza che ci porta a un esame di coscienza

«Messe sospese perfino a Pasqua, riduzione dei funerali a una semplice benedizione, interruzione dei momenti di catechesi, nessuna occasione di incontro. Il coronavirus, a dispetto del suo nome vagamente devoto, ha sovvertito la fede cristiana»: non eravamo certo abituati

«Non eravamo abituati a vivere la fede in questo modo». No, di certo non eravamo abituati. Lo ha sottolineato il vescovo Domenico, al termine del rosario di martedì sera.

«Messe sospese perfino a Pasqua, riduzione dei funerali a una semplice benedizione, interruzione dei momenti di catechesi e di formazione, nessuna occasione di incontro per iniziative di carità: il coronavirus, a dispetto del suo nome vagamente devoto, ha sovvertito la fede cristiana».

Tuttavia questa «forzata distanza», ha sottolineato monsignor Pompili, «può indurci a un esame di coscienza». E sono almeno tre gli elementi su cui interrogarsi.

«Eravamo abituati a coltivare una dimensione spirituale personale o tutta la nostra vita religiosa si esauriva semplicemente nel momento comunitario della Santa Messa? Ovvero, all’interno della nostra settimana, a parte i circa quarantacinque minuti dedicati alla Messa festiva, c’era anche spazio per la preghiera personale e per la ricerca di Dio in tutte le cose, ogni giorno?»

Il secondo punto sul quale vale la pena riflettere, è il nutrimento della nostra esperienza da credenti. «Non bisogna essere protestanti – ha detto il vescovo – per sapere che, come dice l’apostolo Paolo, la fede nasce dall’ascolto, per cui la cosa decisiva della fede, ancor prima delle nostre parole, è proprio la nostra capacità di mettersi in ascolto di Dio che parla. È importante, allora, che ci esaminiamo su questa dimensione, se l’ascolto è presente in modo significativo nella nostra vita quotidiana, e se dedichiamo uno spazio congruo all’ascolto della Parola. Siamo privati dell’Eucaristia, e questo ci addolora, ma fino a che non potremo di nuovo celebrarla insieme, cosa ci impedisce di metterci in ascolto della Parola, e di crescere mentre la leggiamo?».

E in ultimo, un interrogativo da porsi sulla nostalgia verso ciò che ci manca. «Se ci manca veramente il contatto con gli altri, con i gruppi e con l’assemblea, allora quando tutto questo tornerà proveremo davvero maggior consapevolezza, e vivremo tutto con meno noia e senso dell’obbligo ma con rinnovata partecipazione. Guai a noi se dovessimo abituarci alla Messa via televisione o via web!».

Ma questa privazione, così triste e provvisoria, «potrà trasformarsi in nostalgia che ci auguriamo diventi partecipazione più attiva, quando finalmente usciremo di casa».

 


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