Il Papa: «La violenza si vince con la pace»

Un forte richiamo contro la zizzania, il male che divide.

Il grano, la zizzania, la pazienza. È attorno a queste tre parole che si muove la parabola di Gesù in questa domenica di luglio. E nel parlare ai discepoli Gesù fornisce anche la spiegazione, nel senso che di buon grano, di bene, è seminato il mondo; ma c’è chi con il favore della notte, del buio, semina la zizzania, il male, nel campo, ovvero nel mondo. Se guardiamo ai giorni nostri, la zizzania e quel male, ad esempio, che si insinua tra due popoli e ne sconvolge la vita: il rapimento e l’uccisione di ragazzi israeliani e palestinesi può essere letto proprio come un segno di quella zizzania che cresce assieme al grano buono. E le azioni si sono svolte con il favore delle tenebre, di nascosto, perché non sia possibile individuare la mano che colpisce.

La preghiera del Papa all’Angelus è soprattutto per il Medio Oriente; per le situazioni di tensione e di violenza, come in Ucraina; per i soprusi che i cristiani di Mossul in Iraq, stanno vivendo, cacciati dalle loro case, perseguitati, dice Francesco. “Il Dio della pace susciti in tutti un autentico desiderio di dialogo e di riconciliazione”, è la preghiera del Papa. “La violenza non si vince con la violenza. La violenza si vince con la pace”.
Il nemico semina la zizzania di notte, di nascosto. Semina il male nel campo dove cresce il bene. Zizzania, “un termine che in ebraico – spiega il Papa – deriva dalla stessa radice del nome Satana e richiama il concetto di divisione”. Il demonio, afferma Francesco, coniando un nuovo termine, è uno “zizzaniatore”, colui “che cerca sempre di dividere le persone, le famiglie, le nazioni, i popoli”.

Il bene e il male, dunque, crescono insieme e della cosa ci accorgiamo quando la realtà si palesa ai nostri occhi; a volte ce ne rendiamo conto quando è troppo tardi, e non sappiamo come correre ai ripari. Ecco allora quei servi della parabola evangelica che si preparano a strappare subito l’erba cattiva. Ma il padrone dice no, e spiega che è il caso di attendere “perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano”, come leggiamo in Matteo. Il rischio esiste perché la zizzania, quando cresce, assomiglia al grano buono, e c’è “il pericolo che si confondano”.

Ecco che subentra la saggezza del padrone, ovvero la pazienza del Signore. Lo abbiamo ascoltato nel Vangelo della domenica passata, il seme lasciato cadere nei diversi terreni, la perseveranza del seminatore che non si arrende di fronte ai terreni duri, incapaci di accogliere il seme, la Parola. Leggendo in sequenza i due brani, la paziente attesa del padrone del campo altro non è che la capacità del Signore di saper aspettare per vedere una conversione. Noi spesso siamo come quei servi pronti a strappare la zizzania; abbiamo una grande fretta di giudicare, di classificare, di dividere i buoni dai cattivi. Il Signore sa attendere: “guarda nel campo della vita di ogni persona con pazienza e misericordia”, dice il Papa. “Vede molto meglio di noi la sporcizia e il male, ma vede anche i germi del bene e attende con fiducia che maturino. Dio è paziente e sa aspettare”.

L’atteggiamento del padrone, afferma ancora Papa Francesco, “è quello della speranza fondata sulla certezza che il male non ha né la prima né l’ultima parola. Ed è grazie a questa paziente speranza di Dio che la stessa zizzania, cioè il cuore cattivo con tanti peccati, alla fine può diventare buon grano”. Ma la pazienza non va confusa con l’indifferenza al male. Di fronte al male, anche alle violenze presenti nel mondo, il credente è chiamato a seguire l’esempio del Signore, a imitare la sua pazienza, “alimentare la speranza con il sostegno di una incrollabile fiducia nella vittoria finale del bene, cioè di Dio. Alla fine, infatti, il male sarà tolto e eliminato: al tempo della mietitura, cioè del giudizio, i mietitori eseguiranno l’ordine del padrone separando la zizzania per bruciarla”. Nel giorno della mietitura saremo giudicati dal Signore, e, ricorda Francesco, “la misericordia che avremo usato verso gli altri sarà usata anche con noi”.

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