Chiesa di Rieti

Presentato il libro che raccoglie gli scritti di don Lino Marcelli

Quasi quattrocento pagine raccolgono il lascito di don Lino Marcelli quale “testimone del tempo”: in un libro la raccolta degli scritti dell’indimenticato sacerdote usciti fra il 1986 e il 2008 sulla rivista diocesana Frontiera

Quasi quattrocento pagine raccolgono il lascito di don Lino Marcelli quale “testimone del tempo”. La raccolta degli scritti dell’indimenticato sacerdote usciti fra il 1986 e il 2008 sulla rivista diocesana Frontiera, di cui egli «è stato una delle colonne portanti, come componente della redazione e come editorialista», scrive nella presentazione Luciano Martini, che dell’allora quindicinale cattolico è stato direttore dall’inizio fino al 2006 (continuando a seguirlo anche nell’ultimo biennio in cui aveva lasciato la direzione ad Alessandra Lancia), il quale ha curato il libro che don Lino non ha fatto in tempo a veder pubblicato e che ora finalmente si è potuto dare alle stampe.

Era ormai agli sgoccioli, ha raccontato Martini, riferendo del suo ultimo incontro con lui due giorni prima della morte, nel momento che ha segnato, in occasione della Messa del primo anniversario, la presentazione del volume (edito da Promis, l’impresa sociale che gestisce i servizi della diocesi e che è ora anche editrice della nuova Frontiera divenuta settimanale).

La bozza era ormai pronta, ne aveva scritto la premessa, mancava solo la prefazione del vescovo e l’ultima cura editoriale, ma si era tutti presi dall’imminente visita del Papa a Greccio. Proprio al tramonto di quella storica domenica, appena il Pontefice, che era venuto a firmare nel santuario francescano la sua lettera apostolica sul presepe, ripartiva per Roma, giungeva la notizia del decesso.

Un regalo postumo che avrà sicuramente gradito dal cielo, tale pubblicazione, presentata martedì in Cattedrale al termine dell’Eucaristia di suffragio presieduta dal vescovo Domenico. Un autentico “testimone del tempo”, ha sottolineato già nell’omelia monsignor Pompili ricordando la figura di don Lino, la cui vita è stata segnata dal «forte desiderio di conoscere il mistero di Dio», ha detto il presule in riferimento alle parole di Gesù nel Vangelo sui misteri del Regno rivelati ai “piccoli”. Lui che è stato «un testimone del tempo non solo perché nella storia egli ha sempre cercato le tracce di Dio, ma anche perché egli presagiva in qualche modo» quella profezia su un futuro di relazioni rinnovate in pacifica convivenza disegnata da Isaia nel brano proclamato come prima lettura: negli scritti di don Lino, ha detto Pompili, si intuisce proprio quella esigenza «di un mondo che per essere profondamente cambiato andava nella direzione auspicata dal profeta Isaia».

Ma lui, mente acuta e preparazione teologico-culturale profonda, lo possiamo sicuramente annoverare non tra i “dotti” esclusi dalla vera sapienza ma tra i “piccoli” di cui parla Gesù: «Ciò che ha fatto di don Lino quasi un fanciullo – ha ribadito il vescovo – è stato, a dispetto della cultura e dell’esperienza, il suo sano decentramento e anche il suo senso dell’umorismo»: era infatti uno che «sapeva quello che voleva, ma sempre con la mitezza e la semplicità di chi sa che ormai non deve dimostrare nulla a nessuno ma si accredita semplicemente con la sua vita».

Di lui, ha ribattuto, nel prendere la parola dopo la Messa, don Paolo Blasetti (che lo ha affiancato per anni e che ne ha ora ereditato il ruolo di parroco del Duomo), si può dire che fu – secondo come amavano definirsi i gesuiti scrittori della Civiltà Cattolica – un “lavoratore” e non un “intellettuale”, «perché ha sempre fatto fatica nell’elaborazione di un pensiero da mettere per iscritto». Quegli articoli, che il libro pubblicato offre la possibilità di rileggere, erano quasi sempre «frutto di un faticoso lavoro».

In essi emerge il suo prezioso lascito che don Paolo ha voluto qualificare in tre caratteristiche “rubate” a papa Francesco: inquietudine, incompletezza, immaginazione.

Nei suoi corsivi si evince una sana inquietudine: per Blasetti don Lino è stato infatti «un uomo della ricerca: ha vissuto sempre nel desiderio di interrogarsi, di capire e di andare oltre, carico della sapienza del passato e della storia ma mai elevati a idoli da adorare nella loro immutabilità ma patrimonio che forniva comprensione del presente e apertura al futuro». Poi l’umiltà della incompletezza: «anche quando raggiungeva delle comprensioni forti, era sempre pronto a rivedere il suo pensiero, anche nel sincero confronto con gli altri», ha detto don Paolo ricordando come don Lino fu «uno tra i promotori in questa diocesi di un piccolo gruppo di preti che facevano insieme autoformazione».

E mai ha pensato ha mai pensato «di aver raggiunto la pienezza», sempre pronto ad aggiornarsi, a non considerarsi mai “arrivato”. Quindi la capacità di immaginazione, di cui la sua passione musicale è stata la più evidente manifestazione, in una personalità segnata, oltre che da un sano umorismo, anche, ha sottolineato don Paolo, da «autoironia: era capace di ridere di sé stesso, soprattutto quando la sua proverbiale distrazione gli faceva compiere cose senza senso».

E un’ultima immagine con cui descrivere il Marcelli che ben emerge da questa pubblicazione: la libertà. Attestata dal fatto che, nel rileggere gli scritti di anni precedenti, sembrava non riconoscersi totalmente in essi, nella piena libertà di aver maturato nel frattempo posizioni diverse.

«Non è diventato schiavo delle sue idee» e anche se ha ammesso di non condividere più alcune posizioni ha voluto mantenere gli articoli così come erano, senza toccare nulla: «Che la “testimonianza” resti integra, ma umile!», si legge nella premessa che aveva preparata per questo libro uscito postumo, poiché «può essere di stimolo a prendere atto del cambiamento di situazioni e di idee avvenuto nell’arco di circa un ventennio».

Parole, ha sottolineato don Paolo, «di un uomo dalla mente aperta, dal cuore libero, che accetta anche il suo limite».

Nelle pagine del volume, suddivise fra i “corsivi”, le risposte alla “lettera del mese”, la rubrica “Tra fede e storia” e poi quell’“approfondimento” che costituiva nel quindicinale diocesano la chiusa di attenta riflessione attesa e apprezzata da molti lettori, si mantiene memoria di una ricca personalità della quale la diocesi non può non sentire la mancanza.

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