Società

Quante sconfitte dietro la morte di Desirée

Guardando al volto di Desirée – questa giovane vita spezzata così presto, che potrebbe essere la figlia, la nipote, la compagna di banco… di ciascuno di noi –, siamo tutti chiamati a farci un serio esame di coscienza.

«San Lorenzo non ti dimentica. San Lorenzo ti abbraccia». Capisco il senso di queste affermazioni e voglio certo sperare nelle buone intenzioni di chi ha scritto tali frasi sui muri di Roma, i giorni scorsi, all’indomani del rinvenimento del cadavere della sedicenne Desirée, uccisa a forza di droghe e di abusi sessuali da parte di un gruppo di extracomunitari irregolari, all’interno di un palazzaccio occupato abusivamente e divenuto ricettacolo di consumatori di droga e di prostituzione. Tuttavia, bisogna riconoscere che queste frasi stonano. Suonano inopportune. Sono tristi e fuori luogo.

In verità “prima” bisognava non dimenticarsi di Desirée. Adesso è troppo tardi. Chi si è preso cura di lei? Chi l’ha accompagnata nella sua crescita? Chi le è stato veramente vicino? Leggendo quello che sta emergendo in questi giorni sembra che attorno a lei mancassero figure capaci di accudirla, di dirle dei no e dei sì autorevoli, di starle vicino in modo significativo… Chi davvero “non si è dimenticato” di lei in questi sedici anni di vita? È inutile ricordare i morti, se si dimenticano i vivi. Con che coraggio possiamo dirle “ti ricorderemo”? E poi si legge “San Lorenzo ti abbraccia”… Una ragazza violentata per ore, morta di stenti per i ripetuti abusi, forse ha la nausea degli abbracci. Immagino che vorrebbe star da sola, tenendo a distanza qualsiasi persona. Andavano dati “prima” gli abbracci giusti: quelli che ti fanno sentire una persona amata e ti fanno capire che sei importante per qualcuno, che ti ama con amore di predilezione…

Allora uno capisce che non serve andare in cerca di stupefacenti per dare un senso – fasullo – alla propria vita. Bisognava ricordarti prima, Desirée. Era necessario abbracciarti prima. Adesso è troppo tardi. Al netto delle manipolazioni e delle strumentalizzazioni da una parte o dall’altra – come purtroppo sempre accade in queste situazioni –, la morte di Desirée pone degli interrogativi seri, ai quali bisogna trovare delle risposte sensate e concrete, sia da destra sia da sinistra. Una prima considerazione riguarda la questione dell’uso degli stupefacenti: grattando sotto l’apparente stato di calma – non se ne parla affatto! –, la questione dell’uso di stupefacenti tra giovanissimi è terribilmente seria. Il fenomeno non è diminuito e si configura con preoccupante drammaticità in varie zone del Paese (e dell’Europa), colpendo fasce d’età sempre più basse. Lo ribadiscono fior di indagini e di ricerche. Non si tratta solo dell’uso delle droghe leggere, bensì dell’uso di droghe pesanti e di sostanze chimiche, più temibili perché a prezzi facilmente accessibili. Pertanto è necessario e urgente fare di più e alzare nuovamente la guardia su questo grave problema. Se ci sono troppi spacciatori – ed è vero: in troppi casi extracomunitari –, è perché c’è una domanda molto alta.

Ed i consumatori sono i nostri ragazzi e i nostri giovani… Una seconda considerazione – tra le tante che si potrebbero ancora fare – riguarda la gestione ed il controllo del territorio. È intollerabile che vi siano zone franche a Roma (San Lorenzo non è una “periferia”) o in qualsiasi altra parte del Paese, in cui il malaffare e lo spaccio sono tollerati. È assolutamente inaccettabile che vi siano luoghi nei quali il contrabbando avvenga quotidianamente, quasi alla luce del sole. C’è da chiedersi, tuttavia, come mai si creino tali spazi di illegalità, che diventano poi ricettacolo di spacciatori senza scrupoli. Anche in questi casi – considerazione ovvia ma a quanto pare del tutto disattesa – bisogna intervenire prima, avendo cura del territorio, mettendosi in attento ascolto della gente del posto. Il palazzo in cui Desirée ha trovato la morte a chi appartiene? Perché nessuno si è premurato, in questi anni, di sorvegliarlo e di bonificarlo? Sono domande che, purtroppo, hanno una precisa risposta. E poi è necessario anche saper intervenire per riportare la legalità.

Da questo punto di vista, l’azione di polizia compiuta a Mestre nel luglio scorso risulta una possibile via d’uscita: un’azione in grande stile, salutata come una liberazione, che ha ripulito le zone attigue alla stazione da una situazione di diffuso spaccio di droga, che stava rendendo del tutto insostenibile la vita dei residenti (e dei turisti). Forse questo è chiedere troppo? Non lo so. So solo che guardando al volto di Desirée – questa giovane vita spezzata così presto, che potrebbe essere la figlia, la nipote, la compagna di banco… di ciascuno di noi –, siamo tutti chiamati a farci un serio esame di coscienza.

Dal Sir Alessio Magoga, direttore “L’Azione” (Vittorio Veneto).

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