Per un nuovo umanesimo

Si è tenuto sabato 14 aprile a Rieti il II Convegno Formativo di Psicologia e Spiritualità sul tema “Verso un Pieno Umanesimo: come la psicologia e la spiritualità aiutano ad affrontare la sofferenza”.

Abbiamo provato ad introdurci nel tema del convegno scambiando alcune battute con il Direttore Diocesano per la Pastorale Sanitaria Nazzareno Iacopini.

Direttore, si direbbe che il mondo di oggi fatichi a pensare la dimensione spirituale in relazione alla salute…

È vero. Sono anni che incontro medici e dirigenti a cui dico che l’uomo deve essere curato nella sua interezza, anima e corpo. Ma non sono pochi quelli che mi rispondono: «tu pensa all’anima che al corpo ci pensiamo noi». Il convegno su psicologia e spiritualità è importante perché dà modo di argomentare in modo concreto la prospettiva di un riequilibrio dei saperi per una visione integrale dell’uomo.

Perché non basta curare solo il corpo, né è sufficiente la medicina della mente?

Proviamo a ragionare insieme. Perché alcune persone crollano di fronte a piccole o medie difficoltà e altre invece riescono a resistere anche di fronte a esperienze traumatiche? La capacità, per così dire, di camminare contro vento, è un costrutto complesso, in cui convergono e si intrecciano fattori di varia natura, che con la loro azione congiunta e interattiva mobilitano le risorse dei singoli, delle famiglie, dei gruppi e delle comunità e li rendono capaci di resistere ai traumi, agli stress e alle avversità della vita. La religione, la spiritualità e la preghiera sono tratti propri dell’essere umano e delle società. Non ci possono essere indifferenti rispetto ai nostri dolori. Relegarli in sfere che non hanno a che fare con la nostra salute vuol dire fare a meno di forze e strumenti.

La spiritualità e la religione non sono uguali per tutti però…

È vero, come è vero che l’antropologia cristiana ha una sua singolare maniera d’intendere la spiritualità. In generale la storia dei rapporti tra la spiritualità e le diverse discipline che hanno come obiettivo la cura della psiche umana non è mai stata facile.Gli ambiti spesso si compenetrano e i temi psicologici entrano negli ambienti religiosi come quelli spirituali nei contesti della cura della mente. È una situazione complessa in cui si può avere, sia nel primo che nel secondo caso, un certo imbarazzo.

Ecco allora la necessità di punti di raccordo come questo convegno…

Gli interrogativi sono tanti: perché c’è questo conflitto tra spiritualità e terapie della mente? È possibile un riavvicinamento, un maggiore dialogo, una integrazione, una sintonia? Le terapie della mente, se vogliono veramente contribuire alla “guarigione” psicologica ed emotiva, possono permettersi di evitare o di escludere la spiritualità e la religione? Spiritualità e teologia, se guardano ad una reale crescita spirituale delle persone, possono concedersi il lusso di ignorare del tutto il contributo della psicologia e della psichiatria?

È tempo di trovare punti in comune?

Un terreno comune c’è già. Tanto la spiritualità quanto la psicologia hanno l’intento della cura dell’uomo. Entrambe vogliono aprire ognuno alla possibilità di divenire persone complete e realizzate nel complesso della società. La religione e la medicina sanno che la sofferenza è compresa nella strada che porta alla guarigione. Con i propri strumenti, ognuna prova a superare il dolore per ottenere un miglioramento. La sfida è integrare le visioni e diventare capaci di prenderci cura di tutto l’uomo. Occorre un modello antropologico che guardi all’uomo nelle sue molteplici dimensioni: fisica, biologica, psichica, sociale, culturale e spirituale.

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