Rieti: quando il cristianesimo si fa città

Si è tenuta domenica 2 settembre la Rievocazione della Canonizzazione di San Domenico. Giunta alla quinta edizione, l’iniziativa si presenta come un grande evento in costume storico nella scenografia della Rieti medievale. 300 i figuranti in abiti duecenteschi, grande la massa sonora delle chiarine e dei tamburini, notevole l’abilità degli sbandieratori e degli artisti del fuoco: nelle strade e nelle piazze della città la forza di un’allegria festosa.

Ma non è un gioco. Quelli del Consorzio Reate Antiqua Civitas fanno sul serio. L’evento prova a superare la dimensione della semplice rappresentazione. La Rievocazione propone un’esperienza di ricerca. Invita alla ricognizione di una continuità possibile tra la Rieti che fioriva nella civiltà cristiana del 1200 e la città tormentata di questo inizio millennio. Una indagine che suscita domande: cosa è successo nel frattempo? Come si è arrivati alla decadenza attuale? E chi se ne avvantaggia?

Che una manifestazione popolare provi a sollevare qualche interrogativo è già molto di questi tempi. Ma non è tutto: il San Domenico offre anche un’altra lezione. Ragionando sulla città denuncia da quale vuoto culturale nascono tante iniziative blasonate. Mostra la vanità di eventi la cui unica “ragion d’essere” sta in quanto denaro riescono a muovere. Sottolinea che ci vogliono consapevolezza e capacità di pensiero, più che denari, per dar vita ad una piazza.

Idraulici, falegnami, elettricisti, benzinai, operai e impiegati – queste le persone che compongono il Consorzio – sembrano i veri promotori culturali e turistici della città. Attraggono nel capoluogo persone dall’Umbria, dall’Abruzzo e dal Lazio. Senza avere alle spalle senatori e sottosegretari riescono a coinvolgere e convincere dove altri raggiungono appena la mediocrità.

Come facciano è presto detto: «Reate Antiqua Civitas – ha spiegato il presidente Fabio Spaccinigarantisce la continuità della sua proposta grazie al senso di comunità, alla partecipazione, alla disponibilità dei cittadini; attrae persone da fuori Rieti facendo leva solo su quanto la città ha da offrire».

Il San Domenico mostra con i fatti un diverso modello di città. Afferma che ad una stagione di crisi si risponde con una stagione di un nuovo impegno civico. La manifestazione non guarda al passato con nostalgia. Ricorda che vivere in un tempo difficile richiede visioni e politiche con prospettive alte. Il cristianesimo e la figura di San Domenico in questa direzione sono punti di riferimento sicuri. I soci del Consorzio non saranno “stinchi di santo”, ma riconoscono nell’esperienza millenaria della Chiesa e nell’annuncio del Vangelo una prospettiva insuperata, nella quale trovare risposte e indicazioni. Sanno che per andare avanti, anche in città, occorre rivolgere lo sguardo verso il Cielo.

E pensare che qualcuno, facendo uno scherzo da prete, ha definito la Rievocazione della Canonizzazione di San Domenico uno spettacolo pagano!

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