Prevenzione da e nel web

Grande la responsabilità in capo agli educatori

Non si può non parlarne. Il caso di Tiziana, giovane donna suicida perché in rete circolavano alcuni suoi video hard ha fatto il giro di tutti i mass media. I fatti sono noti: la donna avrebbe prodotto il materiale video per poi condividerlo con qualcuno. Senza immaginare, però, tutto quello che è successo di conseguenza e che, alla fine, l’ha fatta sentire travolta e schiacciata dal peso della vergogna e dall’umiliazione. Tiziana aveva anche provato a fermare la macchina del web, con denunce e tentativi di far sparire dalla rete i filmati. Ma non c’è stato niente da fare. Il risultato è stato la tragedia.
Molti hanno commentato e cercato di spiegare come sia “spietato” il mondo digitale e come occorra essere avveduti. In molti hanno sottolineato la necessità di trovare modi efficaci per difendere la “reputazione digitale” di ciascuno, e lo stesso “diritto all’oblio” di cui molto si dice ma, in realtà, poco si sa.
Prima di tutto, però, la tragica vicenda di Tiziana – che non è isolata, almeno per le problematiche che solleva – porta a pensare anzitutto alla responsabilità/consapevolezza personale. E alla capacità di destreggiarsi in particolare nel mondo di internet. Il problema è che oggi ci troviamo spesso ad avere strumenti di grande potenza e, purtroppo, ancora troppo poca dimestichezza con essi. Internet e i social, ad esempio, sono un vero e proprio mondo, amplificano a dismisura lo spazio e il tempo degli uomini e delle donne di oggi, dei ragazzi e delle ragazze, i quali spesso non sono preparati ad affrontarli.
E qui si delinea un grande compito per la scuola, per le agenzie educative, cui tocca offrire competenze e far maturare consapevolezze e responsabilità anche in rapporto al mondo digitale. Occorre che la scuola non solo non ignori, ma metta proprio a tema le nuove tecnologie, con potenzialità e conseguenze, aiutando in particolare i più giovani ad orientarsi e agire di conseguenza. E’ anche nelle aule di scuola, ambienti in qualche modo protetti, che si trasmettono i valori dell’esistenza e si mettono alla prova le abilità. E’ sempre nelle aule di scuola dove è possibile misurarsi aiutati in modo consapevole e provato da adulti esperti, anche incontrando ed “esorcizzando” le esperienze non sempre positive.
Molto si fa già. Il fenomeno del “bullismo digitale”, ad esempio, è da tempo sotto la lente d’ingrandimento degli operatori scolastici e le attività educative, in speciale raccordo con le famiglie, possono dare risultati importanti. Anche se il compito a volte pare improbo. Le ragazze, ad esempio, che stando ai resoconti delle cronache, qualche tempo fa hanno filmato e messo in rete lo stupro di una loro compagna nel bagno di un locale non avevano mai sentito parlare di sexting, cyberbullismo e quant’altro?
Davvero a volte l’impegno di educare sembra non solo faticoso, ma inefficace. Eppure non si può mollare il colpo. La scuola ha la possibilità di risultare decisiva, in particolare quando è capace di attivare sinergie importanti con le famiglie, a condizione, naturalmente, che queste si lascino interpellare e coinvolgere.

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