Il parroco, i migranti e la violenza dei social

La vicenda fa sorgere una domanda: la storia avrebbe avuto la stessa evoluzione o addirittura sarebbe esistita se non ci fossero stati i social network?

Don Massimo Biancalani, il parroco di Pistoia attivo e militante nell’accoglienza di migranti e profughi, è certamente il protagonista dell’informazione social e digitale dell’ultima settimana. Di lui, in Rete e anche sulla carta stampata, abbiamo potuto leggere tanto, dal suo post sui “migranti portati in piscina” fino alla messa di domenica nella sua parrocchia, con l’annunciata presenza di militanti di Forza Nuova e il vicario generale a concelebrare.
Bisogna chiedersi se la storia avrebbe avuto la stessa evoluzione o addirittura sarebbe esistita se non ci fossero stati i social network. Parte tutto da Facebook, infatti, dove sul profilo Facebook di don Biancalani ben prima del post del 17 agosto sui “migranti portati in piscina” e definiti dal sacerdote “la mia patria”, montano attacchi e insulti al sacerdote per le sue attività a favore dei migranti, complice certamente anche il clima della campagna elettorale per il sindaco che, a Pistoia, si è conclusa a fine giugno. Il post del 17 agosto viene ripreso e commentato il 20 agosto dal segretario della Lega Nord Matteo Salvini e da qui la vicenda viene promossa automaticamente presso l’opinione pubblica nazionale.
Subito dopo, la scelta di alcuni rappresentanti Forza Nuova di presentarsi alla Messa celebrata dal sacerdote. Il prete non si è fatto intimidire, ha accolto i militanti di estrema destra stringendo loro la mano e dicendo loro di evitare manifestazioni di segno politico in chiesa e ha lanciato molti chiari messaggi dalla sua omelia: “Nessuno ci ha chiesto un certificato di battesimo per entrare qui dentro. Le porte sono aperte”. E poi: “Se c’è un principio che attraversa tutta la Sacra Scrittura è quello dell’accoglienza dello straniero. Ed esiste da quattromila anni”. “Spesso i problemi si risolvono quando ci si conosce meglio. Due anni fa qui decidemmo di iniziare l’accoglienza dei migranti e vennero alcune signore a dirmi: o noi o loro. Io naturalmente scelsi loro. Ma adesso quelle signore che minacciavano di andarsene, sono rimaste e sono le mamme di questi ragazzi”. O ancora: “Saremo giudicati per quanto avremo dato da mangiare all’affamato, da bere all’assetato, cure al malato”.
Ora, come è già stato scritto, possiamo immaginare che, senza i social network, né il suo operare né le reazioni violente che ha suscitato sarebbero andati oltre a qualche danno che sarebbe finito in un trafiletto di cronaca locale. L’aspetto brutto di questa amplificazione mediatica determinata dai social è che senz’altro difficilmente don Biancalani avrebbe sperimentato una violenza così aspra, per quanto digitale. L’aspetto bello, di contro, è che altrettanto difficilmente sarebbe stato oggetto di una attenzione di una solidarietà così diffusa.

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