Pensioni in Europa: donne poco tutelate

Un documento del Parlamento di Strasburgo mette in luce le evidenti disparità che si verificano nel Vecchio continente. Il mercato del lavoro prima e i sistemi previdenziali nazionali poi “puniscono” le donne. Un tema che riguarda anche l’Italia.

Le donne “guadagnano circa il 16% in meno rispetto agli uomini, ma la situazione peggiora in termini di retribuzione pensionistica dove la differenza arriva quasi al 40%”. L’allarme arriva dal Parlamento europeo, che questa settimana, dal 12 al 15 giugno, si è riunito in sessione plenaria a Strasburgo, elaborando una strategia Ue che affronti questa differenza tra uomini e donne.
I sistemi previdenziali sono di competenza nazionale, è vero, ma ciò non toglie che a livello comunitario si possa agire per indicare percorsi e obiettivi utili a colmare le differenze – e le ingiustizie – che anche in questo ambito rendono le donne più vulnerabili e, non di rado, meno protette sul piano economico e sociale.
Lo ha spiegato l’eurodeputata francese Constance Le Grip, autrice della relazione parlamentare, chiarendo perché le donne guadagnano meno degli uomini e, infine, si trovano con una pensione inferiore, talvolta insufficiente per una vita dignitosa. “Le donne sono sovra rappresentate nei posti di lavoro scarsamente retribuiti – ha affermato Le Grip – e sotto rappresentate nelle professioni ben pagate, come ad esempio i settori tecnici e tecnologici”. In alcuni Paesi, inoltre, le donne “aiutano i mariti che sono agricoltori, commercianti e artigiani, ma i loro sforzi non sono ufficialmente riconosciuti, quindi non hanno un salario a tempo pieno o un contributo alla sicurezza sociale”. E poi vanno messe nel conto innumerevoli situazioni di esplicito lavoro nero o di sfruttamento professionale. In questo modo tante donne si trovano di fronte “a molte diseguaglianze nella loro vita che, al momento di ritirarsi dal lavoro, portano a pensioni inferiori rispetto agli uomini”.
La relazione mette in luce enormi differenza nelle pensioni tra uomini e donne da un Paese all’altro, con dati che variano dal 3 al 48%. In genere nei Paesi con un welfare più equilibrato e sostenibile, i diritti e l’uguaglianza sostanziale sono meglio garantiti, come avviene ad esempio negli Stati scandinavi.
La deputata francese ha poi ricordato la condizione di tante donne che rinunciano alla carriera professionale per dedicarsi alla famiglia, oppure scelgono il part time, trovandosi, infine, economicamente meno tutelate.
Da qui l’indicazione di alcune misure per “armonizzare” gli assegni pensionistici su scala europea. “Nel calcolo delle pensioni – ha sottolineato fra l’altro Le Grip – si deve includere il tempo in cui è stata messa in pausa la carriera per occuparsi dei figli”. Parlamento e Commissione Ue “potrebbero – secondo quanto emerso a Strasburgo – lavorare a una strategia europea generale che incoraggi gli Stati membri ad analizzare le disuguaglianze e mettere in pratica misure per superarle”.
Si tratta, anzitutto, “di rendere le donne consapevoli dell’importanza di questo problema”. All’inizio della carriera dovrebbero assicurarsi di controllare che guadagnino abbastanza e “che siano ben informate su come funziona il sistema pensionistico nel loro Paese”. E se “il lavoro part-time può sembrare attraente”, può diventare “controproducente se lo fai troppo a lungo perché condurrà a una pensione più bassa”.
Un messaggio utile e concreto, da non sottovalutare anche per la situazione italiana.

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