Ufficio Pastorale della Famiglia

Pastorale della famiglia, si parla di educazione dei figli con Franco e Renata

Il terzo incontro del ciclo diocesano per coppie, sposi e famiglie, tenutosi domenica scorsa a Contigliano, dal titolo “Ciascuno nasce da uno sguardo. Educare all’affettività per contagio” ha di fatto inaugurato la seconda parte dell’anno pastorale dell’Ufficio pastorale della Famiglia

Il terzo incontro del ciclo diocesano per coppie, sposi e famiglie, tenutosi domenica scorsa a Contigliano, dal titolo “Ciascuno nasce da uno sguardo. Educare all’affettività per contagio” ha di fatto inaugurato la seconda parte dell’anno pastorale dell’Ufficio pastorale della Famiglia.

Inserendosi nel solco relativo al tema centrale del ciclo “Amore di coppia, tenerezza ed eros”, stavolta è stato affrontato un argomento assai delicato come quello dell’educazione dei figli. Gli ospiti dell’incontro svolto presso il Centro Pastorale San Michele Arcangelo di Contigliano sono stati i coniugi torinesi Franco Trucco e Renata Bronzino. Impegnati in un cammino di famiglie e genitori di quattro figli, portano la loro testimonianza di vita cristiana in diverse città. In particolare, Renata è animatrice di gruppi di gioco in ospedale, insegnante e formatrice, autrice di libri per bambini e con un master in bioetica della genitorialità.

Proprio Renata è colei che ha aperto la giornata invitando le coppie a riflettere su alcune parole-chiave relative alla loro vita di genitore: generosità, energia, novità, insieme, tesoro, organizzazione, rispetto, equilibrio, impronta. L’immagine dell’aquilone è stata quella maggiormente evocata dagli ospiti, a simboleggiare l’ideale l’equilibrio tra la necessità di accompagnamento e guida dei figli e quella di riconoscimento ed incoraggiamento della loro legittima tensione alla libertà.

«Non esiste la famiglia perfetta, come quella del Mulino Bianco» ha ricordato Franco Trucco. «Anche laddove vi fossero due genitori perfetti, perfetto lui, perfetta lei, non è detto che i figli seguiranno i dettami dei genitori. Questo è il tipico caso in cui le leggi della matematica, lui più lei, si scontrano con le leggi della chimica interna alle relazioni familiari».

La mattinata si è conclusa con i lavori di gruppo, basati su un questionario pensato per aiutare i partecipanti a riflettere circa le dinamiche relazionali e comunicative nella coppia e con i figli.

La riflessione pomeridiana dei due ospiti è partita dallo spot di un famoso prodotto dolciario che recitava “Piacere sì, pensare anche no”. «Ecco, noi dobbiamo fare esattamente il contrario» sostiene Renata Bronzino. «In realtà, è un diritto dei nostri figli quello di essere pensati e dobbiamo iniziare a fare esattamente il contrario di quanto dice la pubblicità». La sua riflessione si è quindi dischiusa ad un’arte oggi assai poco praticata dai genitori: quella di dire “No”.

«Dobbiamo saper dire di no, imparando a sopportare anche il peso della negazione, sapendo che apriremo un conflitto. Tuttavia, è sempre meglio un conflitto a casa, in un luogo protetto, che nella società. L’aspetto negativo è che la famiglia ideale non esiste, quello positivo è che alla fine si torna sempre uniti, sempre famiglia. Anzi, è proprio a casa che si impara che il conflitto fa parte della vita».

I due coniugi hanno poi guidato la riflessione su due dimensioni apparentemente e solitamente poste in contrapposizione, vale a dire la qualità e la quantità del tempo.

«Non sono due dimensioni scollegate» ha affermato con forza Renata. «Più avverto il piacere di quel tempo, più sono spronata a cercare tempo per la relazione». Ha poi ricordato come questo aspetto non sia affatto scontato e come in molte situazioni il tempo in famiglia sia vissuto più come un peso. «In questo caso, cercherò di avere sempre meno tempo da dedicare ai figli e alla famiglia, tenterò di sprecare anche quel poco tempo che abbiamo a disposizione per uno scambio». La Bronzino ha voluto concludere questo ragionamento ricordando, comunque, il valore intrinseco del tempo donato in famiglia: «In realtà, il tempo dedicato, che ci si dona, se vissuto bene, diventa sempre un tempo arricchente».

La parte conclusiva della riflessione è stata quindi dedicata allo stile educativo da adottare nei confronti dei figli, e i due sposi torinesi hanno elencato e descritto tre modalità alternative: guidando il figlio come fosse un cavallo, con i paraocchi; lodandolo smodatamente, ma senza offrirgli prospettive reali sul mondo; oppure, lasciarlo sognare, ma tenendo gli occhi aperti sul mondo stesso.

«Quest’ultima modalità non deve farci paura» ha rassicurato Franco Trucco. «La conversione di sant’Agostino, nata dalle preghiere della madre, santa Monica, insegna che non bisogna scoraggiarsi neanche dinanzi alle situazioni più complesse e dimostra che queste possono sempre cambiare e risolversi». Renata ha quindi chiuso l’incontro con le parole di sant’Ignazio di Antiochia: «Si educa molto con quel che si dice, ancor più con quel che si fa, ma molto di più con quel che si è».

Rispondi