Religiose

Piccole Discepole di Gesù in festa a cento anni dalla fondazione

Un libro e una serie di eventi hanno accompagnato i festeggiamenti per il centenario dalla fondazione delle suore Piccole Discepole di Gesù

Piccole, ma fedeli, quelle che il fondatore monsignor Guglielmo Grassi, cent’anni fa, volle come umili “forza lavoro” nell’affrontare, con lo spirito del Vangelo, le esigenze della società del tempo e che un vescovo “sociale” come il venerabile Massimo Rinaldi – come ha sottolineato don Giovanni Maceroni, che del reatino incamminato verso gli onori degli altari segue per primo la causa di beatificazione – volle presto nella sua Rieti per portare avanti quello spirito di evangelizzazione attenta agli ultimi che tanto stava a cuore al suo animo missionario.

A Rieti dal 1928

Le suore Piccole Discepole di Gesù sono presenti nella Chiesa e nella società reatina sin dal 1928. Quando giunsero a Rieti erano passati solo otto anni dalla loro istituzione. E trascorso un secolo dalla fondazione, il centenario hanno voluto festeggiarlo anche a Rieti, una settimana dopo la celebrazione principale svoltasi a Marino, in quella basilica di San Barnaba dove era abate-parroco il servo di Dio Guglielmo Grassi. A lui si rivolse il reatino che, dopo gli anni trascorsi da missionario scalabriniano, era stato chiamato da Pio XI a tornare nella sua Rieti come “missionario e vescovo” e tanto si diede da fare per affrontare la realtà del tempo con un intuito pastorale che al Grassi lo accomunava e che vide le due istituzioni da questi fondate – oltre alle suore Piccole Discepole, anche l’istituto dei Discepoli di Gesù, un sodalizio di laici consacrati che anticipava l’intuizione degli istituti secolari – collaborare attivamente col Rinaldi a Rieti.

Gli eventi del centenario dentro il Giugno antoniano

A rievocare la presenza delle suore tuttora presenti ai piedi di Campomoro, il weekend celebrativo svoltosi nella chiesa di San Francesco, inserito all’interno del Giugno antoniano. Una scelta non priva di significato, ricordando che la casa in cui le Piccole Discepole sono all’opera era nata come Colonia Agricola Sant’Antonio ed oggi l’Opera Massimo Rinaldi. Dalla vicina altra sponda del Velino, il sabato pomeriggio è dunque giunta la parrocchia di San Michele Arcangelo, cui la comunità religiosa appartiene, per la Messa vespertina celebrata dal parroco don Benedetto Falcetti e animata dal coro parrocchiale con un contributo speciale delle suore che hanno dato un sapore particolare alla liturgia, svolgendo un momento di animazione vivendo l’accoglienza del Vangelo con una danza africana. Analogamente l’indomani, alla celebrazione solenne presieduta dal vescovo Domenico, la processione offertoriale ha visto le suore attraversare la navata di San Francesco con i ritmi tipici delle liturgie del Continente nero. Molte religiose, infatti, provengono dalla Nigeria, avendo il carisma della congregazione sviluppato missioni in Africa come anche in Centro America.

Il carisma dell’Istituto

Anche l’attuale superiora generale è nigeriana: madre Jacinta Ikwueze non sembrerebbe africana a prima vista, essendo albina, anche se a ben guardare i tratti somatici ne tradiscono l’origine. A lei il compito, prima della solenne liturgia domenicale, di presentare brevemente, su invito di don Benedetto, il carisma dell’istituto, ai tempi di Grassi e Rinaldi concentrato soprattutto sulle povertà del Paese fra le due guerre, in particolare con l’esperienza delle colonie agricole, oggi riprodotto nell’attenzione ai bisogni educativi e sociali, come l’assistenza alle anziane cui si è convertita l’azione delle suore della casa reatina alle pendici del Colle Belvedere.

L’intuizione del Rinaldi

Una casa partita, appunto, come colonia agricola nel 1935, fortemente voluta dal venerabile Massimo Rinaldi per accogliervi orfane delle campagne e dei poveri paesi del Cicolano per avviarle al lavoro nei campi, oltre a vecchie abbandonate: le “malmaritate”, come i reatini hanno sempre detto per riferirsi alla missione delle suore di Campomoro. Ma sin da prima, dal ’28 le religiose provenienti dalla casa madre nei Castelli Romani erano giunte a Rieti: a loro il Rinaldi aveva affidato l’economia domestica del Seminario e del pensionato del clero da lui ricavato all’interno dell’episcopio. In seguito, le inserì anche nella pastorale del lavoro, col servizio fra gli operai della Supertessile – dove già operavano pure le suore salesiane – in particolare nella gestione del convitto maschile.

Un libro per celebrare storia e presenza

Una presenza rievocata nella pubblicazione appositamente realizzata per il centenario di fondazione, intitolata “Le Piccole Discepole di Gesù da Marino a Rieti, in cui, dopo la prefazione firmata dal vescovo Pompili, tre brevi saggi di don Giovanni Maceroni, Fabrizio Tomassoni e Ileana Tozzi ripercorrono rispettivamente gli “Intrecci e coincidenze di vedute apostoliche fra Grassi e Rinaldi, l’opera delle suore nella realtà industriale degli anni Trenta del Novecento, la loro presenza di “Donne consacrate al servizio di una società in trasformazione”.

Ne hanno parlato, i tre autori, anche nell’incontro svoltosi a San Francesco prima della Messa di sabato, ripercorrendo la realtà della società reatina ai tempi dell’episcopato di Rinaldi e l’azione delle suore alla cui opera il venerabile – è stato ricordato – volle anche nel testamento fossero destinati i suoi pochi beni. Richiamando come anche il carisma maschile nato dall’intuito del Grassi trovò un significativo spazio a Rieti, con le presenze di esponenti dei Discepoli di Gesù come Negroni e Giaccone, figure significative nella storia del movimento cattolico italiano, che per alcuni anni operarono nel capoluogo sabino a fianco del venerabile vescovo che aveva una particolare sensibilità sociale.

Testimoni dell’amore e specchio della Trinità

Quella sensibilità che, ha detto l’indomani monsignor Pompili, a qualcuno sembra oggi quasi stonare alla Chiesa, come se interessi “orizzontali” fossero estranei alla sua missione spirituale. Eppure, ha detto il presule nell’omelia, ai tempi in cui monsignor Rinaldi volle le Piccole Discepole a Rieti, in un momento di grandi cambiamenti per la realtà locale con l’innesto di tante persone nuove in città con l’apertura della Viscosa, fu proprio la capacità di parlare all’uomo che seppe meglio testimoniare quell’amore che è l’identità del cristiano come specchio della Trinità: «Laddove c’è Dio anche l’uomo se la passa meglio».

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