Quella tassa sui disabili

In un periodo in cui la vita per molti è diventata difficile, a volte critica, il Comune di Rieti fa sapere che verranno tassate le famiglie dove è presente un disabile per contribuire all’assistenza scolastica dal prossimo settembre.

I nuclei familiari con un reddito fino a 7.500 euro non dovranno pagare nulla. Le famiglie con redditi tra 7500 e 15 mila euro pagheranno 50 euro mentre quelle con redditi oltre i 15.000 euro annui dovranno “contribuire” con 100 euro. La scelta, va detto non proprio felice, ha scatenato le ire delle famiglie, ma anche di associazioni che si ribellano a questa scelta.

«In un sistema politico e sociale in cui i privilegi di casta vengono mantenuti ed incrementati ed aumenta il divario tra una minoranza di ricchi e la maggioranza che fatica ad arrivare a fine mese, per rimpolpare le casse l’amministrazione comunale di Rieti ha pensato bene di andare ad intaccare i diritti delle fasce più deboli». Così le associazioni Cittadinanzattiva Rieti e Postribù che sottolineano come questo provvedimento «andrà a colpire direttamente quelle famiglie che, avendo un minore disabile a carico, da settembre dovranno pagare un “contributo” per vedere garantita l’assistenza specialistica al proprio figlio durante le ore scolastiche».

Certo scelta non poteva essere più infelice soprattutto da parte di un’amministrazione comunale che si è sempre detta molto attenta al sociale. Sicuramente la risposta sarà che i “tagli” vengono decisi in altro e non a Palazzo di Città, ma rimane il fatto che ormai per i cittadini “comuni” i diritti stanno diventando merce sempre più rara. Diritto all’istruzione, diritto al lavoro, diritto ad un futuro. Probabilmente sono cose che non interessano a tutti coloro che non hanno problemi per arrivare a fine mese. «Cosa ne sarà di quei bambini le cui famiglie non potranno pagare questa, che di fatto rappresenta un’ulteriore tassa? – si chiedono le associazioni – e che fine fanno i diritti dei portatori di handicap e delle loro famiglie, che vedranno peggiorare ulteriormente la loro qualità di vita già di per sé non facile?».

Secondo i cittadini e le associazioni che li rappresentano «il Comune non è in grado di trovare risposte intelligenti a supporto delle fasce più bisognose, come ad esempio risparmiare attraverso una gestione oculata ed efficiente della cosa pubblica, proprio come fanno quei comuni virtuosi d’Italia, che gestendo al meglio servizi pubblici come ad esempio i rifiuti possono destinare i soldi risparmiati a favore dell’assistenza sociale».

Non si può dare torto a queste famiglie, a queste persone che devono rinunciare a tutto, devono lottare ogni giorno con una realtà dove per loro c’è sempre meno spazio e ci sono sempre meno diritti. E la domanda è chiara ed arriva senza nemmeno troppo sforzo. In molti si chiedono che logiche segua l’amministrazione comunale per stabilire le priorità di spesa. «Si erogano centinaia di migliaia di euro per feste, illuminazioni e giochi pirotecnici e poi si tagliano i fondi per intervenire sui bisogni primari delle fasce più deboli».

Sulla vicenda interviene anche il Coordinamento provinciale del Fli e in una nota sottolinea come «le famiglie siano ormai stanche di chiedere l’elemosina per essere sostenute nei servizi. Per loro non ci sono mai le risorse. Forse il Governo, la Regione e il Comune non sanno quanti soldi servono per gestire una persona con disabilità, ancor di più per i bambini ai quali dobbiamo garantire una dignitosa qualità della vita, indispensabile per la loro crescita e sopravvivenza».

Gli esponenti del coordinamento provinciale di Futuro e Libertà per l’Italia sostengono che «i tagli possono anche essere necessari, ma dove sappiamo tutti e non di certo sulla sanità, sui servizi sociali ed in particolar modo sull’assistenza, fabbisogno giornaliero, che molto spesso è salvavita. Se il Comune di Rieti non provvederà a rivedere e magari a revocare l’atto ingiusto emanato dalla Giunta, è arrivato il momento di scendere in piazza e costituire un comitato delle famiglie dei bambini con problemi di disabilità fisica ed intellettiva, per protestare e chiedere quei diritti inalienabili che molto spesso sono dimenticati». E viene da aggiungere: nemmeno presi in considerazione.

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