Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

Preghiera interreligiosa con uno sguardo al mondo

In piazza San Francesco radunati con il vescovo Pompili e la comunità cattolica diversi esponenti religiosi e rappresentanti di varie nazionalità per un appello alla pace e alla fraternità

«È più bello insieme», intona il coro al suono delle chitarre. Piazza San Francesco, già animata dai festeggiamenti antoniani, nel tardo pomeriggio di lunedì si anima ulteriormente di suoni e colori, musiche e fantasie multietniche. Senza barriere, senza luoghi comuni, liberi di esprimere il proprio credo.

«Siamo qui nel nome della nostra umanità e della nostra esperienza spirituale differente, ma che non toglie di ritrovarci insieme, perchè insieme, decisamente è meglio», ha detto il vescovo Domenico accogliendo i presenti «in nome della comunità cristiana» . «A memoria di noi italiani, dico che il nostro è storicamente un Paese di emigrazione e non di immigrazione: un dato statistico, che corrisponde alle centinaia di migliaia di giovani, spesso giovanissimi, che ogni anno vanno in altri Paesi per cercare altre possibilità di vita: uesto dato ci aiuta a cogliere il tempo che stiamo vivendo».

Monsignor Pompili non manca di ricordare il recente viaggio ad Abu Dabhi di papa Francesco, il quale ha voluto “siglare” un Documento con il mondo dell’Islam, in nome della fratellanza umana, per la pace mondiale e la convivenza comune.

«Auspichiamo che questa dichiarazione – si legge nel Documento – sia un invito alla riconciliazione e alla fratellanza tra tutti i credenti, anzi tra i credenti e i non credenti, e tra tutte le persone di buona volontà; sia un appello a ogni coscienza viva che ripudia la violenza aberrante e l’estremismo cieco; appello a chi ama i valori di tolleranza e di fratellanza, promossi e incoraggiati dalle religioni; sia una testimonianza della grandezza della fede in Dio che unisce i cuori divisi ed eleva l’animo umano; sia un simbolo dell’abbraccio tra Oriente e Occidente, tra Nord e Sud e tra tutti coloro che credono che Dio ci abbia creati per conoscerci, per cooperare tra di noi e per vivere come fratelli che si amano. Questo è ciò che speriamo e cerchiamo di realizzare, al fine di raggiungere una pace universale di cui godano tutti gli uomini in questa vita».

Il vescovo puntualizza: «Cito questo Documento del Papa non per escludere o fare differenze con altre esperienze religiose, anzi. Voglio invece sottolineare come nell’immaginario post-moderno lo scontro di civiltaà avverrebbe  tra cristiani e mondo islamico: si tratta invece in realtà dell’effetto simulato di una diversa contrapposizione, che ha origini economiche e sociali. E proprio in questa Dichiarazione di Abu Dabhi, in nome della fraternità, i due leader spirituali ci richiamano a questa esperienza, che è quella che oggi giustifica il nostro essere qui, oggi,  insieme. Sotto lo stesso cielo con i piedi ben piantati per terra. Un documento da scorrere e leggere, che ci offre lo spunto per ripartire dalla nostra esperienza spirituale».

Un pomeriggio intenso e partecipato, svolto in occasione della Giornata mondiale del rifugiato, voluta dall’Onu per intensificare gli sforzi per prevenire e risolvere i conflitti e contribuire alla pace e alla sicurezza dei rifugiati, che si è celebrata il 20 giugno scorso.

Insieme a monsignor Pompili, a guidare la preghiera comunitaria si sono uniti i rappresentanti di diversi culti religiosi presenti a Rieti, in un cerchio umano composto da alcuni esponenti religiosi del territorio. Tra gli intervenuti, alcuni monaci buddisti del monastero Santacittarama di Poggio Nativo, Eleonora Albana con un gruppo di buddisti italiani, padre Yosafat Koval della Chiesa Greco Cattolica Ucraina “uniate” e Mohamed Ahardan in rappresentanza della comunità musulmana reatina, oltre al pastore Anthony Buzorme, da poco nominato alla guida spirituale della piccola comunità reatina di cristiani evangelici nigeriani, con alcune ragazze del martoriato Paese africano, ospiti dei progetti Sprar, che si sono unite nel cantare il celebre inno spiritual Amazing grace.

Canti italiani di fraternità eseguiti da giovani cattolici hanno aperto e chiuso l’incontro, mente particolari intermezzi musicali di brani etnici in diverse lingue hanno dato il sapore della mondialità grazie alle esecuzioni vocali e strumentali (con particolari strumenti di tradizioni etniche) del duo Kaira formato da Silvia Balossi e Luca Natali.

Presente anche la rappresentanza delle istituzioni, con l’assessore ai Servizi Sociali del Comune di Rieti, Giovanna Palomba.

 

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