Presentato a Palazzo Dosi il 51esimo rapporto Censis

Venerdì 20 aprile presso la sala convegni di Palazzo Dosi è stato presentato il 51esimo rapporto Censis.

Moderata da Bianca Buzzi, presidente dell’Interact Club (giovani del Rotary) che ha organizzato l’evento, la presentazione è stata introdotta dalla professoressa Stefania Santarelli, dirigente scolastico del liceo classico e del liceo scientifico.

I saluti istituzionali sono stati affiadati a Maurizio Chiarinelli, presidente della Sabina Universitas che ha ospitato e all’Ing. Gianluca Giovannelli, presidente Rotary club Rieti.

Sono intervenuti anche Daniele Sinibaldi, Vicesindaco di Rieti e Gian Paolo Manzella, Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Lazio.

La presentazione dell’ingegner Giorgio De Rita è iniziata dal racconto della storia del Censis e di come abbia raccolto l’eredità del padre Giuseppe.

Il rapporto fa un’analisi sia tematica che fenomenologica della società. Dai dati emergono alcune tendenze generali della società tra le quali: la disintermediazione, con e-commerce e social che si sostituiscono ai così detti corpi intermedi dell’economia e dell’informazione; il passaggio a volte traumatico dai distretti locali alle filiere industriali con standard internazionali; il dibattito pubblico un tempo tutto giocato sui diritti e oggi concentrato sulla sicurezza.

Il giudizio sulla ripresa è sorprendente. Nella «società in cui vince il rancore» anche la crescita economica acuisce questo sentimento: chi riesce a crescere non vuole dividere i risultati con la collettività da cui si sente ostacolato; per chi invece non ha agganciato la ripresa è già un’ingiustizia anche solo parlare di crescita.

Il rancore, sottolinea De Rita, «non è rabbia ma marciume». Non è da qui infatti che nasce la tensione necessaria al cambiamento, tensioni che invece individua nella tecnologia e nel territorio. Lo sviluppo tecnologico è infatti da sempre un motore di trasformazione carico di pericoli e opportunità. Come dimostrano il risultato del referendum in Veneto e Lombardia o le reazioni delle comunità colpite dal sisma, nei territori qualcosa si sta muovendo.

Ciò che manca all’Italia per affrontare questi problemi nel lungo periodo è l’investimento in infrastrutture e soprattutto ricerca e sviluppo, una mancanza che rende “fragile” il nostro paese.

Al termine della presentazione De Rita ha risposto alle domande dei ragazzi dell’interact nate dalla lettura attenta del rapporto, come riconosciuto dallo stesso studioso.

Domande su turismo, disoccupazione, università o pensioni; a cui De Rita ha risposto senza illudere sulle problematiche del paese ma lasciando sempre spazio alla speranza. Perché, come ha evidenziato lo studioso riferendosi esplicitamente a Leopardi, non dobbiamo farci «abbagliare da grandi discontinuità» che possano risolvere i problemi in un batter d’occhio ma confidare nella trasformazione “a grado a grado”.

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