Parrocchie

Quattrostrade saluta il nuovo parroco don Francesco: «Accolto come in famiglia»

Un'accoglienza calorosa quella che i parrocchiani del Sacro Cuore di Quattrostrade hanno riservato a don Francesco Salvi, insediatosi lo scorso sabato alla guida della comunità del quartiere

In quella statua di Gesù a braccia aperte e cuore spalancato, che campeggia sulla parete di fondo della chiesa parrocchiale di Quattrostrade, don Francesco Salvi ha voluto vedere il segno di tale chiesa «molto accogliente» e dell’accoglienza calorosa che i parrocchiani del Sacro Cuore gli hanno riservato nel giorno in cui è avvenuto il passaggio di consegne con il precedente parroco, don Mariano Assogna che, assieme al suo vice don Giovanni Gualandris, l’indomani si sarebbe insediato alla guida di un’altra parrocchia cittadina più centrale, Regina Pacis.

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Tocca a lui raccoglierne le redini come pastore della comunità del quartiere periferico. Dopo l’esperienza di parroco, per un paio d’anni, all’estrema periferia della diocesi (in quel di Corvaro), adesso il ministero «all’estrema periferia della città», ha notato, nel saluto rivolto alla fine, il consigliere comunale – attivo in parrocchia nell’animazione dell’oratorio – Alessio Angelucci. Il terzo dei parrocchiani a prendere la parola, al termine del rito che, ai primi vespri della prima domenica di Avvento, ha segnato l’insediamento di don Francesco al Sacro Cuore.

Subito prima era toccato a Raffaella Zannetti e Giorgio Garofani esprimere il benvenuto al nuovo parroco e il ringraziamento a don Mariano e don Giovanni che gli lasciano il testimone. «Ti accogliamo come padre, come guida, come fratello, come segno tangibile dell’amore di Dio tra noi», il pensiero espresso per bocca di Raffaella a don Francesco. «Ti apriamo i nostri cuori, consapevoli che iniziamo una nuova pagina della nostra storia, e perciò fiduciosi di stabilire rapporti di reciproca collaborazione».

Una continuità di azione con chi lo ha preceduto, come ha detto Giorgio nel grazie a don Mariano e don Giovanni, che rispettivamente per ben 22 anni e 10 anni hanno servito la comunità parrocchiale: «Avete amato la nostra comunità, l’avete aiutata ed accompagnata con impegno nel cammino di fede, avete instaurato legami sinceri con le persone, siete sempre stati punti di riferimento per tutti noi. Avete accompagnato ai sacramenti ragazzi, adulti e anziani con quell’amore sincero che appartiene agli apostoli del Signore». Con un augurio per la missione che continua nella nuova comunità in cui sono inviati, nella convinzione che in essa «porterete volti amati, percorsi condivisi e la consapevolezza di aver portato al Signore dei fratelli» e l’assicurazione di accompagnarli con la preghiera a Dio «perché vi conceda la gioia di mettervi in gioco ogni giorno».

Magari con quello spirito di “Chiesa in uscita” con cui, ha ribadito Alessio, don Mariano ha in qualche modo anticipato papa Francesco, esprimendo la gratitudine per aver «risollevato la speranza in un quartiere troppo spesso dimenticato, creando momenti di socializzazione che hanno attirato anche i più distanti».
Da parte di don Francesco, nel rivolgere il saluto ai parrocchiani, il grazie nella gioia di sentirsi accolto come in famiglia, iniziando «a camminare insieme nel tempo di Avvento, che ci fa sentire che il Signore è vicino»: un atteggiamento, quello dell’attesa, che è un atteggiamento «perpetuo nella Chiesa», perché attendere significa «sentire che il Signore è vicino a noi» e quindi «il mio compito di aiutare, ma di aiutarci a vicenda, a scoprire questa vicinanza, attraverso la vita comunitaria, attraverso l’amore fraterno».

Un compito, quello del parroco, che monsignor Pompili – nell’omelia della Messa concelebrata con parroco e vice uscenti e parroco entrante, presenti anche i canonici don Filippo Sanzi, che in passato aveva operato a Quattrostrade, e don Gottardo Patacchiola, amico di sempre e pastore della confinante Cantalice – non aveva mancato di richiamare proprio nel suo valore di sostegno alla fede, a proposito di quello che è lo spirito tipico dell’Avvento: sentirsi in attesa di una presenza preziosa che manca. Il parroco, ha sottolineato don Domenico, «è uno che accompagna la gente nel coltivare questo languore, questa mancanza che nasce dall’assenza di Dio, evitando che la gente riempia con degli idoli questo vuoto.

Il parroco è colui che sa che quella manca al cuore dell’uomo è Dio e cerca in tutti i modi, attraverso la Parola e i sacramenti, di colmare questo vuoto». Dunque uno «che svolge oggi un servizio fondamentale, perché allontana la gente dalle tante forme di dipendenza idolatrica e cerca di orientarla verso Dio, la cui assenza è quel languore che ci tiene svegli». Il pericolo sta proprio nel non tenersi svegli…un buon parroco serve anche e soprattutto a questo.

 

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