Poggio Bustone, Crocifisso e Poverello vegliano sul santuario

Chiesa Poggio Bustone

Celebrazione solenne, domenica scorsa, al santuario francescano di Poggio Bustone, dove una numerosa assemblea ha salutato l’inaugurazione delle due opere accolte nella chiesa del convento intitolato all’apostolo Giacomo: la “Croce del pellegrino” e la statua di san Francesco. Era già un anno e mezzo che nel santuario si era tornati a celebrare nella ristrutturata chiesa, la cui inaugurazione era avvenuta il giorno di Pasqua 2011. Mancavano però le due opere che la comunità dei Frati Minori, col supporto dei fedeli del paese e di molti benefattori (che hanno risposto da diverse parti d’Italia), ha pensato di realizzare all’interno dell’aula sacra: le immagini rappresentanti il Poverello e il Cristo in croce tanto da lui amato. Immagini che si sono volute accogliere proprio in questo Anno della fede, così che il fedele che entri nel luogo sacro, spiegano i frati della comunità, si trovi accolto «non solo dallo sguardo vivo del Cristo, ma anche dall’umiltà di san Francesco che ci invita a seguirlo». E nel pomeriggio della festa del Battesimo del Signore, molti fedeli – presente anche il sindaco di Poggio Bustone – hanno partecipato alla Messa celebrata dal ministro provinciale dei Minori, padre Giovanni Rossi, durante la quale si è avuta la benedizione delle due raffigurazioni.

La “croce del pellegrino” è stata dipinta dal maestro iconografo Luisanna Garau, artista da vent’anni specializzata nell’iconografia bizantina, che insegna tale tecnica al monastero delle Clarisse di Farnese (Viterbo) ed ha all’attivo la realizzazione di icone presenti in chiese e cappelle di vari continenti. La croce dipinta, ora esposta nel santuario poggiano, vuol sintetizzare l’annuncio del mistero della fede, contemplando la signoria di Cristo sul mondo alla luce della risurrezione, non senza la raffigurazione di Maria, presente sotto la croce, la quale, si legge nella spiegazione dell’opera, «con una mano ci indica il Figlio, con l’altra riceve e ascolta. Maria, donna figura della Chiesa, sta sotto il costato di Cristo, indica il Figlio e ne riceve sangue ed acqua, come ci dice il Vangelo e in cui i Padri della Chiesa hanno visto una prefigurazione dei sacramenti»; l’icona raffigura poi anche Giovanni, il discepolo amato anche’egli presente sul Calvario, nell’atto di contemplare il mysterium crucis.

Un artista tipicamente francescano, invece, per la statua che rappresenta il santo che in questo luogo ricevette da Dio la rivelazione sul perdono dei peccati di gioventù e sulla conferma della propria missione: il romano Piero Casentini, prettamente pittore, autore di molte opere custodite in luoghi francescani del Lazio (nella valle reatina portano la sua firma dipinti presenti a S. Antonio al Monte e a Greccio), stavolta cimentatosi con la scultura. Dalle sue mani è uscita la statua rappresentante «il serafico padre che compie due gesti fortemente legati alla spiritualità del santuario: il perdono di Dio e la missione. Con la mano sinistra stringe al petto la croce segno di amore e di misericordia, con la destra levata in alto invia i suoi frati ad evangelizzare. Il viso del santo è sereno e sorridente e, rivolto verso l’alto, ci dice di alzare gli occhi al Signore».

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