Povertà. Sì alla legge. Ecco come funziona il Reddito di inclusione

Un contributo mensile (fino a 400 euro) per chi è sotto la soglia di povertà assoluta. Precedenza ai nuclei familiari con figli minori e ultra 55enni senza lavoro. Risorse per quasi 2 miliardi

(da Avvenire) Approvata in Senato (con 138 sì, 71 no, 21 astenuti) la legge delega per il contrasto alla povertà e il riordino delle prestazioni sociali. Per la prima volta viene previsto anche in Italia, ultimo Paese nell’Unione europea a dotarsene, uno strumento universale – il Ria, Reddito di inclusione attiva – di sostegno per chi si trova in condizione di povertà assoluta.

Cosa prevede la legge?

Il ddl approvato definitivamente dal Senato è una legge delega e dunque si prevede che il governo emani, entro sei mesi, uno o più decreti con i quali dare concreta attuazione ai principi contenuti nella delega. Il caposaldo è l’introduzione di “una misura nazionale di contrasto alla povertà (…) denominata reddito di inclusione”. E’ previsto poi il riordino delle prestazioni di natura assistenziale finalizzate al contrasto alla povertà, ad eccezione di quelle rivolte agli anziani oltre l’età di lavoro, delle misure a sostegno della genitorialità e quelle per disabili e invalidi. Ancora, si delega il governo a rafforzare il coordinamento degli interventi in materia di servizi sociali per garantire in tutto il territorio i livelli essenziali delle prestazioni.

A chi è rivolto il Reddito di inclusione?

Si tratta di uno strumento universale ma selettivo, “condizionato alla prova dei mezzi sulla base dell’indicatore della situazione economica equivalente (Isee) tenendo conto dell’effettivo reddito disponibile e di indicatori della capacità di spesa, nonché all’adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa finalizzato all’affrancamento dalla condizione di povertà”. Sarà rivolto sia a cittadini italiani sia stranieri, ma sarà fissato un periodo minimo di residenza nel territorio nazionale per avere diritto al beneficio. In sostanza, per usufruirne occorrerà essere al di sotto di un certo livello di reddito secondo i parametri Isee, essere residenti in Italia da un certo numero di anni (ancora da stabilire) ed essere disponibili a seguire programmi di inserimento lavorativo per evitare che gli assistiti rimangano intrappolati in una condizione di bisogno.

Quante persone concretamente potranno beneficiare del Reddito di inclusione?

L’obiettivo è quello di raggiungere le persone in povertà assoluta, che l’Istat calcola in 4,6 milioni, circa 1,6 milioni di famiglie nel suo ultimo rapporto ma le risorse stanziate non bastano certamente. La stessa legge delega prevede dunque di dare priorità ad alcuni soggetti: “nuclei familiari con figli minori o con disabilità grave o con donne in stato di gravidanza accertata o con persone di età superiore a 55 anni in stato di disoccupazione”. La prima reale ipotesi è perciò quella di raggiungere con il beneficio circa 250-300mila famiglie, fino a 1,5 milioni di persone. In particolare 500mila minori, cioè la metà del milione di bambini che versa in condizioni di assoluta miseria. Il governo è ancora più ottimista e punta a oltre 400mila nuclei per quasi 2 milioni di persone.

Quante sono le risorse dedicate al Reddito di inclusione?

La legge di Stabilità ha stanziato 1 miliardo e 150 milioni per quest’anno, a cui andranno aggiunti i fondi non spesi lo scorso anno per un totale di circa 1,6 miliardi. Sempre secondo il governo a fine anno si possono raggiungere con altri risparmi e utilizzo di fondi europei quasi 2 miliardi. Si tratta di una cifra assai limitata, basti considerare che l’Alleanza contro la povertà (il cartello di Caritas, associazioni, sindacati ed enti locali) nella sua proposta di Reddito di inclusione sociale prevede una spesa complessiva di 7 miliardi di euro l’anno per raggiungere tutti i 4,6 milioni di poveri assoluti, seppure in maniera graduale.

Quanti soldi prevederà il Reddito di inclusione?

La cifra è variabile in base alla condizione reddituale, al numero dei componenti il nucleo e al luogo di residenza. Il parametro indicativo può essere quello della soglia di povertà assoluta anch’essa variabile. Per un singolo oscilla tra 552 euro al mese per chi abita in un piccolo comune nel Mezzogiorno a un massimo di 819 euro mensili per chi risiede in un grande centro del Nord, per una famiglia di 4 persone da 1.098 a 1.534 euro. Il contributo monetario è ancora da stabilire e dovrebbe tendere a coprire la differenza fra il reddito disponibile e la soglia di povertà assoluta. In questa prima fase, però, viste le risorse stanziate, il contributo sarà ridotto intorno a un massimo di 400 euro al mese per nucleo familiare.

Quali sono le differenze con il Reddito di cittadinanza?

Il Reddito di cittadinanza intenso in senso classico è universale e non selettivo. La proposta del Movimento 5 Stelle di Reddito di cittadinanza, che pure è condizionato alla disponibilità a lavorare e a uno stato di bisogno, prevede un beneficio di circa 720 euro al mese, con una spesa stimata di oltre 15 miliardi di euro l’anno.

Cos’altro prevede il piano di contrasto alla povertà?

L’obiettivo del piano nazionale è una vera “presa in carico” del singolo o della famiglia in povertà per farli uscire dalla condizione di bisogno attraverso l’attivazione di servizi sul territorio di residenza per l’inserimento al lavoro e la cura delle eventuali necessità soci-sanitarie. Per questo viene previsto un raccordo con gli enti locali e con le associazioni del Terzo settore. Ancora da stabilire, però, quali e quante risorse saranno dedicate allo sviluppo di questi servizi.

Francesco Riccardi

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