Pastorale familiare

Per una famiglia accogliente: «L’ascolto come accoglienza»

È partito domenica 16 dicembre il ciclo diocesano di incontri intitolato “Per una famiglia accogliente”, incentrato sul tema dell’ascolto

«Abbiamo quattro figli, il mio lavoro mi assorbe tantissimo, lavoro anche 16 ore al giorno e quando torno a casa, quel po’ di tempo che abbiamo, lo dedichiamo ai figli. Per me e mia moglie ne rimane molto poco per parlare. È una cosa buona quella di avere del tempo per potersi ascoltare». Questa forse è la frase che meglio rappresenta quale sia lo scopo del ciclo diocesano di incontri intitolato “Per una famiglia accogliente”, partito domenica 16 dicembre e incentrato proprio sul tema dell’ascolto. L’obiettivo, si diceva: permettere alle famiglie, alle coppie, agli sposi di potersi parlare, di regalarsi quel tempo per poter comunicare, per poter stare insieme. Un tempo che oggi è sicuramente il bene più scarso delle nostre società multimediali ed ipercinetiche. E poi, dentro questo obiettivo, ce n’è un altro: permettere alle famiglie di parlarsi tra di loro e di parlare, di dialogare con la Chiesa, in uno scambio di esperienze e prospettive fecondo ed arricchente per tutti.

Circa 20 famiglie (circa 35 adulti e 20 tra bambini e ragazzi) sono state guidate in questo piccolo viaggio alla riscoperta dell’ascolto da Andrea e Fiorella Turatti, una coppia al servizio della famiglia, all’interno del Movimento dei Focolari e non solo. Fondamentale è stato il supporto degli animatori dell’Azione Cattolica Ragazzi della nostra diocesi, grazie ai quali è stato possibile progettare e mettere in atto un percorso parallelo a quello degli adulti. Quindi, anche bambini e ragazzi, divisi per fasce d’età, hanno potuto esprimere e dare voce al loro vissuto di ascolto in famiglia e nella quotidianità.

Con un linguaggio semplice e seguendo una dinamica dialogica – quella del maschio e della femmina, dell’uomo e della donna, del marito e della moglie, del padre e della madre – Andrea e Fiorella hanno saputo sapientemente alternarsi, parlando della comunicazione nella coppia e in famiglia. Ispirati dalla video-intervista a Chiara Lubich – fondatrice e personaggio cardine del Movimento focolarino – intitolato L’Arte di Amare, hanno declinato la comunicazione in famiglia a partire dalla relazionalità dell’essere umano e dalla sua innata propensione al dialogo, un dialogo che «è cercare l’altro, è perdono, è responsabilità, è progetto, è condividere». L’intervento di Fiorella ed Andrea, però, non si è limitato a spiegare le dinamiche comunicative all’interno della coppia e della famiglia, ma è stato rafforzato dalla narrazione della propria esperienza di vita di coppia, di sposi e di genitori, seguendo un canovaccio narrativo che ha esaltato gioie e difficoltà, cadute e risalite, come in qualunque coppia, ma tutto alla luce – o all’ombra, in base ai punti di vista – di una ricerca di senso più profonda.

Le coppie presenti, quindi, sono state invitate a mettersi in gioco attraverso un esercizio di ascolto attivo. Per cinque minuti a testa l’uno parlava e l’altro ascoltava senza poter intervenire se non alla fine dell’intervento del primo e solo per chiedere chiarimenti o per esprimere ciò che si era compreso. Da questo scambio interno a ciascuna coppia sono emersi molti elementi interessanti, messi in condivisione al termine della mattinata con tutti i partecipanti e dai quali è nato un vivace dibattito con Andrea e Fiorella.

A chiusura della giornata, prima del pranzo di condivisione, il responsabile dell’Ufficio per la Pastorale della Famiglia, dom Luca Scolari, ha presieduto la Santa Messa. Durante l’omelia, sulla scorta del brano evangelico della III domenica d’avvento (Lc 3,10-18), nel quale ha risuonato per ben tre volte la domanda «Che cosa dobbiamo fare?», ha invitato tutti «non tanto a voler dare continuamente delle risposte alle domande che ci vengono poste, ma ad imparare prima di tutto a porre delle buone domande», precondizione indispensabile per poter vivere intensamente ed in pienezza i periodi d’attesa e per poter apprendere l’arte di «sognare in grande».

Rispondi